Segreti

1954 Parole
La navetta si staccò dal braccio detraibile tramite il quale era agganciata alla stazione e lentamente cominciò ad allontanarsi dalla stessa. L'immensa struttura era visibile in tutte le sue parti. La sezione centrale con i cancelli e le navette, continuamente in partenza e in arrivo, e le due grandi ruote laterali in continua lenta rotazione che servivano a ricreare una gravità artificiale. La navetta stava viaggiando a una certa velocità e la stazione stava scomparendo velocemente dalla loro vista, diventando sempre più piccola, mentre la Luna si avvicinava sempre di più arrivando a dominare il cielo stellato. Il viaggio che dalla stazione spaziale portava alla Luna durava un massimo di 22 minuti. I viaggiatori potevano già vedere la superficie del satellite dagli oblò della navetta, con tutte le sue formazioni geologiche, le montagne e gli innumerevoli crateri. Il terreno era grigio, a tratti oscuro e a tratti lucente, a seconda dell'angolazione della luce. La Luna, fin dalla fondazione della prima colonia nel 2041, 28 anni prima, era stata oggetto di una vera e propria colonizzazione. Quasi tutte le corporazioni avevano almeno una propria colonia lunare, oltre che complessi minerari, hotel lunari e strutture per la ricerca scientifica. Di tutte queste colonie e strutture, Moon City costruita dalla CEM, la nuova corporazione economica mercantile, era sicuramente quella più appariscente e ricca di strutture bizzarre. La città fu costruita nella parte sud-ovest della faccia visibile della luna su un piccolo altopiano nei pressi del cratere Plinius. Questa era la posizione ideale per offrire in ogni momento una spettacolare vista sulla Terra ai numerosi turisti. La colonia era anche chiamata la Las Vegas dello spazio per via di alcuni edifici, molto simili nell'architettura, a quelli della città del peccato terrestre e per via della moltitudine di luci che la caratterizzavano. La città era costruita per la maggior parte sotto la superficie lunare per ragioni di sicurezza e per evitare il bombardamento meteorico. Alcune strutture molto appariscenti spuntavano, però, qua e la dal grigio suolo lunare. La più grande era l'immensa piramide scura della CEM, alta più di 1 km, illuminata da una moltitudine di luci e da un grande faro sulla cima trasparente; era una costruzione facilmente visibile anche dalla Terra. Una moltitudine di cupole di diverse dimensioni la circondavano, e sotto queste enormi ampolle di vetro trasparenti erano situati moltissimi locali e attrazioni. Erano inoltre visibili una fitta rete di tubi trasparenti utilizzati come passeggiate lunari che erano una delle molte attrazioni per turisti che offriva la colonia. La navetta era ormai in fase d'atterraggio e si collocò in volo stabile, sopra uno delle grandi aperture circolari che servivano per l'atterraggio delle navette. Le paratie si aprirono e lentamente il trasporto iniziò la sua lenta discesa verticale. Nbisi si rivolse ad Anzor. > > rispose Anzor. > > commentò Nbisi > L'astronave scese all'interno dello spazio porto, in profondità nel sottosuolo. L'enorme portellone dal quale il loro trasporto era entrato alla sezione sottostante, si stava chiudendo lentamente, serrandosi sopra il veicolo. La loro navetta aveva, da poco, toccato il poligono di atterraggio quando un veicolo adibito al trasporto passeggeri dello spazioporto allungò il suo braccio estendibile e si agganciò al portello della navetta. Il mezzo sembrava un grosso mezzo da trasporto, simile ad un autobus, ma molto più blindato e molto più stile lunare. Il portellone del mezzo si aprì così Nbisi e Anzor, insieme agli altri passeggeri, salirono sul mezzo che dopo essersi sganciato si mosse velocemente attraversando l'interno del grande struttura attraverso una fitta serie di gallerie, fino a condurli ad un grande attracco dove arrivavano veicoli simili da tutto lo spazioporto. Il veicolo si agganciò ad uno degli ingressi costituito da uno dei soliti grandi portelli a tenuta stagna. Tramite questo i viaggiatori entrarono nella struttura pressurizzata. Tra i molti viaggiatori che arrivavano in città si poteva scorgere veramente di tutto; Moon city era la meta preferita di molti tipi di visitatori. Infatti non solo turisti approdavano in questi luogo ma anche uomini d'affari di molte corporazioni, mercenari, rabbini, soldati legionari in licenza e molti altri. Un turbo trasporto portò i due mercenari molto rapidamente alla stazione principale della colonia lunare. Immediatamente dopo si ritrovarono nella piazza principale, che era sovrastata da un enorme cupola. Nbisi commentò il loro arrivo in città. > Da un rapido colpo d'occhio sulla città si poteva ben notare l'inconfondibile stile CEM. Una miriade di locali per il gioco d'azzardo, bordelli e un infinità di androidi p********e che entravano e uscivano di contino dai locali, spesso accompagnate da turisti giocondi e in festa. Era difficile non perdersi tra le decine di insegne olografiche che costellavano Moon City e per questo motivo erano sempre disponibili numerose guide robotiche. Questi utili navigatori e informatori molto spesso erano dei semplici mini robot su ruote. Erano molto simili ad una macchinina telecomandata in grado solo di mostrare il tragitto da seguire con frecce olografiche e poche