Fino dai primi anni di sacerdozio, il curato vagheggiava l’idea di studiare la grave infermità alpina, nella speranza non già di guarirla, ché sapeva non essere in suo potere, ma di alleviarne la miseria e di definirne gli effetti e la misura. Questo molti uomini dabbene si propongono in valle d’Aosta ma non riescono a mandare ad effetto a cagione delle impazienze, della soverchia pretesa e dei falsi metodi seguiti. A lui, prete, ignorante affatto di medicina, non pareva di potersi mettere per la via delle ricerche scientifiche, né all’indagine delle cause del morbo. Diminuire le sofferenze, aggiungere qualche forza al disgraziato ponendolo in condizioni igieniche confortevoli, abbonire il malo animo dei parenti, vincere l’inerzia dei pregiudizi e, nel cervello immobile degli scemi, affina

