Lo stanzone era piuttosto un lungo corridoio, con l’impiantito di legno abbastanza sconnesso e dove, spesso, pigliavano delle storte i tacchetti di legno delle ballerine, che venivano da casa loro, correndo per l’ora tarda: mentre le scarpette di raso carnicino della danza, dalla soletta leggiera, sugherigna vi si rovinavano: ma, all’impresario che poteva ciò importare, quando le scarpette erano a conto delle ballerine? Le mura di quello stanzone erano appena imbiancate e qua e là mostravano delle macchie di umido, oscure, verdastre, come le traccie di una ignobile lebbra del muro: tre fiammelle di gas sporgevano da una lunghezza del muro e divampavano, riscaldando l’ambiente come una fornace: ma la loro luce piombava sopra un lungo tavolone di legno che formava una toilette comune alle ot

