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550 Parole
3 «Ogni volta che faccio sesso con lui, devo dire “buco sbagliato”: questa cosa sta cominciando a far venire un complesso a entrambi». Jameson Il mio cuore batte ancora a due chilometri al minuto quando mi infilo nel letto, spengo la luce e mi butto sulla schiena per fissare il soffitto. Oz. Oz lo stronzo. Presuntuoso. Ridicolo. Irritante. Volgare. Sexy. Oh Dio, se era sexy. Le cose che la sua lingua hanno fatto alla mia bocca nel piccolo lasso di tempo in cui ci siamo baciati mi stanno ancora togliendo il respiro, se la mia respirazione affannosa ne è una prova. I capelli sparpagliati sul cuscino, la mia mano scorre lentamente sulla pelle nuda della mia anca. I pantaloncini sono logori e l’elastico è ripiegato su se stesso, le dita stanno sfiorando… sfiorando lungo la cucitura elastica. Chiudendo gli occhi, le lascio proseguire dentro i pantaloncini, stuzzicandomi con carezze leggere. Avanti e indietro… sempre più vicine alla sommità delle cosce finché le mie gambe, di loro iniziativa, si allargano giusto un altro po’. Oz… Enorme. Sodo. Tatuato. L’alto Oz che incombeva sul mio tavolo come una specie di gladiatore moderno, robusto e imponente. Annoiato. I suoi occhi penetranti mi avevano guardata con circospezione, se non completamente impassibili… ma questo non può essere giusto. I ragazzi come lui hanno il mondo ai loro piedi e non lo apprezzano. E anche… mentre stava lì, prendendomi in giro, era inequivocabile la mancanza di entusiasmo per la sua missione. Finché non ho appoggiato la bocca sulla sua. Stringo gli occhi, ricordando quelle labbra. Piene, morbide e delicate… se si ignorasse il sorrisetto beffardo. La sua lingua… Oh Dio. Non è il mio tipo, non è il mio tipo, non è il mio tipo, recito. Non è per niente il mio tipo. Invece eccomi qui, a gemere nel buio, le mie dita che finalmente trovano quel bagnato, dolente punto magico che ho trascurato per troppo tempo. Accarezzandomi, le mie palpebre si chiudono con un tremito e annego nella vivida immagine di Oz Osborne. Imponente. Potente. Serio. Sono sicura che dietro quel sorrisetto presuntuoso che mostra alla gente per far scena, si nasconda un’altra persona. E non è lei a essere venuta da me, stasera, col suo fisico gigantesco e la sua espressione arrogante… come se quel posto gli appartenesse. Che genere di ragazzo esige il controllo di una biblioteca, in nome del cielo? Dio, non posso sopportare i tipi del genere, arroganti e pieni di sé. Eppure… Le dita della mano libera trovano la mia bocca nel buio, poggiandosi sulle labbra mentre mi accarezzo con l’altra. Irritata dalla barbetta incolta sul suo viso, la mia bocca è come marchiata, a dispetto dell’intento venale del nostro bacio. Oz. Mi giro sul letto, rivolta verso il muro, gemendo al ricordo delle sue braccia vigorose. Sono una fanatica dei tatuaggi e lui ne aveva una gran quantità sotto le maniche di quella logora maglietta blu navy. Le sue forti, rigide braccia. Il petto solido. La schiena scolpita. Non è il mio tipo. Devo continuare a ricordarlo a me stessa mentre mi accarezzo tra le gambe, alla ricerca di quella liberazione. Lui non è il mio tipo. Lui… Un lungo, delizioso soffio durante una fredda notte primaverile. Un momento incredibile che non dimenticherò presto. Un vanitoso, testardo mulo con un gusto deprecabile nello scegliersi gli amici. Lui è tutto ciò che io non voglio. Eppure… In qualche modo lo è.
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