La musa si svegliò nell'oscurità, cercò il dio al suo fianco ma non riuscì a trovarlo. Si alzò percependo il caos, il petto che gli sussultava pesantemente. Chiamò il dio ma non ottenne risposta. Si coprì con un lenzuolo di seta e percorse il corridoio. L'oscurità regnava e la paura la soffocava.
Senza nemmeno sentire un sussurro, si accorse molto tardi di non essere sola.
La dea la prese per il collo, inserendovi i suoi artigli fino a farla sanguinare. Infondendogli terrore e odio.
- Lasciami - riuscì ad articolare e in risposta, ebbe solo la risata di scherno della dea.
- Credi di poter venire qui e disturbare la nostra pace? Pensi di poter trattare mio fratello come il tuo burattino? Pensi di poterlo manipolare? - Ad ogni domanda, la mano della dea stringeva con più forza e i suoi artigli venivano seppelliti sempre di più.
Daria cercò di parlare ma l'ossigeno non esisteva più nel suo corpo.
- Stai lontano da lui. O mi occuperò io di mandarti a pezzi dalla tua gente- lei la lasciò e la musa cadde in ginocchio cercando di prendere un po' d'aria.
La risata beffarda di Eris echeggiò per l'intero tempio.
- Fae debole, non hai niente da fare qui.
Daría si alzò lentamente, il suo orgoglio era ferito e tutti i suoi sentimenti erano stati sostituiti dalla rabbia.
- Dannata dea. E tu, pensi di potermi portare via dall'unico essere in questo mondo schifoso che amo... e mi ama?
Eris fece un passo indietro come se fosse stata schiaffeggiata, ovviamente senza nemmeno aspettarsi una risposta dalla musa.
- Sì, sono fae, e se non ti piace, non mi interessa. Non sono qui per farti piacere, sono qui perché questo rende felice il dio che amo. E se tu... fottuta arpia pensi di immischiarti tra di noi...
La musa iniziò a brillare, i suoi capelli iniziarono a levitare come se fosse sott'acqua, energia come lampi in miniatura nei suoi palmi.
Enio si accigliò, dubitando che la musa potesse sconfiggerla o addirittura combatterla, ma non si aspettava che lui la affrontasse.
La sua risata era come una cascata di freschezza tra loro due.
- Quindi lo ami eh? - La musa era ancora in allerta. - Beh, immagino di poterti dare una possibilità.
Ha detto questo fissando il vuoto come se lo dicesse di più a se stessa.
Daría smise di mostrare energia fatata e la guardò ancora infastidita.
- L'hai fatto per mettermi alla prova?
- Sì- disse Enio con un sorriso sincero come se fosse stato un innocuo scherzo. Daría sentiva ancora le ferite inflitte dai suoi artigli velenosi.
- Sei un...
- Lo faccio solo con quelli che sembrano... speciali... quando li ama. Non ho intenzione di rischiare che accada di nuovo.
- Che cosa?
- Che gli hanno fatto male.
Abbassò lo sguardo, capiva perché Enio fosse così brusca, e in fondo era grato che Ares avesse qualcuno così fedele a proteggerlo.
- Conoscere? Siamo sempre stati solo io e Ares. I due, contro il mondo. Abbiamo avuto rivali molto potenti ma li abbiamo battuti tutti. L'unica cosa contro cui non siamo stati in grado di vincere è stato quell'amore devoto per cui professo...
- Afrodite...- esalò la musa in un sussurro che le fece male alla gola, non era sicura se lo sentiva a causa delle ferite che Enio le aveva causato o perché il suo cuore voleva di nuovo saltarle in gola.
Enio annuì, nei suoi occhi c'era odio e tristezza.
- Quella puttana, l'ho ferito così tanto, e non ho fatto niente per aiutarlo.
- Avresti dovuto fare quello che hai appena fatto a me. - Daria si libera immaginando gli artigli della dea della discordia su Afrodite.
