32

1978 Parole
Ha attraversato la foresta distruggendo tutto ciò che gli era stato imposto davanti con i suoi potenti spada.  Imprecò, gemette e imprecò di nuovo.  L'aveva lasciata andare, be', gli era sembrata la cosa giusta da fare in quel momento, ma ora... ora era in pericolo. Grazie a Tamina, si era reso conto che non era stata la sua idea migliore. Aveva agito d'impulso. Perché non volevo che Apollo lo avesse. Ma non si era fermato a pensare a quanto gli sarebbe mancata o ai piani di Zeus.  Ora tutto ciò a cui riusciva a pensare era riportarla indietro. Aveva bisogno di lei, si sarebbe accontentato anche solo di vederla, accarezzarla, possederla, anche se solo per un momento.  Era preoccupato per le visioni dell'oracolo, aveva detto di non averla vista felice. Ares sputò. Perché non era felice? L'aveva liberata per quello, per essere felice.  Non raggiunse ancora il terreno neutrale che divideva la foresta delle fate da quella di suo padre, ma era abbastanza vicino, quindi fu sorpreso quando udì la risata.  Si avvicinò a poco a poco. Una coppia nuda ha professato il proprio amore in quella foresta. Sorrise mentre ricordava che le ultime volte che aveva preso la musa era stato proprio nel mezzo della foresta.  Chiuse gli occhi pensando che presto lo avrebbe fatto di nuovo. Ma le urla della donna davanti a lui lo riportarono alla realtà.  Riconobbe la voce della donna. L'aveva fatta urlare allo stesso modo innumerevoli volte per aver dimenticato.  Si avvicinò, evitando di essere visto nascondersi tra gli alberi.  Afrodite era con Adone. Vedendo il bastardo, il sangue ribolliva nel dio. Si ricordò di avere un affare in sospeso con lui.  L'ultima volta che lo aveva visto era stato troppo vicino alla sua musa per lasciarsela sfuggire, questa volta lo aveva messo da parte perché la musa stava chiedendo la sua attenzione, ma ora...  Sento Afrodite proclamare quasi ad alta voce il suo amore per il giovane.  Sorrise come non faceva da molto tempo. Potrebbe prendere due piccioni con una fava. Si vendicherebbe doppiamente.  Aspetto un po', potevo assaporare la vendetta, solo il pensiero che l'idiota fosse stato con la sua musa, era qualcosa di intollerante. D'altra parte, non pensava che Afrodite lo amasse davvero, lo diceva a ogni uomo che aveva a letto, o in questo caso, nella foresta, ma se lo amava, se lo amava davvero... Ares si leccò le labbra. Immagino il dolore della dea e lei sorrise placidamente. L'inizio della sua vendetta è stato dolce.  Ci pensò un attimo, presentarsi e passargli la spada era così allettante. Ma non poteva rischiare, non ora che Zeus lo aveva già nel mirino. No, a parte il fatto che non poteva farlo sapere a Daria, la musa aveva professato una simpatia per questo giovane idiota. Digrigno i denti al ricordo. Un denso fumo nero iniziò ad emanare dal suo corpo mentre immaginava la musa tra le braccia di Adone. Voleva correre e staccarsi la testa a mani nude, ma di nuovo si trattenne. Daría non lo perdonerebbe mai se lo scoprisse.  Si trasformò in un enorme cinghiale, le sue zanne erano così grandi che riusciva a malapena a reggere la testa. Fece un rumore che gli uscì dalla gola e il giovane si alzò, ancora nudo, e si avvicinò un poco al suo nascondiglio.  Ares sorrise, o avrebbe avuto sembianze umane, spero... spero... spero. Sento la voce della dea che chiama il ragazzo. Gli ho chiesto di stare attento. Ares apprezzò lo sguardo che Adone gli rivolse, pieno di paura quando lo vide balzare verso di lui in attacco. Gli ricordava quella volta che aveva incontrato la sua musa e stava per finirlo.  Le sue enormi zanne lo trafissero completamente. Gli erano rimasti due enormi buchi nel petto. Cadde in una pozza di sangue, soffocando con ciò che stava cercando di uscire dalla sua gola.  