“Cristo!” mormorò Zeke dopo un po’, spostandosi sul mio collo. Come lui ansimavo, ma non riuscivo a fermarmi. Non volevo. Forse, neppure potevo. Infilai una mano tra noi e gli accarezzai il membro eretto, che spingeva contro il tessuto rigido dei suoi pantaloni, in cerca di liberazione. “Malloy” sussurrò. Era un avvertimento venato di dolcezza, di paura e di qualcos’altro. Sperai che fosse desiderio, ma all’improvviso le mie insicurezze tornarono a farsi vive. A bisbigliarmi maligne che si stava lasciando andare per pietà, sulla scia di un ricordo e niente di più. Lo scrutai con attenzione, mentre la mia mano ripercorreva i contorni del suo membro e Zeke, a labbra strette, reprimeva delle imprecazioni. Sarebbe bastato davvero poco perché succedesse qualcosa. I nostri corpi erano incoll

