9 - HERO

378 Parole
«Buongiorno, ragazzi». Ci alziamo in piedi. L’aula, molto ampia, è dipinta di un color giallo chiaro. «Buongiorno». L’insegnante di scienze motorie rivolge lo sguardo verso la porta socchiusa, poi ci guarda. «Quest’anno avremo una nuova alunna in questa classe. Entra pure Josephine e presentati». Al richiamo dell’insegnante risponde l’ingresso di una ragazza dai lunghi capelli dorati, gli occhi azzurri cielo e labbra carnose di un colorito rosa saturo. La carnagione è molto chiara e la sua corporatura è esile.  Corpo perfetto per la danza classica. «Ciao a tutti» dice, la voce dolce, sottile e tremante. È in imbarazzo. «Mi chiamo Josephine White, la mia famiglia ha origini americane, per questo ho un nome e cognome non italiani. Vengo dal Nord Italia e sono qui perché mia nonna – la madre di mia madre – non è al suo meglio in salute, quindi… mia madre ed io ci siamo trasferite qui». È talmente bella che mi chiedo se questa ragazza esista davvero e dubito del fatto che si trovi proprio a qualche metro da me. «Molto bene. I ragazzi seduti all'ultimo banco della fila centrale si chiamano Hero e Chiara, puoi sederti con loro!» le dice l’insegnate. Josephine annuisce e si reca verso di noi. Sospiro. Io sono seduto al lato destro del banco, Chiara si sposta accanto a me lasciando il lato sinistro libero alla nuova ragazza. È bellissima… La osservo camminare con un’eleganza tale da mettere in imbarazzo i cigni reali. «Ciao!» ci saluta lei mentre appoggia lo zaino a terra. «Io sono Chiara» si presenta la mia migliore amica stringendole la mano. Josephine risponde con un sorriso. «Io sono Hero» anch’io le porgo la mano e nel momento in cui la sua mano sfiora la mia, il mio cuore inizia a battere in maniera irregolare. «Molto piacere» risponde. «Hai una stretta molto forte… complimenti!» Sorrido. «Ti ringrazio». Mi alzo e le procuro una sedia per sistemarsi accanto a Chiara. Josephine mi guarda, poi parla: «Tu sei il ragazzo che è intervenuto in cortile, giusto?» «Giusto, anche se di solito non mi immischio nei litigi». Arriccio il naso, lo faccio quando sono in imbarazzo o a disagio. «Io apprezzo molto quello che hai fatto. È stato…» «Eroico?» interviene Chiara. «Si» ridacchia Josephine. «Eroico. Qualcuno doveva fare qualcosa».  
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