Appena entriamo in palestra, uno spazio rettangolare davvero poco ampio, veniamo travolti da uno sgradevole odore di stanza chiusa da troppo tempo.
Ci sono due tavoli da ping-pong in fondo alla sala. Uno viene occupato da Tommaso, Josephine e una coppia di innamorati: Emilia e Roberto. Il secondo tavolo da ping-pong viene occupato da me e Chiara che abbiamo sempre fatto pena a questo gioco.
Prendo la pallina, la lancio con la racchetta contro il mio lato del tavolo, essa batte una sola volta in quel punto per poi rimbalzare sul lato di Chiara che manca il colpo e la pallina cade dal tavolo.
Chiara afferra la pallina e me la lancia. Io la lancio a lei, lei la manda nuovamente a me. Manco il colpo. Cerco la pallina sul pavimento prima di vederla rotolare verso l'altro tavolo da Ping-Pong. Faccio per afferrarla e vengo distratto dall'arrivo di un'altra pallina che rotola verso di me.
Alzo lo sguardo.
Gli occhi di Josephine fissano i miei. Lei sorride. Rimaniamo a guardarci per qualche secondo.
Lei sbuffa una risata. «Non sono brava per niente a questo gioco!»
«Nemmeno io!» esclamo e ridiamo insieme.
Il suo sorriso è luminoso quanto il fuoco che sento accendersi dentro di me ogni volta che la guardo; quasi mi brucio, ma questa sensazione è piacevole.
Lei ritorna a giocare ed io faccio lo stesso.
«Hai visto quanto è carina la ragazza nuova?» mi chiede Chiara continuando a giocare.
Sorrido. «Si... è molto carina».
«Le tue guance sono diventate rosse!» mi fa notare ridacchiando.
«Non è vero!» esclamo e lei continua a ridere.
Forse arrossisco davvero quando Josephine mi guarda o quando si parla di lei, ma non riesco a dimenticare la sensazione che ho provato quando ci siamo stretti la mano un'ora fa.
La voce profonda di un uomo concentra l'attenzione su quest'ultimo «Buongiorno!»
Ci alziamo nuovamente in piedi. «Buongiorno»
«La vostra insegnante di Storia Dell'Arte oggi è assente. La sostituisco io per tutte e due le ore. Fate ciò che volete, ma non gridate, non vi alzate e non usate i cellulari» dice lui.
Il suo corpo è enorme. Ha gli occhi scuri, i capelli e la folta barba sono neri. Ha l'aria di essere un prof severo.
«Cosa facciamo?» mi chiede Chiara. «Un disegno?»
Non ho voglia di disegnare... Ho un'idea migliore. «E se facessimo sedere Jo, Tommy, Emilia e Roberto intorno al nostro banco e giocassimo ad Obbligo O Verità?»
«Mi sembra un'ottima idea» risponde. «Si... Ci sto!»
«Prendi la bottiglia, io chiamo gli altri».