Domenica 29 Marzo, mezzanotte Marianna mia, ti scrivo dalla mia cella, di notte, temendo che il mio lumicino venga scoperto attraverso la cortina, e che mi sia tolto anche il meschino conforto di aprirti tutta l'anima mia. Che giornata è stata questa per me, Marianna! Non cesserò dunque mai di soffrire? Son sola, tremante di freddo; tutto è silenzio, non si ode che il pendolo dell'orologio come il passo di uno spettro che passeggi pei vasti corridoi oscuri. Sono stata tutto il giorno nel coro a pregare, a piangere al cospetto di Dio. Ora son debole, stanca, non ne posso più, ma sono alquanto più calma. È domenica! Tu comprenderai tutto quello che c'è in questa parola... e non dico altro... È stato oggi! Mi hanno portato i rinfreschi della festa, sai! Non si rammentarono che sono malata e

