III. La Giungla d’Asfalto Chiuse il libro, e l’ultimo bottone della camicia. Si alzò dal pesante scrittoio in noce, e, di fronte allo specchio, sistemò la cravatta. Nello specchio, Werner Van der Schwan non appariva per quello che era. Interessante come questa fosse una delle poche proprietà che il vecchio condivideva con la maggior parte dei suoi coetanei. L’apparenza si fermava a un vecchio minuto, schiena leggermente curva, occhi profondamente incavati. I muscoli e i colori di Van der Schwan sembravano essersi dignitosamente ritirati in se stessi, composti nell’ombra di una grande libreria. Volumi ponderosi, titoli in caratteri gotici: l’unico segno del lungo passato, stando allo specchio. Ma anche se lo aveste incontrato per la strada, in una delle sue ormai rare passeggiate, non a

