20 EMMA Siamo tornati sull’astronave di Khan. Lui è tranquillo. Sto seduta sulle sue ginocchia, visto che si rifiuta di lasciarmi andare. Non ho chiesto cosa stesse succedendo quando mi ha preso in braccio e mi ha portato fuori dal nido. Non m’importava. La testa mi pulsa come se dei piccoli rompighiaccio mi venissero spinti nelle tempie e ho la bocca secca. Forse è l’estro. Mi sento di essere in colore da quando ho incontrato Khan. Forse è così, anche se Khan giura che dura solo pochi giorni alla volta. O forse mi sto ancora adattando al pianeta. Al nuovo ambiente. Alla mia nuova vita di merda. Però, non è totalmente di merda. Altrim è bellissima. E Khan è... complicato. Gli do una sbirciatina con la coda dell’occhio. Ha un’espressione composta, cupa. Quasi pensierosa. Il legame tra n

