La perdita del tempo In mancanza di una palestra, le lezioni di ginnastica le facevamo all’aria aperta, col sole o con la pioggia. Le facevamo sul retro della scuola, in un prato che si perdeva verso il bosco. Da lontano, nascosti fra gli abeti, i caprioli osservavano quegli spericolati addestramenti e si divertivano a vedere i movimenti sguaiati di quei giovani che, sbuffando e sudando, davano il meglio di sé nel salto, nel saltello, nel lancio delle noci o nella corsa. Ma nella corsa c’era da rimanere secchi quando entrava in campo Zelinda. Anche se femmina, e per di più giovanissima, nessuno riusciva a batterla, neppure i maschi più allenati. Zelinda si faceva ammirare, e non avresti saputo dire se più per la velocità delle sue gambe o per la bellezza del suo corpo. Non c’era uno solo

