Poi, inquieta, torna in cucina, indecisa se telefonare o meno a suo marito. *** Il cielo plumbeo e la pioggia tornata battente mi danno il benvenuto quando esco dalla trattoria di via Carlo Barabino: mi abbottono l’impermeabile fino al collo, apro l’ombrello e colmo, a passo svelto, la distanza che mi separa dalla Questura: sabato o non sabato mi aspetta una brutta gatta da pelare. Beccacini mi attende fuori dal mio ufficio, accanto a lui un giovane dallo sguardo spavaldo. “Venite”, li invito dopo aver varcato la soglia. Mentre il mio brigadiere costringe il fermato su una sedia e si posiziona dietro la macchina da scrivere, mi libero del soprabito fradicio e mi siedo sulla scrivania, in modo da sovrastare Repaci. “Generalità”, esordisco. “Le conoscete”, risponde secco. “Generalità”

