XLVIII. La cappella. Era costumanza religiosamente stabilita in Ispagna, quando un uomo è condannato a morte, di lasciargli passare quarantott’ore in un carcere trasformato in cappelle ardente. Ivi la religione offre, sotto tutte le forme, i suoi soccorsi e le sue consolazioni a quegli che sta per morire. Alcuni preti, dandosi la muta d’ora in ora, l’assistono e lo consolano cercando di fortificarlo, colla speranza, contro gli orrori del supplizio. La confraternita di pace e di carità, tenera madre di tutti quelli che sono destinati al carnefice, veglia a rendere soavi le loro ultime ore, prodigando loro le cure più assidue e appagando i loro minimi capricci; oltracciò si permette a quegl’infelici di trattenersi coi loro parenti e coi loro amici. Si concedono loro, in una parola, tutti

