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1799 Parole
Le carezze del dio erano tenere e gentili e d'altra parte esperte e piene di desiderio. La guardò con un sorriso obliquo mentre le baciava le nocche. Sorrideva placidamente, un po' assonnata. -Cosa ne pensi di casa mia? -È carino. Anche se quello che mi piace di più è la persona che sei quando sei qui. Il dio rise forte. -Lo vedi? Questo è ciò che intendo. Sei così diverso. Hai anche posato l'armatura, non ti avevo mai visto con indosso una toga. Il dio annuì. Aveva quello sguardo pacifico che aveva avuto da quando erano entrati nel tempio pochi giorni prima. Tutto era stato magnifico, anche Enio, sua sorella, si era comportata con gentilezza, beh, quella che lei considerava gentilezza. Le lune, come le chiamava Enius, passavano le giornate a scherzare quando non si allenavano. Ares non l'aveva lasciata sola un secondo, i giorni erano passati, se non a fare l'amore, a spassarsela dopo averlo fatto. E quando si sono riposati abbastanza, il ciclo è ricominciato. Quello era uno dei momenti di riposo e Daria sorrideva felice mentre Ares la guardava incantato. - Quando torneremo sull'Olimpo? Il dio si accigliò. - Come mai? Vuoi andare adesso? - No, ma hai detto che non potevamo restare per sempre e che a un certo punto dovremmo tornare indietro. Ares sospirò e si sistemò guardando il soffitto. Stringo la mascella e faccio un respiro profondo. - Sì, in effetti... mio padre mi sta cercando. È venuto qui prima del nostro arrivo e mi hanno detto che è molto turbato. - Come mai? Ares continuò a fissare il soffitto di fronte a lui e ricordò l'ultima volta che aveva visto suo padre. Flashback Il grido del re degli dei si udì in tutto il cielo. - L'hai lasciata scappare? Come Perchè ...? Come osi sfidarmi? Hai idea di quanto tempo mi ci è voluto per catturarla? Ares ascoltava i deliri di suo padre in piedi, la mascella serrata ei pugni serrati. - Sei dannato... mi hai disobbedito... - Comunque - si udì la voce pacata di Era - avevi promesso di dare ad Ares la musa ispiratrice. Zeus la guarda e si sforza di tacere. - Sì, ma non per rilasciarla. - E importa? Perché tanto scandalo per una semplice musa? - Non è semplicemente una musa... - rilasciò Zeus, attirando gli sguardi dei presenti - è una fae. - E? - Chiese la regina. - Me... Ares era più che mai contento di averla lasciata scappare. Zeus non l'avrebbe, non l'avrebbe mai. E a quanto pare, era disperato per lei. - Non lo avrai mai. - Il dio della guerra rilasciato, quasi sorridente. Zeus lo fissò e dopo un momento rise. - Tu? Credi che mi interessi... come donna? - Rise ancora - No... no, no. è una fae sporca. Mai... un fae. - Ho quasi abbaiato, come se la fae fosse peggio di qualcosa che avevo calpestato. - Allora perché...? - I miei piani Ares... non c'è bisogno che tu lo sappia. L'unica cosa che saprai è che i fae rappresentano un vantaggio per me... per noi contro di loro... - Non sono una minaccia. - disse Ares. - Non ora, ma presto. - No padre, non mi interessa quello che vuoi da loro, ma non porterò la guerra ai fae. No mai. Non farei guerra alle fae, perché sarebbe essere in guerra contro Daria e... - Non ho bisogno che tu porti la guerra Ares, ho qualcun altro, qualcuno migliore. - Athena- sputò Ares. - Così è. - Non lo permetterò... non rappresentano un grosso problema, vogliono solo vivere in pace. - Si rifiutano di obbedirci! - gridò Zeus. - Non devono! - gridò Ares. Zeus lo fissò. - Beh, Ares... se la pensi così. Presto dimostrerò il tuo errore. Nel frattempo, vai a prendere la musa, riportala indietro. Fai tutto il necessario perché se non lo fai, qualcun altro lo farà... e la tua fortuna non sarà molto buona. - Di cosa stai parlando? - Ho mandato a chiamare lei, e non proprio esseri molto pacifici. Gli occhi di Ares si spalancarono. Sapeva che tipo di creature usava suo padre e gli era venuta la pelle d'oca. Se chiunque fosse avesse trovato la sua musa ispiratrice davanti a lui... le avrebbe fatto del male. Si voltò senza nemmeno dire nulla ma la voce di suo padre lo fermò. - Portala Ares, la voglio sull'Olimpo. O la mia rabbia si scatenerà su entrambi. - Morirò prima di dartelo. La risata di Zeus lo trafisse. - Sembra che mio figlio si sia infatuato dei fae. So cos'è Ares, quegli esseri non portano mai nulla di buono. Ma se sei così sicuro Buono. Portalo sull'Olimpo e sarà tuo. - Prometti- sbottò. - Sì. - Nessuno le farà del male. - Non mentre è con te. Ares non disse altro, continuò il suo cammino deciso. Arrivo all'oracolo. Gli avrebbe detto dov'era la sua musa. E poi sarebbe andato da lei. Anche se non contava sulla musa per fuggire e avrebbe dovuto cercarla nella foresta dei mortali. Era andato tutto bene. Era venuto da lei prima di qualsiasi altro essere e ora era al sicuro. Ora tutto quello che doveva fare era portarla sull'Olimpo, fargliela dare da suo padre come si deve e lei sarebbe stata al sicuro perché nessuno avrebbe osato toccarla essendo sua. E lui avrebbe potuto portarla in Tracia e poi... tutto sarebbe stato pace. Tranne quando doveva andare in guerra... ma