27. Gh’è ammò un quaivun Venerdì 15 febbraio, via Ripamonti, bocciofila Il Capolinea, ore 17.40 La stanchezza per la lunga giornata di lavoro e la speranza in un futuro migliore. Sono questi i compagni di bevuta dell’Osvaldo e dei due manovali meridionali seduti al tavolo d’angolo, vicino alla pedana del bancone rabberciato. I bicchieri sono solo tre, che la stanchezza è astemia e il rosso dell’Osvaldo la fa girare alla larga. Due piatti di quelli da portata con dentro il salame e la raspadüra18 lodigiana completano il quadro che nemmeno il pittore zoppo, quello delle osterie francesi, l’avrebbe reso così tipico. La sala è vuota, i campi da bocce al di là del vetro han dentro solo un paio di quelli bravi che fanno un testa a testa. Ci si gioca l’orgoglio e non i soldi, ma spesso quell

