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1626 Parole
Quando l'auto si ferma per parcheggiare, riconosco all'istante il posto in cui ci troviamo. «State scherzando, spero?» Esordisco, rompendo il silenzio che si era creato durante tutto il tragitto. «E adesso cosa c'è che non va?» Lauren sbuffa, mentre io non riesco a trattenere il mio nervosismo. «C'è che mi avete fatto saltare dal cornicione di una finestra, di notte, per venire a scuola... A scuola.» Sia Lauren che Harry si slacciano entrambi le cinture, ma mentre quest'ultimo scende Lauren invece si volta a guardarmi. «E allora?» «E allora...» Comincio, cercando di tenere un contegno. «C'è che se ci beccano, io rischio di mandare a monte un'intera carriera scolastica, nonché curriculum universitario, letteralmente al diavolo!» Lauren alza gli occhi al cielo, sbuffando. «Adesso si capisce perché non hai amici! Forza», scende dall'auto aprendo in un secondo la mia portiera. «Non rompere il cazzo, e scendi.» «No, cavolo! Non ci penso nemmeno!» Sbotto. Mentre poco più in là sentiamo Harry urlare: «vi muovete, voi due?» E, stranamente, entrambe lo ignoriamo. Guardo Lauren incredula, e ancora non riesco a credere davvero a quanto sia surreale tutta questa situazione; com'è possibile che io mi sia lasciata coinvolgere!? Ma Lauren non è da meno e, da come sta stringendo quello sportello mentre cerca di respirare a fondo, posso giurare che si sta immaginando senza ombra di dubbio la mia testa al posto di quella portiera. «Stammi bene a sentire», sibilla, mentre la sento chiaramente stringere i denti. «Se non muovi quel cazzo di culo che ti ritrovi a scendere entro tre secondi, ripeto, tre, giuro che ti tiro fuori di lì da quei deliziosi capelli da Raperonzolo che ti ritrovi. Sono stata chiara!?» Non rispondo. Mi sistemo la borsa al petto, e intanto comincio a fissare un punto indefinito della strada di fronte a me, pur di ignorarla. «Uno...» La sento cominciare a contare ad alta voce, ma non mi muovo. Anzi, mi sistemo mettendomi comoda con la schiena contro i sedili; anche perché gli antidolorifici che mi ha dato ancora non fanno il loro effetto, essendo ancora troppo presto, e se sono piena di lividi e dolori è proprio per causa sua. «Due...» Non potrebbe mai farlo. Sì, insomma... C'è anche Harry, con noi. Sì, è vero, più in là... Da qualche parte... Di cui non sto sentendo minimamente la sua voce, per giunta... «Tre! Ti avevo avvisata.» Sento le sue mani afferrarmi, e non mi trattengo dal dimenarmi e urlare. «Ok, ok, scendo! Scendo, dannazione!» E non ho nemmeno il tempo di muovermi che già mi ha letteralmente cacciata fuori. «Non dovremmo essere qui», inspiro. Mi guardo attorno, e un senso d'ansia comincia a farsi strada sempre di più. «Noi non dovremmo assolutamente essere qui!» Ripeto. Poco più in là, invece, Lauren sta già aprendo la porta che della piscina della scuola. Trattengo il fiato quando sento il tintinnio delle chiave e un crack provenire dalla porta e, assurdo ma vero, non scherzava: erano veramente le chiavi della piscina della scuola. Harry mi passa avanti e, subito dopo di lui, Lauren punta i suoi occhi omicida dritti nei miei mentre si posiziona al lato della porta, a braccia incrociate, mentre aspetta che io entri. E non faccio ripetere di certo la scena di poco fa per strada. Entro, con un nodo alla gola quasi soffocante e il cuore che tra un po' rischia di uscire fuori dal petto. Mi guardo attorno e, ovviamente, ci siamo solo noi. Ovvio, chi mai poteva esserci all'una di notte, a scuola? Solo questi due psicopatici, e io. Che probabilmente devo essere più stupida di loro, per seguirli fino a qui. Le luci sono spente - ovviamente, di nuovo - e l'unica luce che mi permette di vedere qualcosa in mezzo a questo buio pesto è la torcia del telefono di Lauren. Ma dov'è finito Harry!? «Sta' tranquilla: se avessi voluto ucciderti, non mi sarei nemmeno scomodata di portarti fino a qui. Lo avrei fatto direttamente sotto casa tua.» Rompe il silenzio Lauren, e stavolta non ci penso più a trattenermi; roteo gli occhi al cielo, e sbuffo senza nessun timore. «Infatti hai pensato di pestarmi per bene alle costole stamattina, non è vero?» Sbotto. Lei invece nemmeno mi guarda mentre continua a girovagare per guardarsi attorno col cellulare. «Mi avevi dato sui nervi, tutto qua.» Tutto qua? Sul serio!? Scoppio a ridere, ma più per lo shock che per altro. «Tu sei veramente una squilibrata!» Urlo. Eppure non si è scomposta di una virgola mentre continua a smanettare su quel dannato telefono. Glielo lancerei per aria, sul serio. E la tranquillità con cui mi risponde forse è ancora peggio. «Detto da quella che, anziché mangiare o uscire fuori per sfuggire a questo inferno, se ne resta in classe a classificare in ordine alfabetico le materie da studiare.» «Non sono affari tuoi. E poi, tu come cavolo lo sai!?» «Perché l'aula che usi spesso e vicino al bagno e, se