VI “Non voglio mentire: la realtà, in questi sei mesi, afferrò anche me e qualche volta mi trascinò a tal segno, che dimenticai la mia condanna a morte o, per dir meglio, non ci volli nemmeno pensare e feci persino del lavoro serio. Ecco intanto, a proposito delle mie condizioni di allora: quando io, circa otto mesi fa, cominciai ad essere gravemente malato, troncai tutte le mie relazioni e abbandonai tutti i miei compagni di un tempo. Poiché ero sempre stato di carattere piuttosto cupo, i compagni mi dimenticarono facilmente; certo, mi avrebbero dimenticato anche senza tale circostanza. Anche in casa, cioè “in famiglia” facevo vita isolata. Un cinque mesi fa, una volta per tutte, mi chiusi in camera mia, separandomi interamente dalle stanze della famiglia. Mi si obbediva sempre e nessuno

