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1215 Parole
11 Gray «Cazzo, stai benissimo», le dico e le parole mi sfuggono dalla bocca prima che possa fermarle. Non che intendessi farlo, ma sembra essere un problema con questa ragazza. È diversa dai giocattolini a cui sono abituato e di norma avrei già dovuto dimenticarla, ma i ricordi del nostro fine settimana non fanno che rafforzarsi ogni minuto che passo con lei. Il pranzo di oggi è stato piacevole, uno dei momenti migliori che abbia mai vissuto con… chiunque. Mi fa divertire, mi fa ridere e passare del tempo con CC mi piace davvero, al punto che oggi mi sono ritrovato a ignorare del tutto la mia erezione, concentrandomi su di lei per farla parlare di più. Sono passato a prenderla a casa sua per portarla a cena. Finito il pranzo l’ho praticamente implorata per avere il suo indirizzo, un’altra prima volta per me. Dopo, sono tornato a socializzare un altro po’ con Riverton. Anche se mi piace il gioco che sto giocando con CC, non posso dire lo stesso per quello con Riverton. Ha fissato un appuntamento per domani pomeriggio. Se non andrà bene, non importa cosa dice Seth: ho chiuso. Troverò un altro sponsor; forse non avrà lo stesso peso con i piani alti del torneo, ma ci sarà di sicuro qualcun altro che potrà darmi il sostegno di cui ho bisogno col comitato. È tutto ciò che conta, non mi farò prendere per il culo, a meno che non sia CC a farlo: lei può prendermi dove vuole. Un’immagine della sua mano che si muove su e giù attorno al mio cazzo mi affiora nella mente. In un attimo, la mia semi-erezione sboccia in un’erezione totale, dura come granito. Questa donna mi sta uccidendo. Se non la scopo di nuovo, finirà che inizierò a sbavare e a dire frasi senza senso. Ci sono vicino, soprattutto mentre è qui, davanti a me, con quei capelli rame e oro che si arricciano liberi attorno alla testa e scendono a incorniciarle il volto. Indossa un vestito di seta verde scuro abbastanza scollato da metterle in evidenza il seno e così corto da coprirle le cosce solo dopo essersi incurvato per abbracciare le sue natiche. Era bella lo scorso fine settimana, ma guardandola adesso non riesco a ricordare nessun’altra donna prima di lei. Questo è il primo indizio del fatto che potrei essere nei guai. Il secondo ce l’ho quando ride, quelle splendide labbra piene che si piegano in un sorriso. Brillano alla fioca luce col loro lucidalabbra rosa pallido. Mi immagino quel colore in un cerchio perfetto attorno alla mia asta. Gesù, riesco a sentire che mi sto bagnando. Se non entro presto in questa donna finirò per esplodere. «Neanche tu stai male», mi concede. Ci vuole un minuto perché il flusso sanguigno abbandoni l’uccello e risalga al cervello, permettendomi di ricordare di cosa stessimo parlando. «Sei pronta ad andare, dolcezza?». Ho usato questo vezzeggiativo un milione di volte, con altrettante donne diverse. Improvvisamente mi sembra finto e sbagliato. CC non è come le altre. Merita qualcosa di speciale… qualcosa di diverso. Ed ecco l’ennesimo indizio che potrei esserci dentro fino al collo con questa donna. «Direi…». «Non sembri molto sicura». «Non sono ancora convinta che sia una cosa intelligente da fare». «Pensi troppo. Non mi ricordo questo tuo aspetto quando eravamo a Lexington». «Allora non aveva importanza». «Spiegati», la esorto, aiutandola a indossare la giacca prima di scortarla fuori dalla porta e aspettare che la chiuda. «Era una notte folle fuori dal tempo. Niente conseguenze, niente ripercussioni e nessuna preoccupazione. Ora sei nella mia città. Il posto in cui ho combattuto per farmi un nome di cui poter andare fiera. Un nome di cui Banger sarebbe fiero. Mi ci sono voluti anni a liberarmi del passato di mia madre. L’ultima