1 Avvenimenti e confusione
Fin da molto piccolo, sapevo cosa avrei voluto fare. Era stata una delle due certezze della mia vita, fino ad allora. Essere un Hero è proteggere gli altri. Riuscire a salvare le persone con un sorriso, come faceva il mio idolo. Però... Per quanto All Might, fosse importante per me, non era la figura che davvero inseguivo.
Quel giorno, per me cambiarono molte cose. Quel giorno io...
"Anche senza possedere un'unicità, posso diventare un eroe come te?"
All Might era di fronte a me. Avevo avuto un'occasione per chiedere ciò che avrei voluto sentire, ma la risposta, era chiara. Era chiaro ancora prima che parlasse o che ne palesasse l'ovvietà sul suo viso. E dentro di me, lo sapevo. Non ci sarebbe mai stata una risposta affermativa alla mia richiesta.
"Mi dispiace ragazzo, non è possibile."
Lo sapevo già da tempo. Ma nonostante questo, continuavo a sperare di potercela fare.
Quel giorno io... Mi resi conto di quanto sciocco fossi stato. Non avrei mai dovuto fargli quella domanda, non avrei mai dovuto fermarlo per quella stupida domanda.
Kacchan adesso era bloccato dallo stesso villain fangoso che, poco prima, mi aveva aggredito nel sottopassaggio dove, il mio eroe, mi aveva soccorso. E non potevo che incolpare me stesso. Se non fosse stato per me, quel Villain sarebbe stato consegnato subito alle autorità. Ora invece, kacchan... Lui era...
Senza pensare, presi la rincorsa e mi gettai contro quel aggressore, sperando di distrarlo, abbastanza, da fargli allentare la presa, in modo che kacchan potesse riuscire a liberarsi. Non avevo speranze di batterlo, lo sapevo bene.
Ma almeno qualcosa dovevo fare. Qualcosa dovevo tentare, perché a parte me, nessuno lì attorno, aveva intenzione di fare qualcosa. C'erano più di tre Hero e nessuno si era mosso ancora. Ma era troppo chiedere ad una nullità come me di poter combinare qualcosa. All'improvviso, un vento, forte come un uragano, inondò le vie e spazzò via il villain, salvando entrambi.
All might ancora una volta, aveva risolto la situazione. Non potevo negare di essere felice e grato per questo, dopotutto, se non fosse arrivato, Katsuki sarebbe morto... ed anch'io. Anche se non mi importava molto di me.
Ritornai verso casa, sperando che mia madre non avesse seguito la scena alla TV e di conseguenza, ritrovarla in stato di agitazione e panico totale, come suo solito, ogni qualvolta che mi succedeva qualcosa.
Avevo deciso di prendere la via più lunga per rincasare. Perché immaginavo cosa avresti detto, se fossi riuscito a trovarmi, ma con te non potevo passarla liscia, sei sempre stato bravo a trovarmi kacchan. Anche da bambini quando giocavamo a nascondino, mi trovavi subito. Lo ricordi kacchan? Forse sì. Ma non lo diresti mai. Ed ora eri lì, davanti a me, guardandomi con furia nei tuoi rubini preziosi e con il volto rabbioso di chi è stato ferito nell'orgoglio. Quell'orgoglio che ti ha sempre contraddistinto, ma anche limitato. Ed io che per te, provavo più che semplice affetto, non avevo mai avuto coraggio di dirtelo.
"Guarda che non ho chiesto il tuo aiuto merdeku! Me la cavo benissimo da solo, non mi serve una nullità come te! "
Kacchan, questo io lo so. So che non vuoi il mio aiuto, so che non ti serve il mio sostegno, so che non ti serve la mia presenza. Ma kacchan, tu servi a me.
Il fatto che All Might, il mio idolo, avesse detto che non potevo diventare un eroe beh... certo era stato un brutto colpo da mandare giù. Ma sapevo che non era quello a farmi star male. Era stata quell'ultima frase che mi avevi rivolto tu.
"Non mi serve una nullità come te".
