Per una settimana le cose sembrarono andare bene, accanto a Danny, Stiles sembrava un'altra persona, era felice da come non lo era tanto tempo, i suoi sogni erano nuovamente spariti, ma questo non lo faceva preoccupare, sapeva che sarebbero tornati a tormentarlo, lo facevano sempre, per sua gioia non accadeva quando il suo ragazzo dormiva da lui, perché sì, ormai avevano deciso di essere una coppia ed era questo dettaglio che faceva sentire il ragazzo al settimo cielo.
Anche la seconda settimana era filata liscia ma Stiles iniziava a sentire che qualcosa non andava, i sogni non erano ritornati, non aveva avuto mal di testa, svenimenti, tutto era fin troppo perfetto, provò più volte a scacciare il pensiero dicendosi che era tutto frutto della sua mente.
Era lunedì sera, l'inizio della terza settimana, Stiles era in una volante della polizia e aspettava che un suo collega uscisse dalla caffetteria con i loro caffè, quel turno stava rivelandosi davvero noioso, in più aveva dato da un pezzo la buonanotte a Danny, perciò non poteva trascorrere il tempo scrivendosi con lui.
Si stava guardando intorno annoiato, fissava le persone che attraversavano la strada, un po' troppe per quell'ora, ma non ci fece tanto caso, per lo più erano coppiette.
Fu un lampo, vide una ragazza a piedi nudi con i capelli rossi che attraversava la strada, era sicuro che quella ragazza fosse Lydia, stava per scendere dall'auto, ma quando si girò, la ragazza era difronte a lui, saltò sul sedile per lo spavento e per poco non si mise ad urlare.
- Lui non è reale. - Disse la rossa. – Lui non è reale. – Ripeté.
Stiles aprì lo sportello e scese per fermare la ragazza che stava andando via, ma non appena aveva svoltato l'angolo, di lei non c'era nessuna traccia.
- Mi scusi, ha visto una ragazza con i capelli rossi e a piedi nudi? – Aveva fermato una coppia che stava passando di lì, ma era stato inutile, loro due non l'avevano vista.
Stiles ritornò a sedersi in macchina, nella sua mente le parole della ragazza erano state marchiate a fuoco, non riusciva a non pensare a cosa volesse dire, chi non era reale? La suoneria del cellulare cominciò a suonare, sul display apparve il nome di "Danny", rispose stupito per la chiamata, era convinto che stesse dormendo da un paio di ore.
Dopo aver chiuso la breve chiamate, Stiles si chiese che fine avesse fatto il collega, stava per raggiungerlo ma poi lo vide avvicinarsi con un sorriso enorme sul viso, era chiaro che avesse ottenuto più di un semplice caffè mentre era lì dentro, in mano sventolava un foglietto con un numero scritto sopra.
Non appena mise la macchina in moto, iniziò a punzecchiare il collega sulla "conquista" che aveva fatto, mettendo da parte il pensiero della rossa e delle parole che aveva detto, anche se sembrava si fosse già dimenticato dell'accaduto.
La mattina arrivò veloce ma non la stanchezza perciò decise di fare una passeggiata intorno la villa con il lupo, era tutto molto tranquillo, si sentiva a disagio, da quando una riserva è così silenziosa? Pensò guardando in alto, fra i rami degli alberi, dove dovrebbero esserci uccelli che cinguettano e si rincorrono volando.
Riabbassò la testa per guardare dov'era il lupo e lo vide scodinzolare ad una ragazza, non ebbe bisogno di guardarla meglio per capire di chi si trattasse, era nuovamente Lydia, adesso la vedeva meglio però, lei non era reale, era trasparente, come Derek quando appare per dirgli qualcosa di criptico e lei non era da meno.
Sospirò stanco e provò ad avvicinarsi lentamente, per sentire cosa stava dicendo all'animale.
- Mi raccomando, non fare in modo che lei lo prenda, presto sarà tutto finito, ho fiducia in lui. –
Un piede calpestò delle foglie secche, attirando l'attenzione delle due creature.
Stiles s'immobilizzò per il rumore che aveva accidentalmente causato, guardò il piede maledicendolo per il rumore che aveva fatto e quando rialzò gli occhi vide il lupo passeggiare solo, come se quello che aveva appena visto fosse stato frutto della sua immaginazione.
Per quanto apprezzasse questi giorni sereni, il disagio per la strana quiete andava a crescere nel suo petto, ormai aveva capito che doveva smuovere qualcosa per poter sbloccare a sua volta qualcos'altro, e aveva capito anche che fosse collegato alla sua memoria, era chiaro che dovesse ricordare qualcosa e ogni volta che faceva un passo avanti, qualcosa o qualcuno gli faceva fare due passi dietro.
Lo aveva capito da tanto, ma non sapeva che cosa doveva fare. Aveva anche capito che Derek e la ragazza fossero dalla sua parte, che gli occhi del suo migliore amico che cambiavano colore erano un indizio, lo stesso erano quelli di Isaac.
Per quanto riguarda i sogni, aveva iniziato a credere fossero parte di un piano per sbloccarlo, anche se erano dannatamente spaventosi visto che quello che vedeva erano solo disgrazie e morte di persone a cui voleva bene.
Come poteva sbloccare qualcosa che non poteva né toccare e né vedere?
Fra dubbi e pensieri era arrivato martedì, il secondo giorno della terza settimana tranquilla, nonostante la visione della ragazza del giorno prima, stava scorrendo ancora più serenamente, quasi in un modo che al ragazzo sembrava innaturale, le persone intorno a lui sembravano camminare a rallentatore, troppa quiete, troppi sorrisi, c'era qualcosa di enormemente sbagliato.