cosa che voglio è che qualcuno pensi che in qualche modo sono come lei». «Sembra una conversazione profonda. Puoi continuarla davanti a una bistecca e del vino». «Non penso siano sul menù di Rosie, ed è l’unico ristorante del paese». «Vero, ma non stiamo andando a Crossville. Andiamo ad Addington», le dico, e riesco a sentire i muscoli della sua schiena irrigidirsi alle mie parole. «C’è qualcosa che non va con Addington?». «È solo che non è uno dei miei posti preferiti. Sono più a mio agio alla tavola calda di Rosie, perciò, a meno che tu non intenda portarmi da Mickey D, non sono sicura che…». «Smettila di preoccuparti. Per prima cosa, sei vestita troppo elegante per un fast food. E poi, per quanto mi sia divertito con te da Rosie prima, voglio una bella bistecca. Mi hanno garantito che il posto adatto per trovarne una da queste parti è Addington». «Ascolta, Gray…». «Vedila così: ad Addington nessuno ti conosce, e sarà come se continuassimo il nostro fine settimana senza preoccupazioni». «Non è così lontano». «Ha davvero importanza? È una cena, e se dovesse succedere altro, siamo entrambi adulti, e sarà a porte chiuse». «Hai ragione. Sto solo facendo la stupida», dice lei, stringendosi nelle spalle. Questo lato di lei mi sorprende. Sono decisamente intrigato. Dovrò scoprire di più su sua madre. Ha detto poco di lei, e so che la storia non è bella, ma sembra averle lasciato abbastanza cicatrici da alterare ciò che è, e per qualche ragione questo mi manda in collera. CC non dovrebbe preoccuparsi di come gli altri la vedono, o di ciò che fa… per nessuna ragione. Io vivo in un piccolo paese in Texas e, col passato di mia madre, ne so qualcosa dei danni che la gente di vedute ristrette può fare. Eppure mi fa incazzare che CC abbia dovuto provarlo. Restiamo per lo più in silenzio lungo la strada per il country club. Riverton non riusciva a credere che stessi davvero a Crossville. Anche se gli ho garantito di star bene qui, ha insistito per aggiungermi alla sua lista degli ospiti al country club ad Addington, dicendo che era l’unico posto nei paraggi dove si potesse fare un pasto decente. Dopo aver chiamato ed essermi assicurato che mi avesse davvero messo in lista, ho prenotato per cena per me e CC. Volevo farle passare una bella serata fuori e una buona cena mi sembra sia il primo passo. Visto quanto Riverton ha cercato di spingermi la figlia single fra le braccia, dubito che avesse in mente di farmi invitare a cena un’altra donna quando mi ha messo in lista. Che peccato. «Un momento. Perché siamo qui? Non puoi essere un membro, e questo posto è…». «Solo per i membri, già, lo so. Ho un amico nel direttivo. Mi ha offerto di usare questo posto finché sono in Kentucky», le dico mentre chiudo la sua portiera. «Un amico? Ascolta, Gray…». «Rilassati, dolcezza, è tutto a posto, te lo assicuro», le dico, mettendole un dito sotto il mento e sollevandole la testa perché mi guardi. Le leggo negli occhi qualcosa a cui non so dare un nome, ma lei lo allontana e mi rivolge un debole sorriso, permettendomi di condurla verso il club. Eppure c’è ancora una tensione in lei che non ho mai percepito prima d’ora, e non mi piace. Sono a due passi dal suggerire di andare da qualche altra parte, fosse anche un fast food, ma decido di non farlo. Sono sicuro che si scioglierà dopo che sarà stata servita la cena. Possiede un’officina ed entrambe le volte in cui sono stato lì non c’erano molti clienti. Sono sicuro che si senta solo fuori posto. Andrà meglio quando ci porteranno del buon cibo, magari un dessert, e l’idea è passare il resto della notte a farla sciogliere in modi che ho sognato fin da quando mi sono svegliato da solo in quell’albergo a Lexington.
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