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1261 Parole
Si dirigeva verso la radura, vi si divertiva durante il giorno, si lasciava a lungo vivificare dai raggi del sole e durante la notte, quando Artemide si impadroniva dei cieli, si rivolgeva ai mortali e ispirava loro dall'ombra. . Finora era stata una bella vita, tra i mortali e la foresta, solo una cosa poteva farlo meglio, solo un uomo la esortava a tornare. Un Dio. Sento dei passi che l'hanno portata fuori dai suoi pensieri. Rotolò verso i cespugli più vicini e indossò il mantello delle ombre che l'accompagnava ogni volta che faceva visita ai mortali. - Sei solo tu- rilasciò, uscendo dal suo nascondiglio. - Aspettavi qualcun altro? - Il suo sorriso mezzo civettuolo mostrava una zanna e i suoi occhi lampeggiavano di passione, non era che il satiro stesse cercando di sedurla, non di proposito, era qualcosa di naturale per lui come respirare - No, anche se la cautela non è mai troppa. - Sono innocui. - Anche così... io... fae... - Daria si sentiva ridicola, certo, i mortali erano innocui, anche così, millenni di cure dall'ombra l'hanno costretta ad essere una di queste. Il satiro, d'altra parte, si è sfregato l'uno con l'altro, ha fatto finta di essere uno di loro, e si è rivelato perfetto. - Sai cosa fanno alle sirene. - Ha rilasciato cercando di giustificarsi. - Sì beh... non sono proprio adorabili, si dedicano ad affondare le loro enormi case galleggianti e ad affogare tutti i loro abitanti. Daría fece una smorfia. La verità era che si sentiva molto sola in quella foresta, l'idea di parlare con i mortali le sembrava sempre più allettante. Non era lo stesso osservarli da vicino che parlare con loro, fino a quel momento aveva solo osato sussurrare all'orecchio del mortale che aveva preso come suo figlioccio. - Ho parlato con uno di loro solo una volta, ed era mezzo olimpionico, non credo che conti. - Non conta, ma è qualcosa. - rilasciò il satiro che stava per iniziare una melodia con il suo flauto. Daría si sistemò nell'erba, la musica del satiro la cullava meglio delle ninne nanne delle fate. Ricordava Achille con i suoi capelli biondi arruffati e gli occhi pieni di fuoco e quel giorno in cui aveva parlato per la prima volta con un mortale. Il guerriero le ricordava lo schema della guerra, così diverso da lui, così diverso da tutti i maschi che avesse mai conosciuto. Sospiro. - Ares... - Hai detto qualcosa? - Chiese il satiro lasciando il flauto. - Non continua. XXX L'elfo corse così veloce che lasciò il dio molto indietro, ma nemmeno lui, uno degli elfi più abili della sua età, riuscì a trovarla. Stava ascoltando una melodia di flauto di Pan, era la melodia di un satiro, sì, lo sapeva, forse aveva visto la musa. Ma i satiri potevano nascondersi bene, avevano campi protettivi che consentivano l'accesso solo a chi permetteva loro di avvicinarsi. Eldrick serpeggiava tra gli alberi della foresta cercando di raggiungere quell'essere, qualcosa in lui sentiva che la musa era vicina. La macchia bianca cadde improvvisamente a terra senza fiato. Il dannato dio lo aveva colpito alle costole che non aveva visto provenire dall'essere così concentrato sulla ricerca del satiro. - Basta giochi da elfo - Sento la voce spessa e fastidiosa del dio. Sì, era così stupido che sicuramente pensava di volerla trovare da solo e scappare o forse incastrarlo. Era un idiota. Ma non poteva parlare per difendersi o negare che aveva ragione, il suo respiro era andato via quando era arrivato il colpo. Ares lo prese per il collo e lo sbatté contro un albero. - Dimmi, dov'è la mia musa? Stai rompendo la mia