Inutile scarto o sasso, incompetente e stupido di un Deku. Tu non avresti mai avuto bisogno di me e questo, faceva più male di tutto il resto. Più male delle parole che mi avevi rivolto quel giorno stesso a scuola. Erano ormai anni che avevo capito la vera ragione sul perché desiderassi così tanto diventare un eroe.
Si Katsuki. La verità era che tu eri la mia prima certezza. Forte ed in gamba, nulla ti spaventava, eri come il fuoco rosso che ti arreca negli occhi. Eri come i raggi caldi e del sole che ti tingevano i capelli. La verità kacchan, era che non mi importava essere come All Might, ma restare al tuo fianco. Proteggerti e starti vicino. Anche se con la tua forza, avresti potuto affrontare di tutto. Ma avrei dato comunque ogni cosa per farlo. Avrei fatto qualsiasi cosa, perché tu ricambiassi il mio amore verso di te. Ma tu non avresti mai accettato al tuo fianco, qualcuno debole come me.
Ritornai a casa. Come sempre, appena entrato dalla porta, salutai mia madre, ma lei non era all'ingresso ad accogliermi come suo solito. Qualche secondo dopo, sentii dei rumori nella sua stanza e andai a vedere cosa potesse essere accaduto. Mia madre aveva fatto cadere una scatola a terra, lei stava... Facendo le valigie?!?
"Oh tesoro, scusa, non ti avevo sentito rientrare. Bentornato!" mi disse notandomi sulla soglia della sua camera. Aeva un'espressione leggermente agitata, un velo di panico le si poteva notare negli occhi, appena appena rossi e gonfi. Doveva aver pianto fino a poco prima del mio rientro. Non sapevo quale fosse il problema è non riuscii a chiedergli nulla. Dopo qualche minuto, tornò a parlare.
"Izuku, scusa tesoro, ma dobbiamo trasferirci, partiamo stasera stessa per l'Hokkaido".
"CHE COSA?!?!" risposi gridando per lo shock della notizia. "Mamma che sta succedendo? Perché così all'improvviso?"
Un'altro silenzio avvolse la stanza. Mamma si limitava a guardarmi con preoccupazione, cercando di trovare parole con cui giustificare il tutto. "È per lavoro tesoro, mi dispiace".
Disse solo. Ero abbastanza sconvolto da questo fatto. Perché poi partire quel giorno stesso? Non le avevano dato un minimo di preavviso? No. Il motivo era chiaramente un'altro. Ma non volevo agitarla ulteriormente. Così, tenni la bocca chiusa.
"Scusami tesoro, so che è una cosa improvvisa, ma ti devi fidare della mamma, ci troveremo bene nella nuova casa e troverai nuovi amici. Vedrai, sarà fantastico!"
Disse sforzando nuovamente il suo sorriso per cercare di tranquillizzarmi. Povera mamma, non sapeva che in effetti, io non avevo amici. In effetti, io non avevo nessuno. Solo il mio amore per kacchan. Ma a lui, non servivo. Non gli sarei mai servito davvero, ero sempre stato solo un'intralcio. Forse cambiando posto, avrei potuto dimenticare quel folle sentimento che da anni portavo dentro. Forse, stando lontano da lui, lo avrei reso felice, almeno.
Circa un'ora più tardi, eravamo sul treno. Le valigie avevano poche cose al loro interno, tutto il resto sarebbe stato spedito da una ditta specializzata più avanti nel corso della settimana. Speravo davvero che chiunque si sarebbe occupato delle mie cose, avrebbe fatto particolare attenzione alle mie Action figure ed hai miei modellini, per non danneggiarle durante il trasporto.
Mia madre mi guardava con un sorriso forzato, stringendo e torturandosi le dita delle sue mani. Continuava ad essere agitata, irrequieta ed ancora non voleva dirmi nulla. Sentivo che doveva dirmi qualcosa di importante, ma non sapeva come fare. Posai una mia mano sulle sue, interrompendone il supplizio, lei alzò lo sguardo, puntandolo nel mio e solo in quel momento, notai le due occhiaie presenti sotto i suoi occhi.
"Mamma non essere così nervosa, mi stai facendo agitare e non poco, lo sai che puoi dirmi qualsiasi cosa."
