Peccato che a strappargliela fosse quella tipa alta e formosa che non ero io. Una gran bella donna, non c’era dubbio. Camminava al suo fianco, toccandogli il braccio, sfiorandolo più o meno volutamente e ammiccando in modo così fastidioso che mi ritrovai a sbuffare e sollevare gli occhi al cielo. Fu proprio allora che lui si accorse di me. La sua risata si smorzò e tornò serio come un becchino. “Marge, adesso devo andare” si scusò, rivolto alla sua amica. Lei annuì comprensiva e gli strinse un bicipite come se staccarsi da quei muscoli fosse doloroso. La capivo, eccome, se potevo! Ma il timore che avessero una relazione suscitò in me una repulsione terribile. Dovetti mordermi la lingua per non dire qualcosa che palesasse la mia inaspettata gelosia. “Ma certo! Ci vediamo stasera, allora?

