38. Wehrmacht tiene la porta appena socchiusa con la catena attaccata. Ci scruta dalla testa ai piedi, ha un cipiglio severo, con occhi azzurri penetranti e vivi. Sotto al mento ha una cicatrice, spessa e larga: un taglio profondo che ha impiegato tempo per guarire. Lo sguardo rimanda la stessa sensazione di dolore e sofferenza. “E voi chi siete?”, chiede nella nostra lingua. Deve proprio essere vera questa storia degli italiani all’estero. “È difficile da spiegare. Ma spero che ci lascerà il tempo di farlo”. Mi presento e Bruno fa altrettanto. Bartolini continua a tenere la porta socchiusa. “Non vi ho chiesto i nomi. Vi ho chiesto chi siete. È una domanda troppo complessa?”. “Siamo amici di Bob. E di Lavinia”. Quando pronuncio i due nomi, Wehrmacht ha l’istinto di chiudere la porta