Ma lei scosse un paio di volte la testa, allargando quel finto sorriso, tanto simile al mio che incolla o sul volto, quando rincasato con qualche livido, inventando pessime scuse che mi vennero i brividi. Non era una situazione leggera, intuii.
"Scusa amore. Tranquillo, non ti preoccupare"
Non preoccuparsi per lei, non era qualcosa che ero bravo a fare. Del resto, come si dice? Tale madre, tale figlio! Era sempre stato così, l'uno si preoccupava sempre dell'altro. Il fatto che stessimo come scappando via, da quella che era stata casa nostra da che ero nato, non mi faceva pensare a nulla di buono. Ma non volevo costringerla a parlare se lei non voleva.
Mi girai verso il finestrino reggendo la fronte con una mano, troppi eventi in così poco tempo, avevo la testa che stava per scoppiare. Massaggiai le tempie, sperando di farlo sparire e nel mentre, osservavo il paesaggio esterno. Fuori, le luci dei lampioni e delle case in lontananza, scorronevano veloci, creando scie luminose nell'oscurità della sera. Neanche quello spettacolo che avevo sempre adorato tuttavia, riuscì a cancellare dalla mia mente un pensiero.
Chissà se kacchan noterà la mia assenza domani, chissà se gli mancherò. Ovviamente no. Perché avrebbe dovuto fare differenza o meno la mia presenza accanto a lui? Chissà se riuscirò a dimenticarti. Forse col tempo io...
Ad un tratto, il treno sobbalzò, come se qualcosa fosse caduto sopra dei vagoni. "Cosa succede?!" Sentimmo dire da molti dei passeggeri e... Fu un attimo. Un colpo d'aria, un'onda d'urto fece deragliare il treno, alcuni vagoni si aprirono in due, scaraventando i passeggeri al di fuori. Noi compresi.
Ero a terra e quando riuscii ad aprire gli occhi, lo spettacolo che mi si parò davanti, era orribile. Sangue, feriti, morti, la gente che gridava... Che gridava i nomi dei propri cari... Mamma.
"MAMMA!"
Gridai nel panico. Non la vedevo. Mi alzai e iniziai a cercarla. il braccio destro mi doleva, mentre la gamba sinistra perdeva molto sangue, ma dovevo trovare mia madre ad ogni costo. Finalmente dopo minuti che mi parvero un'eternità, la vidi. Le corsi incontro chiamandola, stava bene, era sveglia, distesa sul terreno col volto rivolto verso un uomo che le stava parlando, lei si girò verso di me e mi guardò con sguardo allarmato, terrorizzato e pieno di lacrime.
Inko:"izuku scappa!"
Fu l'ultima cosa che le sentii dirmi e dopo il nulla, fui inghiottito dall'oscurità senza avere neanche il tempo di capire cosa stesse accadendo. E tutto quello, fu solo l'inizio di un lungo inferno.
Bakugou pov.
Ero ancora incazzato quella mattina per ciò che era successo il giorno precedente.
Quel dannato deku aveva osato troppo, uno scarto senza quirk ed inutile come lui non doveva nemmeno avvicinarsi a me! Che gli era saltato in testa di provare a fare qualcosa contro quello schifosi coso fangoso?! Non avrebbe mai dovuto fare qualcosa. Proprio lui. Non doveva superarmi.
Non sarebbe mai potuto essere un eroe e invece continuava ad insistere. Non ne potevo più del suo sguardo, quello sguardo che s'illuminava ogni volta che si parlava di Hero o abilità.
Quello che ardeva di due fiamme color smeraldo. Non lo ammettevo a me stesso, ma i suoi occhi erano la cosa che più mi terrorizzava al mondo. Perché nonostante tutto quello che gli facevo, il suo sguardo, era sempre lo stesso, ogni volta più intenso. Temevo che guardandomi, potesse vedere ogni mia debolezza, insicurezza e paura.