pazienza. - Non l'incontro - fece a malapena un sussurro. Ares lo lasciò cadere a terra dove si dimenò un po'. - Sei inutile- sbuffa. - È inutile che ti ho permesso di accompagnarmi, sei inutile, torna indietro, ci penso io a trovarla. L'elfo si alzò con l'aria già nei polmoni. - Sei un idiota, non me ne vado. - Lo farai- rilasciò il dio con gli occhi che cominciavano a diventare rossi. L'elfo non ne era più spaventato, li aveva visti arrossire tante volte poiché era qualcosa che gli sembrava comune nell'enorme barbaro. - Lunghezza! -Quindi puoi trovarla grazie al mio monitoraggio e portarla chissà dove? Non vuoi Dio, Daria tornerà con me dove appartiene, con sua madre e le altre fate. Ares iniziò ad emanare fumo nero dal suo essere. L'elfo fece un passo indietro, era una cosa da temere, significava che il dio si stava preparando ad attaccare. - Hai detto che non si sentiva bene in quel bosco, che le altre fate l'hanno trattata male, che è quasi morta- disse Ares con la voce sempre più roca. Eldrick fece una smorfia. - Sì... ma... sua madre ha acconsentito a lasciarla avvicinare di tanto in tanto ai mortali... questa volta sarà meglio... noi... Non poteva continuare a parlare perché il dio lo aveva di nuovo preso per il collo. - Allora è così... ti ha mandato lei! - Senti, Daria è in pericolo... il... il barbaro di Zeus l'ama, non so perché, so solo che l'ama, e sua madre... tutti noi, ci stiamo solo provando per proteggerla. Ares allentò la presa. È vero, Zeus l'amava, perché, nessuno lo sapeva, nemmeno lui, nemmeno sua madre. Ma lei sapeva qualcosa, con lui sarebbe stata al sicuro, l'avrebbe protetta, anche da suo padre. - Scappa. Lei è al sicuro con me. - No, no, tu sei uno di loro, porti solo morte e desolazione, caos, sei la guerra per tutte le foreste. - Non ci sarà nessuno migliore della guerra per proteggerla, la guerra nasce per proteggere qualcosa di prezioso, qualcosa che ami, che adori, perché se va via, muori. Capisci? - Tuo padre... è il più grande barbaro di tutti, gli importa solo di se stesso, devasta e seppellisce tutto ciò che tocca e tu non puoi essere migliore. - Mio padre non ha una musa da proteggere. Forse spazzerò via e seppellirò tutto sul mio cammino, lo accetto, ma Daria, voglio solo amarla, prendermi cura di lei. Non le farò del male. L'elfo chiuse gli occhi come se la decisione che stava prendendo gli bruciasse in gola. - Se le succede qualcosa se lei... per qualche motivo... soffre, se muore, anche tu. Te lo giuro, non ci sarà montagna che non salga né mare che non attraversi per trovarti e pelle, o dio. - Mentre diceva questo la sua voce si incupì, i suoi capelli bianchi come nove diventarono grigi e i suoi occhi, sempre sorridenti che mantenevano la luce del sole oscurata e mostravano solo terrore. Ares sorrise. - Sarà un piacere avere quella battaglia con te elfo di un giorno. Ma accadrà quando Daria sarà al sicuro da ogni male e tu ed io potremo saldare i conti in sospeso. Per ora, torna. Dì a sua madre che non l'hai trovata. Lascia che ne mandi altri come te a cercarla, per allora sarà lontana da qui, al sicuro. Prometto. - La promessa di un dio non mi serve- sputò l'elfo. - Allora prendi la promessa di un degno rivale e di un uomo proprio come te. Ne più ne meno. L'elfo serrò la mascella, non avrebbe mai pensato che un giorno un dio lo avrebbe trattato da pari a pari. Gli strinse la mano in un gesto quasi mortale, solo che i mortali presero solo le sue mani e arrivarono a prendergli i polsi, lì, dove potevano sentire il sangue scorrere nelle vene dell'altro.
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