«Va tutto bene, tesoro? Sicura di stare bene?»
Sbuffo. «Andiamo, mamma, te lo avrò già detto un milione di volte: sì, sto bene.»
«Ancora non capisco perché ti sia voluta arrampicare su quell'albero!» Dice, nel mentre tira fuori la spesa dalla busta. «È stato veramente da incoscienti, e infatti mi meraviglio molto di te.»
«Ok mamma, ascolta.» Sbotto, fermandomi dal darle una mano. «Ho fatto una scommessa con Harry, per motivarlo: è bravo, ma ha delle lacune perché è autistico, e quindi ci sono dei momenti in cui certe cose non gli vanno a genio o anche certe giornate e quindi si rifiuta di fare tutto. E allora ho agito nella maniera più drastica possibile: per spronarlo, ecco tutto. E ora, puoi anche dirmi che è stato da incosciente e da immaturi ma, indovina, mamma? Ho messo in atto la psicologia inversa, e ha funzionato. E in più siamo comunque dei ragazzi, perciò puoi dirmi che per te è stato stupido quanto ti pare: ho aiutato una persona con problemi mentali e, indovina di nuovo? Forse un giorno questa sarà la strada che deciderò di intraprendere all'università, non lo so ancora, e lo sai; però intanto potrebbe essere una strada che potrei intraprendere e quindi da non dare per scontata, e sembra che io ci stia riuscendo anche molto bene, mi sembra!»
«Non ho mai detto che tu non sia brava, e lo sai. Lo sappiamo benissimo quanto tu sia straordinaria. Sto solo dicendo che sono pur sempre tua madre, che mi preoccupo per te, e che a te piaccia o meno devo comunque dirti quando e come sbagli!»
«Devi capire una cosa, mamma» Metto a posto l'ultimo barattolo di pesche sciroppate, e mi volto a guardarla. «Che non posso vivere nella costante convinzione che tutto debba essere perfetto: c'è bisogno che sbagli anch'io, e che anch'io capisca da sola i miei errori. Si chiama crescere, mamma. E non mi permetterai mai di crescere se continui a volermi tenere in una campana di cristallo.»
Afferro una mela sul tavolo e la mia borsa, e le do le spalle salendo le scale che portano in camera mia. Non appena chiudo la porta alle mie spalle, dal piano di sotto sento le voci in sottofondo della televisione.
«Al diavolo!» Sbuffo, lanciando la mela direttamente nel cestino.
Oggi ho mangiato una banana, il minimo indispensabile di giuste calorie e, soprattutto, di vitamine che mi aiuteranno a darmi ancora un po' di forze che bastano per terminare questa giornata da dimenticare. Prendo il notebook dalla scrivania, lo apro e proprio mentre sto scostando le coperte sento il tipico suono di una nuova notifica. Quando mi sistemo sotto le coperte, col notebook sulle cosce, mi rendo conto di avere due messaggi su Twitter e una richiesta d'amicizia su f*******:. Apro prima i due messaggi, e con mia sorpresa noto che Ally mi ha scritto più o meno tre ore fa; nel primo messaggio mi chiede se mi va di andare da lei per una serata da film Nicholas Sparks mentre nel secondo mi chiede se sono ancora viva.
Mi dispiace, oggi non è giornata.
Ti scrivo domani, promesso.
Ti voglio bene :)
Digito e invio.
Aspetto che il messaggio arrivi, ma capisco subito che Ally non mi risponderà. O almeno, non stasera. Sbuffo, perché avere la sua compagnia o anche solo poter parlare con lei in videochat mi sarebbe potuto essere veramente di conforto, e sicuramente un aiuto per calmare i nervi; sono tesa come una corda di violino, i dolori stanno cominciando a ricomparire per via dell'effetto degli antidolorifici che sta svanendo e, come se non bastasse, detesto litigare con mia madre. Non litighiamo mai, ma quella volta che succede entrambe diventiamo più nevrotiche e stressate del solito. Lei, per via dei suoi doppi turni di lavoro in azienda ogni giorno, mentre io... Be, non c'è neanche bisogno di dirlo.
Chiudo Twitter e, quando apro f*******:, non sono nemmeno sorpresa di vedere di chi si tratti: è Harry, ovviamente. Rido quando noto la sua immagine del profilo, e scuoto la testa quando ci clicco sopra per sbirciare il suo profilo; solo lui poteva scattare una foto accanto al bidello della scuola che, ovviamente, se ne sta beato a dormire durante l'ora di educazione fisica. L'immagine di copertina, invece, mi lascia un po' irrequieta, eppure non dovrebbe essere una novità, per me: è in uno scatto in lontananza con Lauren, ovviamente, sul prato di quella che sembra essere il territorio di una festa ed entrambi hanno due enormi bicchieri colmi di quello che sicuro è alcool tra le mani e una bottiglia di Tequila fa bella mostra di sé sull'erba, accanto ad Harry.