ci avrebbe pensato dopo. Ormai si stava godendo la pausa con la musa. Fine Flashback - Ares? Ares? - La musa lo riportò indietro - a cosa stai pensando? Il dio gli sorrise di nuovo, ancora pieno di dubbi e preoccupazioni. - Quanto sei bella. - Stai mentendo- disse Daria sorridendo. - È vero, che farei di tutto per te. Qualunque cosa. Ti amo musa. Daría lo guardò con gli occhi spalancati, come se le parole l'avessero colta di sorpresa. Ares sorrise e la baciò. Era molto serio. Non avrebbe permesso che gli accadesse nulla. Prima avrebbe mosso guerra a suo padre. E vincerei. XXX Ares le strinse la mano e l'aiutò a scendere dalla carrozza. La musa era un po' pallida e il suo respiro era irregolare. Il dio le baciò la mano e le sorrise. - Tutto finirà musa. Lei annuì e cercò di sorridere, ma la paura che provava era immensa, solo al pensiero che stava camminando da sola fino alla sua incarcerazione. No, doveva fidarsi di Ares, doveva fidarsi di Zeus per liberarla come aveva detto Ares. - Sei sicuro che mi rilascerà? Non dovrò più nascondermi? - Beh...- sapeva che la musa non avrebbe capito. Lo avrebbe visto solo come un cambio di padrone e questo era qualcosa che non avrebbe permesso. - No, non dovrai più nasconderti. Sarai libero. Sì, non era una bugia quando era sua, non avrebbe più dovuto nascondersi e lui l'avrebbe rilasciata. Certo, sotto la sua sorveglianza, ma avrebbe avuto più libertà che sotto il patrocinio di Apollo. E la cosa migliore era che non sarebbe più stata una musa di Apollo, sarebbe stata la musa di Ares. Il dio pensava così. Questo era contro tutti i suoi principi e contro tutto ciò che aveva pensato prima. Contro se stesso. Ma era un uomo nuovo da quando la musa era entrata nella sua vita ed era disposto ad accettarlo. Nel tempio di Zeus, la loro madre li ricevette. - Ares - Lo abbraccio e lo bacio. - Finalmente sei tornato. Bambino. Ero preoccupata per te. Ares l'abbracciò e baciò anche lei. - Mamma... penso che tu non abbia avuto il piacere di conoscere Daria. La dea la guardò alzando un sopracciglio. - Quindi questa è la musa che ha l'Olimpo in testa. Daría si avvicinò ad Ares e lui la strinse ancora di più a sé d'istinto. Era finalmente sorrise ed entrambi respirarono più calmi. - Tuo padre ti sta aspettando. Ma prima, voglio parlarti. Ares iniziò a camminare quando Era parlò di nuovo. - Da solo. Ares la guardò infastidito ma capì che era qualcosa di importante. Si voltò verso la musa e la baciò brevemente. - Aspetta qui... non vado da nessuna parte. Sarò qui. La musa li guardò mentre si allontanavano un po' e cominciavano a sussurrare. All'improvviso qualcuno gli passò accanto e lo colpì alla spalla. La dea non si fermò nemmeno. Daría avrebbe capito chi era anche se non si fosse voltata indietro quando avesse visto Ares. - Ares, sei tornato. Eravamo preoccupati per te. - rilasciò con quella voce che faceva quando parlava con un uomo. Perché quando parlava alle donne, solo alle donne la sua voce suonava più spessa. - Afrodite - la salutò Ares vedendo la musa. - Abbiamo una chiacchierata importante cara, ti dispiacerebbe aspettare il tuo turno? - Era rilasciata facendo andare via la dea ad aspettare. Le avrei dato un'occhiata, la dea aveva uno strano bagliore nei suoi occhi. La confortava il suo seguito di sacerdotesse dedite alle arti amorose che i mortali chiamavano p********e. Daría pensò di aver sentito uno dire "Adone" in un sussurro quando la donna disperata nell'attesa decise di andarsene. Guardò il dio che sorrideva a sua madre, sembrava emozionato, Era invece lo guardò come se fosse spuntata un'altra testa. Sospirò e iniziò a camminare osservando le meraviglie che decoravano il tempio. Ares non aveva mai sorriso così tanto in vita sua, meno davanti ad altri dei ma questa volta non poteva farne a meno. - Sei diventato matto? - Chiese sua madre. - Forse, ma non sono una madre interessata. Ti sto dicendo quello che farò, non ti sto chiedendo il permesso. - Si liberò seriamente anche se nei suoi occhi sua madre continuava a vedere quella felicità. - Ares, fino a pochi giorni fa eri contrario al matrimonio, dicevi che serviva solo a indebolirci. Ares agitò la mano in modo sprezzante. - Quello era prima. - Prima? - Innamorarsi madre, sapere che c'è una persona per la quale darei tutto. Madre, ci sono molte ragioni per cui sono disposto a uccidere, ma solo una morirà. E lei è quella musa. Era lo guardò così scioccata che per un momento Ares pensò che un'altra testa le fosse spuntata sulle spalle. - Beh, se sei sicuro... io... immagino... Ares il bacio si riempie di gioia. Presto tutto sarebbe stato perfetto, la sua musa sarebbe stata sua moglie e lui non avrebbe dovuto preoccuparsi dei piani di suo padre perché qualunque cosa avesse pianificato non lo riguardavano, se la sua musa era al sicuro, nient'altro gli importava. Torno con la musa e l'abbraccio da dietro, baciandole il collo finché non se ne andò dicendo che aveva il solletico. Si voltò per vederlo e il suo sorriso scomparve. - Ares... Che fine ha fatto Adone?
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