Casa

1736 Parole
La scuola era iniziata da una settimana ormai, lezioni e compiti erano rientrati nella quotidianità dei ragazzi di Beacon Hills. Stiles era rientrato a casa dopo la scuola, una casa vuota e fredda, era sempre difficile rientrare in un'ambiente silenzioso dopo il caos del liceo, doveva averci fatta l'abitudine ormai, ma non era così. Anche se la relazione con suo padre era migliorata la solitudine ancora pesava sul suo animo, per questo nelle vacanze estive aveva fatto di tutto per non rimanere solo in casa e per questo aveva deciso di farsi avanti con Lydia, se avesse avuto una ragazza, sarebbe cambiato tutto, non sarebbe più rimasto solo. Da quando Derek era andato via, molte cose erano cambiate e non pensava che era una cosa che riguardasse il branco o a qualche cosa di soprannaturale, era un cambiamento che lui aveva percepito nel suo petto, qualcosa si era rotto e ne percepiva il sottile dolore quotidianamente. Lydia aveva aiutato a non sentirlo più, la sua compagnia era stata lenitiva per quella piccola crepa, ma quando rimetteva piede in quella casa buia e vuota, il dolore tornava e con esso la solitudine tornava a pesare. In una settimana i suoi piani per "conquistare" la ragazza non avevano avuto sviluppi interessanti, era rimasto tutto piatto e triste, il suo migliore amico non lo stava aiutando per nulla, stava al suo fianco solo per prenderlo in giro e buttare giù tutti i suoi piani. Negli ultimi giorni Isaac si era unito alla distruzione di Scott, quei due insieme erano dei distruttori dei suoi piani, doveva dividerli o la sua storia d'amore non avrebbe mai avuto un lieto fine, erano due matrigne crudeli che non avevano pietà del suo povero cuore. Sospirando tristemente si gettò sul letto e chiuse gli occhi, preferiva viaggiare con la fantasia alcune volte, immaginava un mondo dove tutto fosse normale, dove non c'erano licantropi e altre creature che premeditavano la sua morte e quella dei suoi amici, anche se spesso si ritrovava a pensare che senza quel lato soprannaturale, al quarto anno sarebbero arrivati solo lui e Scott, due amici sfigati che non sarebbero riusciti mai a legare con nessun'altro. Si rigirò sul letto e prese il cellulare, cercò qualche playlist triste e iniziò ad ascoltarla e cullato da qualche melodia malinconica, si addormentò. A risvegliarlo furono gli scossoni che gli stava dando il padre. - Dannazione Stiles! Mi hai fatto prendere un colpo! Non dovresti spaventarmi così alla mia età e con la mia salute, mi mandi all'altro mondo! – Il padre era chiaramente spaventato ma non ne capiva il motivo. - Che succede? Mi ero addormentato, la musica non era nemmeno tanto alta, ti avrei sentito se mi avessi chiamato normalmente, non c'era bisogno di arrivare a scuotermi così forte – - Addormentato? Stavi urlando e ti tenevi il petto, credevo stessi avendo un infarto, stavo per chiamare il 911. – Lo sceriffo era più preoccupato per il fatto che il ragazzo non si era accorto che urlava. - Cosa? Davvero? Io non ricordo di aver avuto un incubo, mi sarei dovuto ricordare di un qualcosa di così brutto. – - Lascia perdere, meglio che fosse un sogno e meglio se non lo ricordi. Alzati, la cena è pronta! – Stiles si alzò confuso per quello che era appena accaduto, era successo che aveva avuto incubi e al risveglio non lo ricordasse, ma la reazione del padre era stata troppo eccessiva. Prima di scendere passò dal bagno per sciacquare il viso, mentre stendeva le mani sotto il getto, si accorse che stava tremando, forse aveva ragione il padre, era un bene se non ricordava il brutto sogno. Dopo essersi rinfrescato, raggiunse il padre al piano di sotto e si unì a tavola con lui, un buon pasto caldo in compagnia avrebbe cancellato quella brutta sensazione che aveva addosso dopo essere uscito dal bagno. Dopo cena ritornò in camera, sfogliò pigramente qualche libro di scuola per qualche minutò e poi passò a guardarsi qualche serie tv al computer, per quella sera si mantenne su cose divertenti, non voleva avere brutti sogni. Per fortuna la notte passò serenamente. Il giorno dopo era carico di energie e pronto a conquistare il cuore della loro compagna, al suo fianco c'erano Isaac e Scott, pronti a bocciare tutte le sue proposte. Fra un piano fallito e l'altro, la mattina trascorse serena per i ragazzi, che ormai si erano già abituati alle follie del loro compagno, anche Lydia era divertita dal corteggiamento del castano, faceva sembrare come se le loro vite fossero tornate alla normalità, prima ancora che iniziassero il liceo. Quando erano dei bambini e per loro la parola "morte" era un qualcosa che si leggeva sui libri quando studiavano la vita di un poeta del passato. Gli piaceva risentire quella leggerezza, era bello poter tornare a ridere per i piani difettosi di Stiles, anche perché lui non aveva capito che lei sapeva tutto. Fra una risata e una presa in giro, anche quel giorno era trascorso sereno. Derek era seduto sul divano nell'appartamento di New York, aspettava che sua sorella tornasse dalle lezioni, almeno lei