E lei è come sempre bellissima, naturalmente.
Comincio a scorrere giù per dare una sbirciata ai tipi di link che condivide, anche se mi sono già fatta un'idea su che tipo di link possono esser e, d'un tratto, ecco che si apre la finestrella in basso di una nuova chat: è lui, naturalmente.
H: Come si sente la nostra festaiola? :)
Alzo un sopracciglio, e devo rileggere il messaggio due volte per accertarmi di essermi sbagliata.
C: Di nuovo dolori, outch! Comunque, mi spieghi perché mi hai dato quel soprannome? :-?
H: Hai VERAMENTE scritto outch?!
C: Sì. È divertente! :')
E comunque, ora stai facendo il paraculo!
H: Ops. Beccato. ;)
Comunque potrei dirtelo... Oppure no, chi lo sa ;)
C: Harry.
H: E va bene, va bene! Sei insopportabilmente una manica ossessiva del controllo, lo sai, vero?
C: E secondo te come potrei essere così brava a scuola? ;)
E comunque, dimmelo.
H: E sei anche un pochetto montata :')
C: Harry.
H: E va bene, va bene, te lo dico! Keep calma, tesoro.
C: Non. Chiamarmi. Tesoro.
P-a-r-l-a.
H: Per capire se posso chiamarti così o meno, devo metterti alla prova.
Ti andrebbe di fare una pazzia?
C: Mi chiedo ancora perché ho deciso di darti retta e di diventare tua amica, lo sai, vero?
H: Lo prendo per un sì? ;)
Fisso il messaggio sul computer, la tastiera e poi le mani, ma non riesco a scrivere nulla perché ogni volta che ci provo ecco che cambio idea e le ritiro. Sono successe talmente tante cose che non riesco più a seguire un filo logico, e questo mi spaventa. Molto.
Ho sempre tutto sotto controllo... Tranne a scuola, ovviamente. Eppure cerco sempre di seguire un filo logico e razionale per fare... Be', qualsiasi cosa.
Dal piano di sotto sento ancora la TV accesa e, forse, mia madre potrebbe essere crollata come sempre sul divano dopo tredici ore di lavoro.
Non ci credo... Sto davvero prendendo in considerazione l'idea di fare qualche stupidaggine!?
H: Sei viva?
Chiudo gli occhi e sospiro. Digito velocemente quello che sto per scrivere, e stavolta invio ad occhi chiusi così da non vedere.
C: Passi tu?
Due secondi dopo mi sto già pentendo della risposta, ma ormai è troppo tardi ed Harry ha già visualizzato.
H: Mandami l'indirizzo, ti aspetto sul retro. Ho un piano.
Sobbalzo, e... «Cazzo!» Soffoco i denti nel cuscino, e quasi quasi spero di soffocarci dentro anch'io.
Ancora non riesco a credere a quello che sto per fare. Vorrei scapparmene a gambe levate ma, ogni volta che mi guardo a fianco e poi giù, sento solo il cuore in gola.
«Dai, Camz, forza!» Sento Harry bisbigliare da giù, e non fa altro che peggiorare le cose.
«Harry...» Comincio, e quasi urlo quando oscillo di nuovo. «Cazzo! Harry, giuro che appena scendo di qui, io...»
«Ed è quello che devi fare: scendere! Dai, Camz, fa freddo!» Mi interrompe e, giuro, se potessi soffocarlo con le mie stesse mani lo farei.
«Tu ti lamenti!? Io sono su un fottuto cornicione!» Scuoto la testa, e subito stringo di più la presa sul cornicione della mia finestra. Come si esce da questa situazione!?
«Ti dico fidati di me, non ti succederà niente. Ora, una bella spinta e... Salta!»
Sta facendo sul serio? Davvero!?
Scuoto la testa mentre continuo a tenere entrambi gli occhi chiusi, il respiro che tra un po' va a farsi fottere e la sensibilità delle mani che sta andando a farsi fottere per il freddo. Sento una portiera aprirsi per poi chiudersi, la voce di Harry che bisbiglia qualcosa a voce più bassa e subito capisco perché. E se fino a due secondi fa volevo scappare a gambe levate, adesso vorrei solo scappare e cancellare Harry dalla faccia della terra. E non sto scherzando.
«Camila, scendi da quel cazzo di cornicione e salta su questi cazzo di cuscini o giuro che salgo e ti spingo giù io!»
«Shhh!» Sussurro, o forse sarebbe meglio dire quasi urlo. Fisso Lauren che mi fissa sbuffando dal retro del mio giardino - e ancora non ho capito per quale assurdo motivo Harry l'abbia portata. Poi ricordo che è la sua migliore amica e che entrambi sembrano l'ostrica e lo scoglio, per quanto tempo stanno sempre insieme, e questo non fa altro che far crescere il nervosismo che provo.
