25 Io e Lucia siamo tornati a casa dopo le tre del mattino e per quanto ci abbiamo provato, non siamo riusciti a prendere sonno. Invece siamo rimasti a letto a parlare e toccarci, godendoci la vicinanza mancata a entrambi nei giorni in cui siamo stati distanti. Alle nove il mio cellulare ronza sul comodino e il nome di Grant appare sullo schermo. «Di’ che sei malato», geme Lucia accanto a me. «Pronto?», rispondo intontito. Due notti di scarso sonno cominciano a far sentire il loro effetto. «Sono cinque minuti che busso alla tua porta, fammi entrare», chiede. «Entra da solo, hai la chiave», ribatto. «No, stamattina mi ha prelevato la polizia e ho la tua chiave a casa». Sospiro al pensiero di lasciare il calore del letto, ma mi giro ed esco comunque. «Arrivo subito», replico prima di

