10.-1

2002 Parole

10. Silvia Valente è un ritratto di dolore. Dopo la morte del marito, sembra che uno scultore si sia accanito con sadica maestria a scalfire, incidere, graffiare, marcare sul suo povero viso gli insulti di una sofferenza ineffabile. Era magra, adesso è letteralmente pelle e ossa. «Rifiuta il cibo. Qualche volta cerchiamo di convincerla a mangiare, ma alla fine dobbiamo praticarle delle fleboclisi – spiega il neurologo che la segue in clinica. – Purtroppo lo stato di deperimento non fa che compromettere ulteriormente il quadro depressivo e psicotico. Gli diamo i farmaci per contenere giusto i parossismi, ma non possiamo esagerare per non accelerare l’indebolimento generale.» Ero venuto a chiedere alla derelitta se avesse qualche idea su chi potesse aver ucciso il marito, non ho avuto in

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