21. Emma

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21 EMMA “Emma, Emma”, una voce profonda mi sta chiamando dolcemente. È Khan. Sono nelle sue ginocchia. Profuma di cioccolato, di pino e di un falò sotto le stelle infinite. “Khan?” Strizzo gli occhi, cercando di vedere meglio, ma subito avverto un leggero bruciore, come se avessi guardato il sole troppo a lungo. “Che cosa è successo?” “Sei svenuta”. “Dove mi trovo?” “Ad Altrim. Di nuovo nel mio palazzo”. Khan mi pone delicatamente un panno morbido e umido sulla fronte e sulle guance, per poi toglierlo dopo poco. “Il portale si è chiuso. Non c’era niente che potessimo fare. Così ti ho portato qui”. “Stai bene?” chiedo. Apro un po’ di più gli occhi. Ho bisogno di vederlo. La calma sta vibrando attraverso il legame, tranquillizzandomi, ma ho comunque bisogno di vedere il mio alfa. Ho b

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