01. Una partenza difficile
Venerdì 12 aprile 2069
La navetta shuttle lentamente si mosse, galleggiando ad una trentina di centimetri dal pavimento del condotto dove erano collocati supporti per la levitazione magnetica.
I molti passeggeri sedevano sulle comode poltroncine all'interno del veicolo ed osservavano dai piccoli oblò le luci blu dei supporti magnetici, che costellavano la rampa di lancio dello spazio-porto di Las Vegas.
La navetta continuò il suo lento movimento, quando ad un certo momento si arrestò di colpo, per ruotare con la stesso inesorabile meccanico movimento di novanta gradi, e posizionarsi sul condotto di lancio che era inclinato di circa una sessantina di gradi in verticale, angolazione che era considerata ideale per il decollo.
Dopo un attesa di circa due minuti in questa posizione si udì un segnale che annunciava il momento della partenza; luci rosse si accesero all'interno della navetta ad avvertire i passeggeri del decollo imminente.
Dopo qualche secondo si udì un sibilo all'esterno dell'abitacolo che diventò velocemente molto acuto e quasi assordante.
Un potente laser posizionato sul fondo del lunghissimo condotto di lancio emise un raggio ad alta energia che urtò con violenza la parte posteriore del veicolo.
I passeggeri si sentirono schiacciati contro i loro sedili, per via della potente accelerazione che spingeva il loro trasporto in avanti lungo il condotto.
Le luci blu dei supporti magnetici che solo qualche minuto prima i passeggeri potevano osservare scorrere lentamente dai loro oblò d'osservazione, diventarono un'unica striscia colorata di blu, a causa della folle velocità con la quale il trasporto stava percorrendo l'ultima parte della fase di decollo prima di essere sparato nello spazio come un proiettile.
Dopo una manciata di secondi lo shuttle fu scagliato nei cieli e i motori principali si accesero per aiutare lo stesso a prendere quota.
In un paio di minuti i passeggeri si ritrovarono in orbita e potevano già ammirare il pianeta blu in tutta la sua bellezza.
Anche se la vista della Terra, dallo spazio, non era ormai una novità per l'umanità da diversi anni, lasciava sempre senza fiato e molti erano incollati ai finestrini.
Ma tra i passeggeri ce n'era uno che non si stava per niente godendo il viaggio, anzi, tentava a fatica di resistere dal vomitare all'interno degli appositi contenitori.
ingogliarne altre per la sbornia che mi sono preso ieri a Las Vegas>> pensava Anzor.
Anzor Belanov, era un mercenario indipendente, proveniente dai territori non controllati dell'Europa orientale.
Aveva preso la navetta per la base spaziale terreste molte volte fino ad allora, a causa delle molteplici commissioni che il suo lavoro lo portava a svolgere in giro per il sistema solare.
Ultimamente era stato impegnato in alcune missioni di scorta ad astronavi da crociera turistiche.
Ma devono proprio andare nello spazio per farsi una scopata e per perdere tutti i loro soldi alla roulette? >> era solito dichiarare ai colleghi, quando al tavolino di un qualunque locale si discuteva di lavoro.
Poco importava in quel momento.
Aveva soggiornato a Las Vegas per pochi giorni e anche lui si era concesso un po' di svago, come del resto erano soliti fare un po' tutti i mercenari indipendenti, ovvero non appartenenti a nessuna fazione o corporazione, quando non erano impegnati in missioni.
Il mercenario si era concesso qualche serata con alcune delle molte androidi che nella città svolgevano la funzione di prostitute e che nel corso degli anni, a partire dei primi primitivi robot erano diventate sempre più attraenti e di intelligenza artificiale sviluppata.
> rifletteva Anzor portandosi le mani alla testa e massaggiandola, per cercare di alleviare il terribile mal di testa che lo affliggeva da quando si era svegliato.
Nelle città dominate dal C.E.M, la nuova Corporazione Economica Mercantile, infatti, il matrimonio tra umani e androidi era permesso; ovviamente questa cosa faceva infuriare le altre corporazioni, soprattutto le più conservatrici.
Ed è proprio per la C.E.M che Anzor si apprestava a svolgere una nuova missione.
