“- Mi pare che... soffriate, - disse con quel tono che hanno di solito i medici nell’accostarsi al malato. - Io sono appunto... un medico - (non disse: dottore), e detto questo, chi sa perché, m’indicò con la mano la camera, come per protestare contro la sua presente condizione: - io vedo che voi... “- Sono tisico, - risposi, più laconicamente che potei, e mi alzai. “Anch’egli balzò in piedi. “- Forse esagerate e... usando dei rimedi... “Era molto turbato, come se non potesse ancora tornare in sé; teneva nella mano sinistra il portafogli. “- Oh, non datevi pensiero, - interruppi di nuovo, afferrando la maniglia della porta, - la settimana scorsa mi ha visitato B-n (anche allora tirai in ballo B-n), e il mio caso è deciso. Scusate... “ Volevo aprir la porta e lasciare il dottore, che

