40. Dopo nemmeno un quarto d’ora vedo spuntare da vico S. Matteo il cappello rasta di Ted. Ci abbracciamo. “Ti chiedo scusa. Ho interrotto qualcosa di importante?”, gli chiedo. Lui sorride sornione e si gratta la testa da sotto al berretto. “Mi farò perdonare, non ti preoccupare”. “Dobbiamo entrare nella cripta della chiesa, Ted. Ma come sai non sono molto bravo ad aprire le porte. Se Evgeni5 fosse vivo saremmo già dentro”. Penso con nostalgia al mio amico bulgaro e spiego in poche parole a Ted, che non l’ha conosciuto, chi fosse. Ma non è il momento per lasciarsi andare ai ricordi. “Trova un modo, almeno tu”, gli dico. Lui annuisce, controlla la porta della chiesa. Mi fa segno di aspettare e sparisce nel vicolo da cui è venuto. Dopo qualche minuto ricompare insieme a un ragazzo ap