Quella volta però, diversamente dalle altre, non trovò l'offerta su internet, ma gli fu proposta dal suo amico e collega Nbisi Yakubu.
Quando visionò l'email olografica rimase sbalordito.
La parcella per la commissione ammontava in totale a 15 milioni di piastre.
Era enormemente superiore alla remunerazione media, che si poteva guadagnare con questo tipo di lavoro, la quale, molto spesso non arrivava a cinquantamila piastre.
Il Lindon, o più volgarmente chiamato piastra, era rimasta l'unica moneta utilizzata dall'umanità; e questa volta la CEM ne offriva davvero tante.
> rifletteva Anzor che era ancora estremamente scettico per un offerta così insolita.
L'uomo scuoteva la testa e arricciava la bocca cercando di comprendere quella strana commissione.
Questa missione proposta dal caro amico aveva assillato i suoi pensieri negli ultimi giorni, e in quel momento in cui stava per sbarcare alla stazione spaziale terrestre, i suoi dubbi divennero più intensi.
Con 15 milioni di piastre posso comprarmi un asteroide e costruirci la mia base spaziale personale sopra; e da quanto ho capito non sarò il solo a partecipare alla missione; sarà un lavoro di squadra.
Cosa varrà un simile investimento?!
Ma la cosa che più mi rende perplesso è il tempo utile di missione ovvero tre anni!
È la commissione più lunga che io abbia mai effettuato, non solo, è anche la più lunga di cui io abbia mai sentito parlare.
A Las Vegas non mi hanno detto niente.
Mi hanno solo mandato un robot, per la verifica del Dna, ad identificare la mia identità, e poi mi hanno dato appuntamento a Moon City, domenica mattina alle undici zero-zero ora terrestre di Greenwich, ore spaziali 2507/27.
Ho solo pochissimi dati relativi a questa commissione qui sul mio memorizzatore olografico>>
Anzor era meticoloso riguardo al suo lavoro, così teneva tutti i dati delle commissioni, l'email dei briefing e tutto il materiale utile di missione sul suo memorizzatore olografico.
I dati più importanti li teneva invece in un chip di memoria, che si era fatto impiantare direttamente nel braccio.
Per questo motivo era considerato uno dei mercenari più affidabili e scrupolosi.
Solitamente la C.E.M gestiva quello che riguardava le missioni operative e gli incarichi dei mercenari da Las Vegas, che era anche la sede operativa della corporazione e la sua città più rappresentativa.
Quella volta però gli ordini erano stati tassativi; recarsi a Moon City, la città lunare della CEM per la firma del contratto.
Ovviamente Anzor non aveva ancora accettato l'incarico, solo un pazzo lo farebbe, senza sapere in che cosa si stesse cacciando.
Ma l'e-mail di Nbisi lo avevano rassicurato.
L'amico era un mercenario davvero esperto e professionale.
Anzor aveva partecipato con lui a diverse commissioni, ed era sempre andato tutto liscio e con un cospicuo guadagno finale.
Dall'immagine olografica della faccia di Nbisi si poteva perfettamente capire lo stato di eccitazione del mercenario; pochi non lo sarebbero, avendo a che fare con così tanti soldi.
Anzor stava per incontrarlo sulla E.S.S, la stazione spaziale terrestre, per recarsi insieme alla riunione.
Aveva una gran voglia di rivedere l'amico; era un po' di tempo che non ci parlavano più di persona.
Erano stati impegnati in commissioni diverse, in angoli opposti del sistema solare.
Solo qualche ologramma di auguri di compleanno, di tanto in tanto.
Questa volta sulla stazione spaziale avrebbero fatto una bella festa in ricordo dei vecchi tempi.
La navetta stava per attraccare ad uno dei cancelli dello spazio porto.
Il viaggio durava tra tutto solamente sedici minuti.
> pensava il mercenario.
La stazione spaziale era stata costruita sopra quello che rimaneva della vecchia I.S.S, la stazione spaziale internazionale, la cui costruzione fu iniziata oltre ottanta anni prima.
Quei vecchi moduli erano situati nella parte centrale della stazione e servono solo da museo.
