Era quella casa mia. Né Boston né nessun’altra città al mondo mi avrebbe regalato la medesima sensazione di profonda, radicale appartenenza o quella certezza così inesplicabile di corrispondenza tra anime. La mia e quella del Moonshadow. Alla fine della lunga corsa, il cavallo sostò in prossimità di un piccolo ruscello per abbeverarsi. Io smontai e lo lasciai fare. Il punto era poco distante da un altro, che mi era ben più familiare e al quale il mio cuore era ancora legato. Non ebbi, però, il coraggio di spingermi fin là. Altri ricordi, ben più ardenti, mi avrebbero assalita. Le mani di Zeke sul mio maglione, le sue labbra sul mio collo e quella sua proposta di matrimonio così spontanea, tenera e romantica… Nessun anello, non aveva il denaro per acquistarne uno e sapeva che a me non sare

