Celine's Pov
Mi svegliai prestissimo, ero super motivata per prepararmi e andare a lavoro. Non potevo ancora credere che mi abbiano trasferito il mio amato lavoro a New York. Oggi dovevo fotografare delle modelle per una nuova collezione autunno-inverno dato che il freddo iniziava a sentirsi. Dato che c'era ancora tempo indossai i miei leggings, un top abbinato e sopra una felpa, misi le mie scarpe da ginnastica e decisi di andare a fare una corsa mattutina per rinfrescarmi le idee. Avrei cominciato una vita nuova a New York, dovevo pensare a molte a cose, dovevo abituarmi nuovamente alle giornate frenetiche qui e sopratutto decidere cosa fare.
Mia madre stava ancora dormendo, senza fare troppo rumore per non svegliarla, uscì di casa. Mi infilai le cuffiette nelle orecchie e iniziai a correre verso una meta indefinita.
Finita la mia corsetta di circa un'ora tornai a casa, era ancora presto, feci un doccia calda e mi preparai per andare a lavoro.
Decisi di fare colazione fuori, volevoun caffè e un croissant per cominciare la giornata, penso di essermi proprio abituata alla vita di Los Angeles. Mi incamminai per la via di casa e ad un certo punto si fermò un auto sportiva bianca, era stupenda, il finestrino si abbassò e vidi Justin con un sorriso trentadue denti. Cavolo non mi ero accorta di quanto perfetto fosse il suo sorriso. Incantata da lui non mi accorsi che mi stava chiamando.
-Ehi dormi in piedi?- Mi svegliai dallo stato di trance -che vuoi?- Sbottai acida -ti va un passaggio, dove vai?- Mi chiese convinto -al lavoro, e no non voglio un tuo passaggio-
Dissi e girai per la via, mi trovavo in un incrocio. Parcheggiò l'auto lì vicino e scese, vidi che veniva verso di me -che fai mi segui?- Iniziai a ridere -se devo proprio- disse sorridendo -dai Justin vai via sei patetico- mi incamminai e lui mi seguì -non ti lascio da sola, ora vieni ti porto io e quando esci dimmelo che vengo a riprenderti- mi fermai e lo guardai incrociando le braccia -sai quanto sei fastidioso e strano in questo momento? Primo sta lontano da me. Non ti lascio sola? Peccato che l'hai già fatto per otto anni. E poi non sei mio padre non ho bisogno di te- ricordai papà e inizia a piangere -ehi...ehi... non piangere... io non volevo...- mi disse poggiando le mani sulle mie spalle -no tranquillo non è per te...è per mio padre...lui è morto recentemente-
Stavo piangendo. Perché quando c'era lui nei paraggi mi mettevo a piangere?
-Ehi vieni qua.. mi dispiace.. tranquilla non sei sola- mi tirò a se e mi abbracciò.
Avevo bisogno di quell'abbraccio, stranamente non lo respinsi, mi accorsi solo in quell'istante non avevo ricevuto un abbraccio del genere da moltissimi anni, era un abbraccio diverso, uno di quelli che ti confortavano e ti scaldavano il cuore.
-Bene ora può bastare- feci un passo indietro.
-Bene sei per caso bipolare?- Mi venne da ridere, aveva ragione i miei sbalzi non li capivo neppure io.
-Dai sali in macchina, farai tardi al lavoro, non fare la testarda, per una volta ti prego sali in macchina e fatti accompagnare- disse supplichevole.
Sapendo di non poter insistere con lui salì in macchina e andammo. Durante il tragitto nessuno fiatò. -Dove lavori?- Mi chiese dopo aver guidato per un po' -portami allo studio fotografico, 5th Avenue- rise e io lo guardai confusa -beh ecco siamo a 5th Avenue- mi guardai intorno e quando realizzai che effettivamente eravamo arrivati, arrossì imbarazzata.
-Non ricordi più New York? Chi è stato lontano più tempo tu o io?- Rise di nuovo, si stava prendendo gioco di me. -Tu. Mr. Simpatia. Ora scendo- aprì la portiera dell’auto e scesi -hey aspetta dove vai! Non mi hai detto a che ora posso venire a prenderti- urlò per farsi sentire mentre mi incamminavo lontano da lui -chi ti dice che io voglia venire con te?- Mi voltai e mi fermai così da farmi sentire -allora se non me lo dici aspetterò qua fuori finché non esci, poi ti convincerò a salire in macchia-
Alle sue parole non potevo che ridere. Era pazzo.
-Va bene hai vinto!- Urlai, ma ormai iniziai a incamminarmi verso lo studio. Mi chiedevo perché ci tenesse così tanto. Le sue parole erano dolci.
-Allora ti aspetto qua- furono le sue ultime parole, io avrei lavorato tutto il giorno e sottolineo tutto il giorno, tra qualche ora se ne sarebbe sicuramente andato via.
Justin's Pov
Passarono sei ore e io iniziai a sentire la fame così mi fermai in un take-away lì vicino. Presi un panino e mi sedetti vicino alla vetrata del locale, così potevo vedere se usciva o meno. Passò un'altra ora, erano le 15.00 e dallo studio uscirono alcune persone, non vidi Celine però. Aspettai un altro pò.. non è che c’era un'altra porta e lei è uscita da quella? No. Eccola. La vedevo uscire, le corsi incontro.
Celine's Pov
Vidi una ragazzo venirmi incontro -Justin!- Oh mio dio quel ragazzo era serio. Mi ha aspettata per tutto questo tempo!
-Justin? E tu che ci fai qui?- Dissi incredula -ho vinto io- disse come se la cosa fosse ovvia -senti Justin, sei carino e tutto ma ti ho detto di non aspettarmi, per favore dammi un po' di aria, sta succedendo tutto così in fretta, non voglio vederti ogni ora del giorno come se non fosse mai successo nulla- dissi in preda all’ansia.
Non volevo essere così cattiva, ma tutto questo era troppo per me da digerire.
Justin's Pov
Non voleva vedermi ogni ora del giorno, non le davo aria. Non la capivo, faceva tanto la difficile ma in fondo sapevo che non era così. Mi voltai e me ne andai.
Celine’s Pov
Si voltò e se andò. Mi dispiaceva di come mi comportai. Si stava prendendo cura di me, ma avevo paura, avevo tanta paura che potesse accadere nuovamente. Io che mi ci affeziono e lui che un giorno decide di tornare dove è stato in tutti questi anni, dopotutto chi sono io per impedirglielo?