A scuola, qualcuno si avvicinò a me per parlare, appunto dell'accaduto e dirmi quanto fossi stato in gamba a resistere a quello schifoso villain. Io invece lo trovavo imbarazzante. Non ero riuscito a fare nulla contro di lui. Inutile dire che allontanai tutti, creando piccole esplosioni sulle mani. Non volevo sorbirmi gli elogi di quelle stupide comparse.
Suonò la campanella e notai che deku non era ancora arrivato. "Strano? Eppure non perde mai un giorno di scuola quel nerd." mi dissi.
Alla fine, Deku, non si presentò per tutto il giorno. Rientrando a casa, passai verso la sua abitazione, non so neanche perché lo stessi facendo, cosa mi poteva importare di lui?
Luci spente, porta chiusa, la posta ancora nella cassetta delle lettere.Ora ero allarmato.
Se era successo qualcosa, di sicuro quella vecchiaccia di mia madre doveva saperlo, era troppo legata alla madre di deku per non saperne nulla. Corsi fino a casa spalancando la porta con un calcio.
" OI VECCHIA! SAI CHE È SUCCESSO AL NERD E A SUA MADRE?! L'ENTRATA DELLA LORO CASA È UN DISASTRO E NON RISPONDONO!"
urlai, ma sentii solo dei lamenti come di un pianto, in direzione del salotto, andai a guardare.
Mia madre teneva una mano sulla bocca come se non volesse far sentire le urla di dolore che cercava di non mostrare, nell'altra mano reggeva il telefono che continuava a suonare a vuoto.
Era immobile davanti alla TV dove, un servizio speciale del TG, stava trasmettendo l'attacco ad un treno avvenuto la notte prima, fatto deragliare probabilmente da qualche villain per chissà quale ragione.
Era una brutta notizia, in una zona isolata come quella del suo passaggio, era ben lontana da tutti gli Hero delle città. Il ché aveva contribuito a rendere ancora più grave la situazione. Ma per quale motivo era così sconvolta? Il vecchio non era in viaggio di lavoro, per una volta. Quindi cosa stava succedendo?
"Katsuki... Non... Non mi risponde... Inko... Lei e izuku, erano su quel treno."
Disse tra i singhiozzi. Mi sentii stordito al sentire quelle parole. Non riuscivo né a muovermi né a parlare. Ero bloccato.
"Inko mi aveva chiamato ieri... Si doveva trasferire per lavoro anche se... Non le avevo creduto che fosse quella la ragione vera. Aveva detto che avrebbero preso quel treno... Lei doveva chiamarmi al loro arrivo, ma adesso... non risponde..."
Dentro di me era il panico, l'agitazione totale. Il non sapere se stesse bene o se fosse davvero morto, era troppo. Fuori invece, ero impassibile, non avevo ancora mostrato nessuna emozione. Ero così confuso. Nemmeno io capivo me stesso. Cosa stavo provando in quel momento?
I seguenti giorni furono difficili. Mia madre, sapendo che non c'erano altri familiari che avrebbero potuto riconoscerli, nel caso in cui... Fossero stati trovati i loro corpi, andò sul posto, sperando di ritrovarli in uno degli ospedali dove i superstiti, erano stati portati.
Passati due giorni dalla sua partenza, chiamò mio padre che nel frattempo era rimasto con me, disse con voce spezzata che avevano trovato Inko, morta, probabilmente con l'impatto al suolo. Di izuku nulla. Non vi era traccia. Non era l'unico che mancava, alcuni corpi erano irriconoscibili, altri bruciati nell'esplosione.
Seguirono altre settimane ed altre ancora, ma di lui nulla. E la mia confusione era sempre più opprimente.
Mia madre si stava riprendendo, diversamente da me. Il non sapere, mi rendeva furioso, triste, angosciato, esasperato. La mia testa era sempre più sottosopra. Mentre cercava di convincermi a rassegnarmi, il mio cuore diceva tutt'altro. Volevo credere che fosse ancora vivo. Doveva, essere ancora vivo.
Spesso lo sognavo, sognavo che fosse al mio fianco, con la sua solita faccia buffa ed i suoi occhioni smeraldini che mi osservavano. Attenti e curiosi. Poi mi svegliavo e cominciavo a piangere. Lui mi mancava da morire e non ne capivo ancora il motivo.