doveva andare avanti con la sua vita, visto che nessun Hale era riuscito a crearsene una. La sua giornata iniziava nel terrore e finiva dopo aver chiamato Stiles, dopodiché non era riuscito a capire cosa fare nella vita, non aveva una laurea, non aveva mai lavorato e perciò non aveva nessuna esperienza, aveva passato la sua vita a rincorrere una vendetta dietro l'altra. Non potendo creare un vero curriculum, non sapeva come occupare le suo giornate, leggeva libri su libri, passava da vecchi tomi storici all'ultimo di Stephen King. Aveva pensato ad aprire una libreria, Cora glielo aveva suggerito appena arrivati in quella città, ma l'idea di lui seduto dietro un bancone che sorrideva ad estranei era davvero irreale. Ultimamente si era interessato alla storia Greco/Romana, dopo aver incontrato creature mitiche giapponesi, aveva deciso di ampliare la sua conoscenza dei miti e delle leggende storiche. Non le aveva ancora detto nulla dell'incubo che lo torturava ogni notte, anche se era sicuro che la sorella sospettasse qualcosa già da tempo e aspettava solo lui che gliene parlasse, per ora però non sarebbe successo. Qualcosa nel sogno lo aveva fatto interessare a quella parte di storia, era come un debole eco, sentiva le parole "fato" e "destino" che si ripetevano nella nebbia e collegava queste due parole a quel ramo storico. - Per quanto leggi dovresti insegnare, questa mattina son inciampata su una tua colonna di vecchi libri. – Cora era appena rientrata dalle lezioni e portava con sé una busta della spesa. – Alzati, ho portato il pranzo. – - Non sopporto i ragazzini, non potrei mai insegnare, morirebbero tutti dopo la prima ora. – Derek posò il libro e raggiunse la sorella in cucina. – Ancora pasta primavera? Saranno tre giorni che mangiamo sempre la stessa pasta. – - Beh, fin quando non ti decidi a parlare, mangeremo pasta primavera ancora per molto tempo, visto che sei tu quello che cucina, ma sei troppo preso nei tuoi libri per cucinare o fare la spesa. – - La pasta è davvero ottima. – L'uomo chiuse il discorso. Dopo una breve pausa di silenzio, Derek osservò la sorella mangiare, era chiaro che stesse per perdere la pazienza. - Forse devo tornare a Beacon Hills. – Disse senza alzare lo sguardo dal piatto. La ragazza smise di mangiare e guardò il fratello. – Questa è casa nostra ora, la tua famiglia sono io, lì non hai più nulla! – parlò con molta calma e scandendo ogni parola. - Lì ci sono persone a cui tengo, Scott e gli altri anche sono una famiglia per me. – Derek si sentiva molto a disagio per quella conversazione, sapeva che non sarebbe andata bene. - IO, sono la tua famiglia! Sono la tua vera e unica famiglia, lo hai scordato? Sono morti tutti ed io e te siamo unici ad essere vivi... - Non finì di parlare perché il fratello le mise una mano sulle spalle. - Cora, non sto dicendo che tu non lo sei, ma se loro si trovano sempre in pericolo è a causa nostra, di zio Peter perché ha morso Scott. Sento che sta per succedere qualcosa. – Fece una breve pausa. - Qualcosa che riguarda anche me. – - Allora verrò anche io. – Cora si alzò di scatto. - No! Tu rimani qui e continui a seguire le lezioni. – Derek cambiò il colore dei suoi occhi da verdi a blu. – È una cosa che riguarda me e non te. – Sperando che la discussione fosse finita, Derek si alzò dal tavolo e iniziò a sparecchiare ma non appena diede le spalle alla sorella, sentì la porta di fuori sbattere. Dopo qualche ora sul suo cellullare arrivò un messaggio "sono dalla mia amica, fai quello che vuoi." Era chiaro che la sorella fosse ancora arrabbiato con lui ma si sentiva abbastanza sereno nel vedere che lei sarebbe rimasta a New York e che non l'avrebbe seguito a beacon Hills. Stiles era nel suo letto, non riusciva a dormire, annoiato prese il suo telefono nelle mani e cominciò a sfogliare le applicazioni, andò a controllare le ultime chiamate, diede particolare attenzione al numero anonimo che lo chiamava tutti i giorni, lui in qualche modo sapeva chi era a chiamarlo tutti i giorni ma non capiva perché lo faceva. Era notte fonda, la città dormiva in attesa di svegliarsi il mattino dopo, pronta a rivivere fra il via vai delle persone che l'abitavano. Derek Hale aveva appena spento la macchina, si guardò ancora intorno, cercava un segno che gli confermasse che tornare a Beacon Hills non fosse stato un grosso errore, ma non arrivò. Scoraggiato scese dall'auto, prese il borsone e si avviò nel suo loft, nel tragitto scrisse un messaggio alla sorella, sperando che non fosse ancora arrabbiato con lui. Una volta rimesso piede in quello spazio enorme e vuoto, qualcosa si mosse nel suo petto, come un'ondata piacevole e calda, non credeva di aver sentito così tanta nostalgia di quel luogo, eppure lì dentro erano solo successe cose spiacevoli. Si mise a sedere sul letto pieno di polvere e alzò lo sguardo verso l'enorme vetrata posta al centro del muro, la luna era alta nel cielo e la sua luce bianca illuminava gran parte del loft. – Sono a casa. –
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