«Salici tu, allora, su un fottuto cornicione... E poi buttati di sotto, già che ci sei, così ci faresti un favore!» Sbotto, rendendomi conto solo dopo di ciò che ho detto.
E infatti, sento subito la voce tagliente di Lauren chiedere ad Harry: «giuro che se scende la ammazzo.»
E non tarda ad arrivare nemmeno la risposta tagliente di Harry: «tu non ammazzi proprio nessuno, e vedi di ricordarti perché sei qui. Piuttosto... cerca di renderti utile, cazzo!»
«E, di preciso, cos'è che dovrei fare, di grazia?! Salire su e spingerla io!?»
«Be', se la metti così...»
«Ma ti sei rincoglionito, per caso!? E poi, spiegami perché cazzo hai pensato di farla scendere di lì! Uscire dalla porta principale era troppo difficile, per voi!?»
«Perché c'è sua madre in casa, e...»
«Vi ricordo che io sono qui, e... Smettetela di parlare come se non ci fossi, dannazione!» Sbotto.
Guardo di nuovo giù, e poi i cuscini che Harry ha intelligentemente posizionato sotto, e... Niente, non ci riesco.
«Camila.»
Sento Lauren chiamarmi, e mi rendo conto che per la seconda volta nel giro di pochi minuti mi sta chiamando per nome. Il mio nome. La guardo, incredula, e deve essersene accorta anche lei, perché la sua espressione cambia e, seppur scocciata, per la prima volta non vedo il solito sguardo di odio e disprezzo che riserva sempre verso i miei confronti. La vedo avvicinarsi e posizionarsi esattamente sotto di me, nel preciso punto in cui sono io, e spostare i cuscini poco più in là dietro di lei lì dove si trova adesso.
«Ascoltami», dice, mentre sistema un ultimo cuscino prima di tornare a guardarmi. «Se salti adesso, ci sono io qui sotto. Perciò, qualsiasi cosa, ci sono io che sono pronta ad afferrarti, ok?»
Fissa i suoi occhi nei miei e, dopo aver preso un profondo respiro, alza le braccia verso la mia direzione allargandole.
«Al mio tre, va bene?»
Annuisco, anche se sono sicura di essermela già fatta addosso da un pezzo.
«Uno...» Comincia.
«Due...» Chiudi gli occhi, e respiro come se fossi a corto di ossigeno.
«... Tre! Salta, ora!»
Un ultimo respiro e, non so come, ma... Sono giù. Ho veramente saltato dal cornicione della mia finestra. Sono giù, ho saltato, per la miseria!
Ma poi mi rendo conto di un altro piccolo - enorme - dettaglio: Lauren mi sta tenendo dalle braccia, mentre aiuta ad alzarmi.
«Stai bene?» Mi chiede, e... E io sono sicura di stare avendo un altro shock, mentre la sento premurarsi di come sto.
Annuisco, ma subito mi prende una fitta al fianco sinistro.
«Ne sei sicura!?» Mi si avvicina di nuovo, e stavolta noto che anche Harry si è avvicinato a noi.
Annuisco: «sì, si è solo... L'effetto degli antidolorifici: sta sparendo, e ho dimenticato di portarmeli dietro.» Sbuffo.
«A questo non ci sono problemi, almeno: ne ho una scatola in auto.» Dice, e io la fisso sorpresa per l'ennesima volta mentre si allontana verso l'auto. Che ora mi accorgo essere sua, quando la vedo aprire il lato del guidatore. Oh...
Alza un sopracciglio e, quando appoggia il braccio sullo sportello aperto, sembra essere la reincarnazione del proibito in carne ed ossa col giubbotto di pelle, i jeans a vita alta e un top crop di pizzo nero che mette in mostra il seno pronunciato.
«Vuoi stare ancora lì a fissarmi, o vuoi entrare e andare?»
Scuoto la testa, come se mi stessi risvegliando da un brutto sogno, ma non lo è: sto veramente per entrare nell'auto di Lauren. Con Lauren. Cioè... Lauren... Quella Lauren.
Mi accorgo che sta sghignazzando e, solo dopo, mi rendo conto che Harry non è più al mio fianco ma che ha preso posto già in auto, mentre io sono stata qui, ferma e immobile, a fissarla.
A fissarla. Dannazione.
Scuote la testa, senza smettere di sghignazzare: «forza, andiamo!»
E non me lo faccio ripetere due volte. Mi ci fiondo letteralmente dentro e, quando prendo posto, non mi volto nemmeno a chiudere lo sportello pur di non guardarla di nuovo.
E, per fortuna, ci pensa lei a chiuderlo.