permetti, devo pisciare e cagare anch'io.» Risponde tranquillamente, senza staccare gli occhi dal telefono. Sto per risponderle, quando d'un tratto le luci della piscina si accendono e il rumore inconfondibile dell'acqua invece comincia a farsi sentire prepotentemente. Mi ci vuole un po' per riabituarmi alla luce, nonostante le luci della piscina siano soffuse e il resto che ci circonda continua a essere invece buio. E poi, all'improvviso, sobbalzo. Letteralmente. Un urlo, e subito dopo sia io che Lauren veniamo completamente inzuppate d'acqua. «Ma sei proprio un idiota, cazzo!» Sbotta per prima Lauren, e per la prima volta incredibile ma vero mi ritrovo a darle ragione. Ancora scioccata, e praticamente fradicia dalla testa ai piedi, guardo il punto della piscina - e direi anche molto vicino a noi - da cui la testa di Harry fa capolino. «Prepara quella cannetta che stasera si vola, ragazze!» «Oh, mio dio», balbetto. «Siete venuti a prendermi con della droga addosso? Ma dico, ma siete completamente fuori!» Sbotto. «Dio santo, Camila, rilassati! Cazzo, a saperlo che avresti rotto così tanto i coglioni, col cazzo che ti sarei venuta a prendere!» Sbuffa Lauren. Lei sbuffa. «Mi prendi per il culo!?» Sbotto. E la nonchalance con cui mi risponde lei, invece, ancora una volta mi lascia interdetta. «Oh, fidati, non scherzo!» Assurdo. Non riesco a credere a quanto possa essere subdola, incosciente e soprattutto così tanto stronza questa persona. Non è normale, affatto. Non ha praticamente nulla di umano, e forse anche tutta quella bellezza così particolare che si ritrova è inumana. «Sai una cosa?» Le dico, anche se non mi sta degnando minimamente di uno sguardo mentre comincia a spogliarsi. «Io non dovrei proprio essere qui. Sì, insomma, guardatevi e guardate me: Harry, che è succube del vostro gruppo di stronzi mentre, in realtà, è così simpatico e dolce che ancora mi chiedo cosa c'entri con tutti voi. Io sono la sfigata bulimica che invece viene tormentata da anni, mentre cercate di rovinarmi completamente non solo la vita, ma anche me stessa. E tu...» Mi fermo un attimo a squadrarla, mentre ignoro completamente il suo sguardo scioccato con quella durezza che la contraddistingue sempre. «Tu invece sei una pazza sociopatica, completamente senza un briciolo né di decenza e né di intelligenza: perché solo una sociopatica, crudele e subdola come te poteva credere e quindi incolparmi di tutte quelle cazzate che hai sparato su me, Nicholas e Stella questa mattina!» Scoppio in un risata isterica, e mi accorgo che Harry è uscito dall'acqua e ci ha raggiunte non appena abbiamo cominciato questa resa dei conti dopo così tanto tempo. «E il bello, è che siete tutti convinti che quello che fate verso i miei confronti e di quelli di molti altri che vi capitano a tiro, sia anche giusto. E usate questa scusa della vostra "vendetta" personale soltanto per potervi aggrappare a quell'unica, falsa convinzione che vi permette di non sentirvi, in realtà, delle vere merde.» Lascio cadere le braccia lungo i fianchi, e aspetto qualsiasi sua mossa. Dopo così tanto tempo, per la prima volta ci siamo ritrovate da sole, io e lei, senza nessun altro a intromettersi tra di noi se non Harry; il quale so benissimo che non farà ne dirà nulla, proprio come ha sempre fatto. E adesso, vedendola sola qui, di fronte a me, esattamente come lo sono sempre stata contro tutti loro quasi non mi mette così tanta paura affrontarla. «Non hai nulla da dire?» La sbeffeggio. Poi però guardo sia lei, che Harry; che sembra essere uno di quei tonti che si meravigliano anche alla vista del sole. «E scommetto che anche tu non dirai nulla neanche stavolta.» Aggiungo. E lui mi guarda come se si fosse arreso mentre lascia andare l'asciugamano lungo i suoi fianchi. Annuisco e, sempre davanti ai loro occhi, afferro la mia borsa a tracolla, la sistemo e mi incammino verso l'uscita. Non prima però di aggiungere un'ultima, importantissima cosa che mi passa all'ultimo per la testa. Faccio marcia indietro e, stavolta avvicinandomi di più a Lauren, aggiungo senza battere un ciglio: «e chiariamo un'ultima cosa: non andrei mai e poi mai a letto con un viscido, schifoso come Nicholas, né con Harry, né con nessun altro ti possa venire in mente... Sono lesbica, perciò vallo a raccontare anche ai tuoi amichetti, adesso. Così avrete un altro motivo per condannarmi ancora una volta.» Mi volto dandole le spalle, e proprio quando muovo un passo per allontanarmi sento una presa stringersi attorno al braccio e una forza prepotente voltarmi di nuovo come un tornado. «Dove cazzo vai, adesso?» È incredibile. Scuoto la testa: «lasciami, adesso!» Mi dimeno lottando, ma dura veramente poco, stavolta. Con uno strattone più forte mi libero della sua presa e, una volta che comincio a camminare verso l'uscita, né Lauren né Harry tentano di fermarmi ancora.
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