8. Ero un delinquente da tre soldi e aspettavo un notaio in via XX Settembre alle due mezza del pomeriggio, nel vocio perso dei rumori di auto in un effetto onda di Babele. Toni, parlate, dialetti, lingue, tutte miscelate in una eterogeneità cittadina. Da lontano, echeggiava anche un suono sincopato di tamburo africano. Genova poteva essere al contempo, città, giungla, modernità e primitivi richiami esotici. Una multietnia manifesta e un’altra sottotraccia, come la musica dei silenzi nelle pause di uno spartito. Guardai l’ora. I notai non sono puntuali. Almeno, questo. Aspettavo e fumavo. Meditando sulla collaborazione nata con Bazzano. Eh, proprio così. Lavoravamo sullo stesso caso. Lui dalla parte della legge, io dalla mia. Faceva una bella differenza. Nonostante questo mi sentivo