parole sintetiche. Altre volte erano guide molto più complesse; semi antropomorfe o simili. I due mercenari ne fecero a meno, evitando i molti robot che si proponevano a loro a prezzi modici di poche piastre. Nbisi conosceva perfettamente la città, avendola visitata per lavoro e per svago decine di volte. L'hotel nel quale avevano deciso di alloggiare era il famoso Moon Light anche conosciuto come una meta impedibile per gli amanti del vizio. Dopo poche centinaia di metri percorsi lungo il grande ed affollato corridoio sotterraneo, arrivarono a destinazione. L'entrata era un grande arco di una decina di metri di diametro. Sembrava che la gente potesse andare e venire da quel luogo senza limitazioni. La grande insegna olografica, illuminata in cromatismi di viola e giallo fluorescente gli diede il benvenuto. Nella hall vi era un continuo di androidi p********e che scendevano e salivano dai turbo ascensori. Questa sala era un grande spazio di almeno 100 metri di diametro. Ologrammi appariscenti che scaturivano dai molti proiettori su pareti e soffitto invitavano i visitatori a partecipare alle molte attività della base. Gite a folle corsa sulla superficie lunare su veicoli lunari, casinò, bar karaoke e bordelli; tutto questo era il menù alla base del successo di Moon City. L'hotel era scelto da molti visitatori come alloggio preferito per il loro soggiorno lunare. Anzor stava osservando ricchi uomini d'affari della CEM, in giacca e cravatta, che chiacchieravano eccitati sugli ultimi redditizi business portati a termine e alcuni legionari ubriachi che stavano cantando di fronte all'ingresso, mentre a grandi passi percorreva la hall seguendo Nbisi. Questa era l'immagine più adatta di Moon city, la città del peccato spaziale, seconda solamente a Las Vegas sulla Terra, come quantità di visitatori e capitali monetari circolanti. Era un atmosfera che i due mercenari sembravano gradire molto. La città era uno dei motivi principali di odio da parte delle fazioni più fondamentaliste, ed era stata più volte sanzionata persino dall'ONU per le violazioni del diritto globale etico. Non era infatti raro che ricchi uomini d'affari ubriachi sposassero bellissime androidi p********e dopo aver perso la testa per via dell'alcol e al gioco d'azzardo. Oltre a questo si diceva che numerosi scienziati, privi di principi morali, e favolosamente pagati dalla corporazione, portassero avanti proibite ricerche sulla genetica nei molti laboratori segreti nel sottosuolo. Anzor e Nbisi si posizionarono davanti ad uno dei molti punti di reception mentre l'indaffarato androide semi antropomorfo, adibito all'accoglienza stava freneticamente svolgendo i suoi compiti. Le due piccole ruote di cui erano munite frizionavano il pavimento della base, mentre schizzava da una parte e dall'altra per cercare di servire tutti. Dopo diversi minuti, quest'ultimo, vedendo i due mercenari fermi in un angolo con in volto un espressione decisamente irritata si precipitò imbarazzato da loro. Prima che potesse dire una sola parola Nbisi l'apostrofò. > Il droide non era coperto da pelle artificiale come i complessi droidi utilizzati per la prostituzione, ma i suoi costruttori lo avevano comunque dotato di volto espressivo, in modo di avere un aspetto più gradevole di fronte ai clienti. Si rivolse ai due mercenari con espressione dispiaciuta e una voce decisamente sintetica. > . > intimò Nbisi al robot che rispose con un espressione mista tra angoscia e paura. Poi infilò una delle sue dita dentro la fessura del terminale del computer e in un attimo carico i dati. > il droide continuava a caricare i dati e a vaneggiare, così che diede ad Anzor motivo di interromperlo nuovamente. > il droide sobbalzò, poi rispose. I due mercenari consegnarono il loro documenti al droide che rapidamente li passò le due tessere con chip olografico su un rilevatore. > concluse lo stesso, con un grande e stupido sorriso che si allargò improvvisamente sulla sua bocca sintetica, fatta con enormi labbra di silicone artificiale. I due mercenari si congedarono con un ghigno di circostanza mentre Nbisi afferrava rapido i documenti che il robot gli stava allungando indietro. I due raggiunsero a grandi passi il turbo ascensore dove era indicato il numero delle loro stanze. Intanto una lunga scia luminosa era apparsa sul pavimento e gli indicava la direzione. I due uomini si accorsero che molte lunghe striscie colorate si intersecavano e si disperdevano lungo la sala; questo era un ulteriore metodo per guidare i visitatori all'interno dell'albergo. Il turbo ascensore invece di salire, scese di colpo e velocemente verso il basso. Lo stesso ascensore s'arrestò dopo 30 secondi al livello 20. Le porte si aprirono e le due striscie luminose, verde e arancione, una per Anzor e l'altra per Nbisi, comparvero nuovamente ad indicare il loro tragitto. Dovettero percorrere solo qualche decina di passi, attraverso quel corridoio illuminato di bianco e pervaso dalle solite pubblicità olografiche, per raggiungere le loro rispettive stanze. Anzor appoggiò la mano sul lettore delle impronte della porta, proprio dove era disegnata in verde la formina di una mano, e quest'ultima si aprì con uno scatto. Nbisi salutò Anzor mentre entrava nella sua stanza. >
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI