VI La pioggia notturna e i nuvoloni trascinati dal vento svegliano Bellaria con una luce surreale. Mare in burrasca, nero oltre i frangiflutti, bianco di spuma dove le onde muoiono dibattendosi. Sabbia scura, compatta. Deserta. Solo le file ordinate di ombrelloni chiusi compongono il quadro improbabile di un autunno anticipato. Una nave, lontanissima sull’orizzonte, sembra attendere immobile di essere inghiottita dal grigio carico di elettricità. L’odore di iodio e salsedine, più intenso dopo la tempesta, si fondono con l’aroma del caffè. Un profumato gorgoglio, prima discreto poi veemente, annuncia l’espresso. Marietta stacca la spina della caffettiera elettrica e aggiunge lo zucchero nelle due tazzine. Sto alla finestra, in calzoncini e canottiera. Ho in mano la pipa, ma non l’ho ac

