Passarono due settimane, di Justin nemmeno l'ombra, non mi scriveva più, non veniva più da me, tutto questo dopo quel giorno... forse meglio così.
Perché continuavo a pensarci? Perché sentivo la sua mancanza? Mi sembrava di prendere in giro me stessa. La verità è che non riuscivo a capire cosa volevo. Una parte di me mi diceva di scappare, correre via e allontanarmi da lui, un'altra mi diceva di perdonarlo e tornare come prima.
I sensi di colpa mi divorarono l’anima in quelle due settimane, mi sentivo terribilmente male per quello che gli dissi. Non potevo continuare in questo modo, dovevo chiamarlo e scusarmi.
Celine: Pronto Justin..
Justin: Pronto! Qui parla la segreteria telefonica di Justin Brooke, lasciare un messaggio dopo il segnale acustico.
Celine: Hey Justin... ti ho chiamato per chiederti scusa per quello che ti ho detto l'altra volta... spero mi perdonerai... le parole mi sono uscite senza che io ci pensassi.. appena puoi scrivimi.
Che stava succedendo? Sembrava tutto così surreale; un paio di settimane fa ero felice nella mia casa a LA, non mi aspettavo tutto questo. E io odio l'inaspettato.
Justin's Pov
Mi stavo allenando in palestra, dovevo mantenermi in forma e poi era l'unico modo per sfogare i miei problemi. Accendo il telefono e trovo un messaggio in segreteria. Da Celine. Le mie mani iniziarono a tremare, non la vedevo e sentivo da due settimane.
Celine: ehi Justin... ti ho chiamato per chiederti scusa per quello che ti ho detto l'altra volta... spero mi perdonerai... le parole mi sono uscite senza che io ci pensassi.. appena puoi scrivimi.
Justin: ehi Celine, possiamo parlare? Seriamente questa volta.
Volevo solo che mi ascoltasse, volevo chiarire con lei ma ogni volta che provavo tirava fuori la storia degli otto anni. Capivo la sua sofferenza ma ora ero lì, e se avesse voluto avrei passato tutta la mia vita con lei. A quel tempo eravamo bambini non sapevo che stavo facendo.
Celine: Va bene. Dove?
Justin: Il parco... dove ti aspettai l'altra volta. Questa volta non tardare però, ti aspetterò all'infinito.
La sentì ridere.
Celine: va bene.. alle 16.00?
Justin: va bene.
Celine's Pov
Mi terrorizzava letteralmente l’idea di un confronto con lui, avevo tanta paura di iniziare a sparare cazzate e rovinare tutto.
Misi la camera sottosopra in cerca di vestiti adatti, non mi piaceva niente, nulla era adatto. Mi buttai a peso morto sul letto sbuffando. Guardai l’orologio e si fecero le 15:30, mi alzai di colpo e affrettai il processo.
Uscì di casa e andai al solito parco, lo trovai appoggiato al solito albero, lì che mi aspettava.
-Sei qui finalmente- sorrise -ehi sono puntuale- aggrottai le sopracciglia, -allora di cosa vuoi parlarmi- dissi impaziente, anche se sapevo già la risposta, ecco domanda stupida al primo colpo, andiamo avanti. -Di noi- lo guardai negli occhi, detto così sembra… ehm… ecco… arrossì e lui se ne accorse.
-No ehm.. intendo io e te, noi nel senso questa situazione tra di noi- disse calmo -sì sì ho capito t-tranquillo- il mio viso stava andando a fuoco.
-Celine io non ti ho mentito, quello che ho detto in questi giorni è vero, mi sei mancata e ti ho pensato molto spesso. Io me ne sono andato perché ero un bambino, non sapevo cosa stavo facendo. Non possiamo restare così per sempre. Ora siamo persone diverse, adulte e mature. Capisci che intendo? Io volevo chiederti... io vorrei iniziare da zero, ti voglio accanto a me come una volta.
Quello che aveva detto mi aveva toccata. Ma qualcosa mi impediva di perdonarlo. 8 anni...8 anni... questo pensiero continuava a rimbombare nella mia testa.