Passò altro tempo ed entrai alla UA. Con mia grande sorpresa, strinsi amicizia con un gruppo di ragazzi in classe. Non lo davo a vedere, ma in loro compagnia, mi trovavo bene. Mi sembrava di poter tornare nuovamente a respirare. Solo che la notte... La notte, ero nuovamente da solo. Solo coi demoni dei miei sogni. Vedevo lui, vedevo me, guardavo mentre rivivevo all'infinito, quell'ultimo giorno che avevo passato in sua compagnia. Avevo detto solo cose orribili e non avrei potuto mai chiedere il suo perdono.
Erano quasi due anni dalla sua scomparsa ed io stavo iniziando il secondo anno alla scuola per eroi. Quel giorno, erano tutti emozionati per il nuovo anno e l'arrivo di due nuove comparse in classe.
Una già la conoscevamo, era quello zombie del corso normale che aveva partecipato al festival dello sport arrivando all'ultima sfida per poi perdere subito.
Mentre il secondo, nessuno sapeva nulla. Il professore aveva raccontato, con la sua solita voglia di vivere, che era uno studente arrivato da I-Island, isola famosa per tutti i cervelloni che lavorano a varie invenzioni, per lo più volte ad aiutare e facilitare il lavoro degli Hero. Mentre si avvicinava l'inizio delle lezioni, il rumore fastidioso delle loro voci che discutevano su come sarebbe stato il nuovo studente, era sempre più alto.
Era davvero assurda tutta quella loro esaltazione. Io invece ero fin troppo scocciato dalla cosa. avevano ormai capito tutti che sarebbe stato un ragazzo, visto che avevano preparato altre due stanze nella zona maschile del dormitorio. E appunto, sul mio stesso piano. Come se già avere il bastardo a metà per vicino non fosse una brutta cosa. Ora mi toccava tollerare altre due scocciature. Le ragazze quindi, a seguito della scoperta, si erano già fatte film mentali su quanto gnocco poteva essere.
Io invece, me ne stavo seduto al banco, totalmente indifferente della cosa, non vedevo l'ora che tacessero.
Suonò la campanella ed un bruco giallo con l'aspetto da barbone, entrò dopo poco dalla porta, era il coordinatore della classe, come sempre, all'interno del suo sacco a pelo preferito.
"bene ragazzi anche quest'anno sarò con voi per mia sfortuna."
"Il solito professore!" Disse la classe in sotto voce.
"allora, come sapete avrete due nuovi compagni, uno sapete chi è non lo presento."
Capelli viola, occhiaie nere, voglia zero di vivere, la copia sputata del prof in versione più ristretta. Come quei due facessero a non essere imparentato, non lo capivo. Ma del resto, non mi importava. Lo zombie di nome shinsou, entrò in classe, fece un cenno con la mano e si mise alla destra del professore.
"Mentre questo è il nuovo studente, cercate di fare infretta le presentazioni, così iniziamo la lezione."
Entrò dalla porta il secondo ragazzo, a cui però io non davo peso.
"Buo-buongiorno a tutti io sono mid- cioè volevo dire... Eheh.."
Non è possibile! Quella voce… Voltai di scatto la testa, in sua direzione, restando per un momento senza fiato. Non credevo ai miei occhi.
Capelli riccioli verdi e folti come un cespuglio, un volto ricoperto di delicati puntini, lentiggini e due smeraldi dal verde più puro che esista per occhi, nonostante sembrassero più spenti rispetto al passato. Ma non avrei mai potuto confondere quella voce balbettante con un'altra. Neppure tra cent'anni. Era lui!
Katsuki:"de-ku?" Sussurrai. Si voltò verso di me rivolgendomi uno sguardo…. Triste, preoccupato? No. Era allarmato. Era uno sguardo che, in passato, mai mi aveva rivolto. Dopo quell'attimo di pausa, riprese a parlare. Ed io ad ascoltare, cercando di non perdere neppure un suo frammento.
"Sono Toshinori Izuku, spero andremo d'accordo ragazzi."