Quando si visitavano quelle sezioni, spesso le guide dicevano >.
Sono passati molti anni da quando la base era solo una ventina di moduli con qualche pannello solare, costruita a fatica da agenzie spaziali pubbliche, con finanziamenti miseri.
Quando Anzor stava per ritornarvi era diventata una struttura di oltre venti chilometri di lunghezza e dieci di altezza e lunghezza.
Poteva ospitare un massimo di centomila persone, ma quelle che vi transitano ogni giorno, erano molte di più.
La E.S.S, infatti, era la base di partenza per la maggior parte dei voli verso la luna e tutto il sistema solare, anche se le varie corporazioni avevano smistato una buona parte del traffico in altre basi per non rischiare di far collassare la stazione.
Inoltre sulla E.S.S vigevano le leggi dell'ONU e molti tipi di attività tra le più lucrative erano proibite all'interno; oltre al fatto che le tasse erano molto alte.
La costruzione della stazione proseguiva da molti anni e fu iniziata di nuovo nel 2033, poco dopo la fine della guerra.
Con l'impegno questa volta di tutte le fazioni della terra e con ingenti capitali.
Da allora si era accresciuta enormemente utilizzando il sistema dei moduli, da moltissimi anni già collaudato.
Questi stessi moduli diventarono anno dopo anno più grandi e complessi, facendo impallidire al confronto i primi costruiti più di ottanta anni prima.
Al momento la stazione comprendeva una parte centrale, composta da innumerevoli moduli di molte forme e dimensioni, adibita a spazio-porto e attività a gravità zero.
Questa enorme ed articolata sezione aveva le dimensioni di circa quindici chilometri di lunghezza e otto di altezza e larghezza.
Nella stessa erano situati quaranta cancelli di attracco principali, per astronavi di grandi dimensioni come ad esempio le astronavi-crociera, e altri centoventi secondari di dimensioni minori, per le piccole navette shuttle, come quella sulla quale stava viaggiando Anzor.
I voli di astronavi navetta, dalla Terra e dalla Luna, erano decine ogni giorno e da qui partivano la quasi totalità delle astronavi mercantili, turistiche e commerciali, per tutto il sistema solare.
La parte abitativa era invece composta da due enormi sezioni circolari di dieci chilometri di diametro e di oltre un chilometro di spessore che erano tenute in continua rotazione, per garantire una gravità artificiale di tipo terrestre.
La stazione spaziale era totalmente indipendente dalla Terra poiché l'acqua e i tutti i materiali occorrenti erano prelevati dagli asteroidi, mentre coltivazioni all'interno della struttura ne garantivano il sostentamento.
Ogni fazione possedeva una sezione all'interno della struttura, con alberghi, negozi, e bar; anche se le attività possibili erano limitate dalle leggi ONU vigenti.
Gli accordi intercorporazione prevedevano che la stazione fosse completamente smilitarizzata e che nessuna nave militare potesse attraccare ai suoi cancelli a meno che non incombesse una situazione di emergenza.
Le superfici interne e i pavimenti della stazione spaziale, come quelle di tutte le navi esistenti, erano dotati di particolari dispositivi di magnetizzazione anche detti condotti di magnetici.
Dotando gli indumenti e le tute spaziali di dispositivi simili, si riusciva a fare in modo che gli stessi fossero attratti da tutte le superfici magnetizzate, evitando, in questo modo, che i viaggiatori spaziali volteggiassero senza meta in tutte le direzioni, per via dell'assenza di gravità.
Questi indumenti erano inoltre dotati di una miriade di dispositivi e di sensori e venivano comunemente chiamati per distinguerli dai vestiti tradizionali, "abiti intelligenti".
Tute e indumenti magnetizzati erano obbligatorie ovunque, nelle stazioni e nelle astronavi, ad esclusione degli alloggi privati.
La navetta si agganciò al cancello secondario numero settantanove, e dopo pochi secondi, necessari alla pressurizzazione, il portello si aprì.
La comparsa di una assistente olografica, al centro del corridoio della navetta, augurò ai passeggeri una buona permanenza sulla ESS.