Chapter 21

792 Parole
XXII Pinocchio scuopre i ladri e, in ricompensa di essere stato fedele, vien posto in libertà. Ed era già più di due ore che dormiva saporitamente; quando verso la mezzanotte fu svegliato da un bisbiglio e da un pissi-pissi di vocine strane, che gli parve di sentire nell’aia. Messa fuori la punta del naso dalla buca del casot- to, vide riunite a consiglio quattro bestiuole di pelame scu- ro, che parevano gatti. Ma non erano gatti: erano faine, animaletti carnivori, ghiottissimi specialmente di uova e di pollastrine giovani. Una di queste faine, staccandosi dalle sue compagne, andò alla buca del casotto e disse sottovo- ce: – Buona sera, Melampo. – Io non mi chiamo Melampo, – rispose il burattino. – O dunque chi sei? – Io sono Pinocchio. – E che cosa fai costì? – Faccio il cane di guardia. – O Melampo dov’è? dov’è il vecchio cane, che stava in questo casotto? – È morto questa mattina. – Morto? Povera bestia! Era tanto buono!... Ma giudi- candoti alla fisonomia, anche te mi sembri un cane di gar- bo. – Domando scusa, io non sono un cane!... – O chi sei? – Io sono un burattino. – E fai da cane di guardia? – Purtroppo: per mia punizione!... – Ebbene, io ti propongo gli stessi patti, che avevo col defunto Melampo: e sarai contento. – E questi patti sarebbero? – Noi verremo una volta la settimana, come per il pas- sato, a visitare di notte questo pollaio, e porteremo via otto galline. Di queste galline, sette le mangeremo noi, e una la daremo a te, a condizione, s’intende bene, che tu faccia finta di dormire e non ti venga mai l’estro di abbaia- re e di svegliare il contadino. – E Melampo faceva proprio così? – domandò Pinoc- chio. – Faceva così, e fra noi e lui siamo andati sempre d’ac- cordo. Dormi dunque tranquillamente, e stai sicuro che prima di partire di qui, ti lasceremo sul casotto una gallina bell’e pelata, per la colazione di domani. Ci siamo intesi bene? – Anche troppo bene!... – rispose Pinocchio: e tenten- nò il capo in un certo modo minaccioso, come se avesse voluto dire: «Fra poco ci riparleremo!». Quando le quattro faine si credettero sicure del fatto loro, andarono difilato al pollaio, che rimaneva appunto vicinissimo al casotto del cane, e aperta a furia di denti e di unghioli la porticina di legno, che ne chiudeva l’entratina, vi sgusciarono dentro, una dopo l’altra. Ma non erano an- cora finite d’entrare, che sentirono la porticina richiudersi con grandissima violenza. Quello che l’aveva richiusa era Pinocchio; il quale, non contento di averla richiusa, vi posò davanti per maggior si- curezza una grossa pietra, a guisa di puntello. E poi cominciò ad abbaiare: e, abbaiando proprio come se fosse un cane di guardia, faceva colla voce bu-bu- bu-bu. A quell’abbaiata, il contadino saltò dal letto e, preso il fucile e affacciatosi alla finestra, domandò: – Che c’è di nuovo? – Ci sono i ladri! – rispose Pinocchio. – Dove sono? – Nel pollaio. – Ora scendo subito. E infatti, in men che non si dice amen, il contadino sce- se: entrò di corsa nel pollaio e, dopo avere acchiappate e rinchiuse in un sacco le quattro faine, disse loro con ac- cento di vera contentezza: – Alla fine siete cascate nelle mie mani! Potrei punirvi, ma sì vil non sono! Mi contenterò, invece, di portarvi do- mani all’oste del vicino paese, il quale vi spellerà e vi cuci- nerà a uso lepre dolce e forte. È un onore che non vi me- ritate, ma gli uomini generosi come me non badano a que- ste piccolezze!... Quindi, avvicinatosi a Pinocchio, cominciò a fargli molte carezze, e, fra le altre cose, gli domandò: – Com’hai fatto a scuoprire il complotto di queste quattro ladroncelle? E dire che Melampo, il mio fido Me- lampo, non s’era mai accorto di nulla... Il burattino, allora, avrebbe potuto raccontare quel che sapeva: avrebbe potuto, cioè, raccontare i patti vergognosi che passavano fra il cane e le faine: ma ricordatosi che il cane era morto, pensò subito dentro di sé: – A che serve accusare i morti?... I morti son morti, e la miglior cosa che si possa fare è quella di lasciarli in pace!... – All’arrivo delle faine sull’aia, eri sveglio o dormivi? – continuò a chiedergli il contadino. – Dormivo, – rispose Pinocchio, – ma le faine mi han- no svegliato coi loro chiacchiericci, e una è venuta fin qui al casotto per dirmi: «Se prometti di non abbaiare e di non svegliare il padrone, noi ti regaleremo una pollastra bell’e pelata!...». Capite, eh? Avere la sfacciataggine di fare a me una simile proposta! Perché bisogna sapere che io sono un burattino, che avrò tutti i difetti di questo mondo: ma non avrò mai quello di star di balla e di reggere il sacco alla gente disonesta! – Bravo ragazzo! – gridò il contadino, battendogli sur una spalla. – Cotesti sentimenti ti fanno onore: e per pro- varti la mia grande soddisfazione, ti lascio libero fin d’ora di tornare a casa. E gli levò il collare da cane.
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