VI La natura era stata generosa con Giuseppina Malacasa detta Rosina, e l’aveva equipaggiata di curve straripanti e fattezze ammaliatrici. Alta quanto bastava, sotto la camicetta la giovane occultava forzieri colmi di carne soda. E il morto ammazzato di certo aveva trovato di che arricchire le sue scorrerie tra quei seni animati di vita propria. I fianchi, a giudicare da come farcivano la poltrona dove si era accomodata, erano monti rotondi, pieni e cedevoli. Portava i capelli alla moda, color rame acceso, che scendevano in ciocche sul collo roseo e tenero. Bonanno salutò cerimonioso, allettato da tanta grazia apparecchiata davanti a lui. E considerò che Pietro Cannata, di quella carne viva, se n’era servito fino a ingozzarsi. Se non fosse stato per gli occhi gonfi e le labbra tumefatte