-8 anni- mi limitai a dire come una stupida -lo so Celine! Potresti dimenticare di quei maledetti 8 anni?! È una cosa stupida!- Disse alzando la voce.
-È una cosa stupida? Tu veramente pensi che 8 anni di lontananza siano una cosa stupida? Quindi per te è una cosa stupida che io abbia sofferto?- Dissi e alcune lacrime iniziarono a rigarmi il viso. -Pensi di aver sofferto solo tu? Non pensi a me? Poi ti ho già detto, io ero un bambino. È stato un errore che ora non rifarei mai più. Ti prego Celine capiscimi- mi prese le mani, si inginocchiò e mi chiese di perdonarlo. E ora che potevo fare? La cosa giusta o la cosa sbagliata? Ma quale era la giusta? E quale la sbagliata?
Non potei vederlo in quella situazione.
-Va bene Justin, ti perdono, riproviamoci- un sorriso spuntò sul suo viso. Si alzò e mi sollevò da terra abbracciandomi forte -Justin che fai mettimi giù- risi -fidati di me Cel, non ti lascerò mai sola- non mi chiamava Cel da...
Mi mise giù, si avvicinò e mi abbracciò forte. Ricambiai e sussurrai -ti prego non deludermi questa volta, non so se sopravviverei-
-Ti va di uscire? Non hai fame? Dove ti piacerebbe andare?- Justin mi riempì di domande, scoppiai a ridere -fammi pensare almeno a cosa rispondere alla prima domanda- mi interruppe -ok, sicuramente hai fame, da piccola ne avevi sempre, andaimo- mi prese per il braccio , come quando eravamo bambini e mi portò in macchina, così ci dirigemmo verso un ristorante.
Justin's Pov
-Allora che ordini?- Dissi scrutando il menu, -io direi il solito, tu?- Mi guardò e avevo già capito. Come ai vecchi tempi, tutto si stava ripetendo. -Stesso allora- dissi approvando l’idea.
Feci cenno al cameriere di arrivare e non tardò.
-Cosa ordinate?- disse guardando Celine come se la conoscesse, non distoglieva lo sguardo da lei. -Due margherite, con tanta mozzarella, giusto Cel- la guardai per il consenso. Fece cenno di sì. Il cameriere non aveva annotato nulla era impalato a fissarla. -Ho detto due margherite con mozzarella extra. E smettila di guardare la mia ragazza- dissi acido. Si svegliò dal suo stato di trance poi sparì.
Celine's Pov
-La tua ragazza?!- Dissi alzando un sopracciglio. -Era per mandarlo via... non la smetteva di guardati- rispose guardando ovunque tranne che me -e allora? Non sarai mica geloso?- Incrociai le braccia e risi -io geloso? Neanche un pò-
A me sembrava più che geloso. Mi ricordai di quando a scuola Justin non permetteva agli altri bambini di giocare con me, andava sempre a casa e diceva a sua madre che tutti a scuola volevano rubare la sua migliore amica. Mi misi a ridere guardando la sua faccia. Era tutto rosso. Ne approfittai per guardarlo bene, le labbra carnose e gli occhi color miele erano le uniche cose che non erano cambiate. Aveva dei lineamenti favolosi, i suoi capelli erano davvero belli, per non parlare del fisico.
-Celine ci sei? Ti sei incantata per la mia bellezza?- Disse convinto, e aveva ragione -ti piacerebbe- feci finta che non mi piaceva per niente -beh per esempio io ti trovo bellissima-
Arrivarono le pizze.
-Sì sì Justin ora mangia e taci- mi diede un pizzicotto e addentò la pizza. Sempre la stessa storia con quella mozzarella.
-Justin prendili e mettili sopra la pizza- dissi io guardandolo alle prese con i fili di mozzarella, come quando eravamo bambini. -Si giusto… ehi ricor- lo interruppi -come se fosse ieri- sorrisi -ma non ho finito di parlare... come hai capito cosa intendevo?-
Mi guardò perplesso.
-Ti leggo nella mente- scoppiò a ridere e così feci anch'io.