XII.— A ventisei anni, il conte Hector de Trémorel era l’esemplare più classico e perfetto del nobiluomo che vuole godersi la vita, e del modo in cui può riuscire a farlo in questa nostra epoca, rivelandosi inutile a sé stesso e agli altri, perché sembrava nato espressamente per spassarsela a spese di tutto e di tutti. Giovane, di antica nobiltà, elegante, ricco a milioni, dotato di una salute di ferro, quest’ultimo discendente di una famosa casata, sperperava nel modo più pazzesco – c’era anche chi affermava nel modo più vergognoso – la sua giovinezza e il suo patrimonio. Bisogna anche dire che, proprio in seguito agli sperperi e alle pazzie di ogni genere, si era conquistato una straordinaria, anche se poco invidiabile, notorietà. Non si faceva che parlare delle sue scuderie, delle su