- L'ho fatto.
- Veramente?
Enio annuì.
Si mise a piangere dicendo che l'avrebbe abbandonato, che non l'avrebbe mai più cercato. Ma il dannato non mantiene le sue promesse. Cerco un modo per evitarmi, è stata una spia con Ares e abbiamo preso le distanze per un po'. - Enio sputò veleno, odio verso la dea della bellezza. - Poi l'ha fatto andare a Troia... ho cercato di aiutarlo ma... è quasi morto in quella guerra, e perché? Solo per la donna maledetta ottenere il titolo di dea della bellezza. Le importa poco di sacrificare gli altri per ottenere ciò che vuole.
I pugni di Daria erano serrati, odiava Afrodite, per il suo passato e il suo presente.
- Anche così, ci sono voluti anni per rendersi conto che lo stava solo usando, che non lo amava e che si sguazzava con l'intero Olimpo solo per ottenere i suoi capricci. Quando arrivarono le lune...
- Le lune?
- I miei gemelli- Enio sorrise quasi dolcemente. - Li diede ad Ares appena nati per evitare imbarazzo, Ares era deciso che suo padre gli desse quella puttana ma lei rifiutò, non avrebbe rischiato di perdere la tempia per infedeltà. Le disse che la loro relazione non sarebbe mai stata altro che una passione nascosta e torbida che non sarebbe mai venuta alla luce e che ha spezzato il cuore di Ares. Ha preso le lune e le ha portate qui. Pensava che questo l'avrebbe fatta reagire e realizzare che voleva stare con loro. Ma lei dopo un po' gli disse che aveva intenzione di lasciarli comunque sulla terra, che gli aveva solo reso le cose più facili.
Enio scosse la testa quasi tristemente.
- Quanta sofferenza ti ha fatto passare. Ecco perché non appena si scrollò di dosso qualunque cosa quella... maledetta cosa stesse facendo per tenerlo sotto il suo incantesimo, Ares giurò vendetta. Devo ammettere che mi sono un po' preoccupato. Pensavo che forse... era solo una scusa per stare con lei, anche come nemici. E qual è stata la mia sorpresa quando sono arrivato qui più felice di quando ho vinto una guerra? Ho temuto il peggio. Poi disperazione e... ancora tristezza. Ma si è rifiutato di parlarmi. Io sono qui, non è facile scoprire cosa succede nell'Olimpo e ho dovuto riscuotere un paio di favori. Ho scoperto tutto nella voce di Hermes. Il grande Ares venne nell'Olimpo per liberare una fata. Anche se ammetto di liberarmi del rimpianto, mi preoccupo anche, e se succedesse di nuovo?
- Non succederà. - Daria prese fiato. - Amo Ares, non gli farò del male. Giuro- Dirlo ha richiesto tutto il loro sforzo, le parole "ti amo" non erano dette molto tra le fate, l'amore che avevano l'uno per l'altra era implicito nei loro sguardi, nelle loro carezze, nei loro sorrisi. Lo dicevano solo agli addii e alla musa venivano i brividi di dire le parole ad alta voce. Era come... dire addio a Dio. Qualcosa di insopportabile.
Eris sorrise, un sorrisetto.
- Lo spero - si avvicinò lentamente alla musa, in agguato - perché se gli fai male. Ucciderò la tua musa.
La dea svanì, dissolta in un fumo soffocante che fece sgozzare la musa che ardeva come ambrosia.
Si sedette sul letto con un grido che gli prese la gola che ancora bruciava.
Sentì le braccia del dio su di sé e le sue labbra che la confortavano.
- Silenzio, silenzio, era solo un sogno. - Gli sussurrò all'orecchio.
Lei avrebbe ceduto a malapena e lui poteva respirare, sapeva che non era stato solo un sogno. E quella minaccia di Enio era reale.
Ma lo era anche la sua promessa.