Cristo, merda, cazzo… «Rhett.» Il mio nome, detto in questo modo, sulle sue labbra, mi scivola lentamente in bocca. «Dio, baby, oh Dddio.» «Laurel» cantileno di rimando, perso nella sensazione che mi dà il suo corpo stretto intorno all’erezione. La sua lingua. Lo sguardo nei suoi occhi. «Baby.» Quando veniamo, lo facciamo assieme; le bocche si spalancano, due paia di occhi sgranati si uniscono, intensamente: qualcosa che pensavo fosse riservato ai film. Ai romanzi rosa da quattro soldi. Alle relazioni dei miei amici di merda. Non a me. Laurel toglie le mani dalla testiera del letto e le mette sul cuscino che ho sotto la testa. Mi appoggia la guancia allo sterno, ascolta il battere erratico del mio cuore nel petto. Le accarezzo i capelli. La schiena. Lei mi bacia la spalla. «Rhett

