14 Hannah L’inconfondibile profumo di caffè appena fatto mi solleticò le narici, strappandomi a un sonno agitato, pieno di incubi. Qualcuno mi stava accarezzando una guancia con le nocche. No, non qualcuno, non era la mano di un estraneo. Era quella di Zeke. “Buongiorno, Malloy” sussurrò. Non Hannah. Accidenti, quello era un passo indietro! Il suo tono era meno caloroso, meno intimo. Qualcosa non andava. Mi sforzai di aprire gli occhi, ci riuscii dopo un paio di tentativi. Zeke era piegato su di me e mi fissava accigliato, come se si stesse accertando di qualcosa. Indossava la sua uniforme e aveva il cellulare stretto nell’altra mano. Era pettinato e profumato, ma in ansia per qualcosa. “Buongiorno. Che ore sono, ho fatto tardi?” gracchiai. “No, sono appena le sei. Ti avrei lascia