L'ennesimo sbadiglio della pigrizia e della noia si faceva presente sul suo volto, non voleva dire che le persone dovevano necessariamente accoltellarsi o spararsi, bastava anche una rapina, qualcosina per smuovere un po' le acque tranquille.
Il telefono inizia a squillare, l'agente addetto a rispondere si precipita sulla cornetta, come se anche lui stesse facendo gli stessi pensieri di Stiles, ma quando vide il collega fissarlo e impallidire, un vento gelido attraversò le sue vene.
Scott McCall aveva avuto un'incidente d'auto ed era stato portato d'urgenza in ospedale.
Stiles saltò dalla sedia e raggiunse subito l'auto della centrale, non ebbe bisogno di chiedere il permesso allo sceriffo, lo aveva semplicemente guardato e aveva fatto cenno di andare via.
Il tragitto dalla centrale all'ospedale sembrava infinito, le macchine non camminavano e il suo corpo non riusciva a stare fermo, il cellulare cominciò a squillare e sul display apparve il nome di Deaton, rispose subito, forse lui era già lì e poteva dargli qualche dettaglio.
- Deaton!? Dove sei? Sai di Scott? Sta bene? – L'ansia per il suo amico era tangibile.
- Ero con lui quando è successo, io non ho nulla, però Scott... Lui è volato fuori dalla macchina ed ha un pezzo di vetro su un fianco, lo stanno operando adesso. –
- Sto arrivando. - Chiuse la chiamata e il tremolio del suo corpo era aumentato.
Quando arrivò in ospedale, nell'atrio, c'era anche Isaac, anche sul suo viso poteva leggersi la preoccupazione per il suo amico. Deaton lo raggiunse per aggiornalo sulla situazione e per raccontargli dell'incidente.
- Una macchina ci ha mandato fuori strada, eravamo sulla strada del motel California e all'improvviso spunta un furgone azzurro che ci taglia la strada e ci fa sbattere contro un palo della luce, l'impatto è stato così forte che a Scott sì è spezzata la cintura di sicurezza ed è volato fuori dal parabrezza. –
- Che ci facevate su quella strada deserta? – Stiles quasi lo urla.
- Tornavamo da un lavoro. – Rispose Deaton, per poi aggiungere – Quel motel attira solo incidenti. –
- Come? – Chiese curioso dall'annotazione del veterinario.
- Quel Motel è famoso per il numero di suicidi elevato. –
- È un'ottima pubblicità per gli affari immagino. Che strano, però non me lo ricordavo questo dettaglio, ricordo che siamo andati a dormirci con la squadra di Lacrosse al liceo, ma è anche vero che non ricordo nulla di quell'evento. – fece spallucce e tornò a concentrarsi sulla porta della sala operatoria.
Quando il medico uscì dalla sala, i presenti si precipitarono fuori per sapere l'esito dell'operazione.
- È andato tutto bene, il vetro non ha perforato nessun organo, avrà solo un'enorme cicatrice sul fianco. -
Un sospiro di sollievo usci dalla bocca dei presenti e i loro cuori si alleggerirono, il terrore era svanito dai loro corpi.
Il cellulare di Stiles cominciò a squillare, era Danny che lo stava chiamando, aveva dimenticato che gli aveva scritto cos'era accaduto al suo migliore amico mentre correva per raggiungere l'ospedale.
Rimase poco al telefono, voleva raggiungere subito la stanza del suo migliore amico per stare al suo fianco.
Non appena mise piede nella stanza di Scott, Melissa lo accolse con un dolce sorriso stanco, essendo infermiera era riuscita ad entrare in sala operatoria e a stare a fianco di suo figlio in un momento molto critico.
Stiles propose a Melissa di prendersi una pausa che sarebbe stato lui accanto a Scott per le prossime ore, che se aveva bisogno di una doccia e di riposarsi ne poteva approfittare.
Era seduto da un paio di ore, stava per assopirsi ma alcuni mugolii provenienti dal suo migliore amico lo fecero sobbalzare dalla sedia e gli scacciarono il sonno, aveva finalmente aperto gli occhi e si guardava attorno.
- Ehi amico! Mi senti? Riesci a capirmi? Mi hai fatto prendere un colpo. -
- Stiles ho avuto un incidente con la macchina, non sono diventato sordo. -
- Non mi sembra il caso di puntualizzare una cosa del genere, non lo fare più. Sei un fratello per me, non so cosa succederebbe se tu dovessi... - il nodo in gola faceva male, il pensiero di perdere Scott era molto duro da reggere.
- Va tutto bene. - sorrise l'amico per confortarlo. - mi daresti dell'acqua? Ho sete. -
Stiles gli porse il bicchiere che era sul comodino e nel frattempo nella camera entrò Isaac, tutto sudato e con l'affanno. - Grazie alla signora McCall mi hanno fatto entrare a quest'ora di notte. -
In quel preciso momento gli occhi di entrambi cambiarono colore, quelli di Scott diventarono Rossi e quelli di Isaac si fecero gialli, ma non era finita lì, Lydia era apparsa e indicava la fasciatura di Scott, senza rendersene conto aveva tolto l'enorme cerotto che aveva sul fianco e con suo enorme stupore, la ferita si stava cicatrizzando sotto i suoi occhi.
Scott si era messo a urlare contro il suo migliore amico, gli stava dando del pazzo e Isaac aveva provato a fermarlo ma davanti a quella visione tuti rimasero senza parole e immobili.
- perdonami Scott, ma solo tu puoi cacciarci da questo casino- mentre parlava i suoi occhi fissavano la ragazza che con le lacrime agli occhi gli sorrideva. - tu puoi salvarci tutti. - aveva sganciato la pistola dalla fondina e l'aveva sbloccata, puntava dritto alla testa del suo migliore amico. - urla e noi ti sentiremo. -
BANG!
Fine prima parte