Afrodite corse da lui, temendo che l'animale l'avrebbe attaccata, Ares vide con piacere come le lacrime offuscassero il suo sguardo viola.  Ha gridato per la vita del ragazzo e ha pianto disperatamente.  Il dio si voltò e si nascose nella foresta, Afrodite sembrava amare davvero quel ragazzo e questo lo fece gongolare. Avrebbe posto fine a tutto ciò che Afrodite amava, e l'avrebbe resa così infelice che solo un'ombra sarebbe rimasta della sua bellezza... E ora c'era la musa, che gli chiedeva del bastardo.  - Non lo so perche?  - Ho appena sentito una delle mer di Afrodite... sacerdotesse nominarlo e sembrava come se... sì, gli fosse successo qualcosa di brutto.  - Amore... ti stavo cercando, non ho idea di cosa sia successo sull'Olimpo in questi giorni. - Rilasciò con il suo miglior sorriso mentre le baciava la mano.  Daria annuì ancora preoccupata. Ares sorrise ancora di più.  - Dai, devo parlare con mio padre. Nel frattempo ti lascio con mia madre.  - Che cosa? - Chiese la musa dimenticando completamente il nome di Adone.  - Non voglio che ti veda. - disse Ares mentre la conduceva nelle camere della regina. Daría cominciò a tremare.  - No, non voglio che mi lasci.  - Saranno solo pochi minuti. Tornerò presto e quando lo farò. Sarai il mio... libero.  Ares salutò le donne con un cenno del capo e se ne andò per rivolgersi alla sala del trono di Zeus.  Daria guarda la regina degli dei mentre una dea bionda si prende cura di lei. Guardandola da vicino, si rese conto che era la stessa dea che era venuta per lei la prima volta che era stata mandata ad Ares. - Hebe, servi il vino al nostro ospite- scattò Era.  La dea bionda annuì e riempì un bicchiere per Daria, che la ringraziò immensamente. Aveva bisogno di calmarsi un po'.  - Tuo padre è Dionisio, vero? - Chiese la dea. Daría annuì a disagio.  Anche Era annuì, continuando a guardarla. Il suo sguardo gli ricordava molto Enio. Altrettanto calcolatrice, come se potesse vedere tutti i suoi errori e le sue paure.  - Mi chiedo cosa abbia visto mio figlio in te. - si lasciò andare muovendo il suo bicchiere come se volesse impedire che qualcosa si assestasse.  - Non ne ho proprio idea.  - Anno?  - Cosa ha visto in me la guerra, una fata fatta di delicatezza, tenerezza e bellezza? No, non ne ho idea.  Era sorrise, proprio come rabbrividì Enio e Daria.  - Se hai il coraggio di ferirlo... morirai, e non sarà una morte rapida. No, farò in modo che tu soffra come non potresti mai immaginare.  Daría annuì, accettando l'avvertimento della dea regina. XXX Ares aprì gli occhi e il re delle stelle li ferì, ma nonostante avesse dato l'ordine mentale alla sua milza per coprirsi il viso, questa gli disobbedì. Si rese subito conto che non solo le sue membra gli stavano disobbedendo, ma tutto il suo corpo. Non poteva muoversi, neanche di una virgola. Gemette di dolore e una dea bionda corse ad aiutarlo. - Non provare a muoverti. Farai solo del male a te stesso. - Hebe... dove... cosa è successo? La ragazza lo guardò tristemente. - Non importa adesso, devi riprenderti…torna a dormire. - No... io... Daria... Ebe Dov'è, dov'è Daria? La dea lo guardò e fece una smorfia, Ares capì che qualcosa di molto brutto era successo. Ma per quanto si sforzasse, il suo corpo non si mosse dal suo posto. - Devo...devo andare con lei... - Ares, ascolta. Il padre ha dato l'ordine di rinchiuderla. E... ha detto che se avessi cercato di raggiungerla, l'avrebbe uccisa. - No... no Hebe... Hebe... Come ha potuto essere un tale idiota? Come avrebbe potuto fidarsi di suo padre? Ares si rimproverò mentre allo stesso tempo malediceva Zeus. - Hebe... vai con lei, per favore... dille di portarla via presto da lì. Dov'è? - Ne...gli inferi. Ares non poteva muoversi, ma poteva urlare. E le loro urla potevano essere ascoltate in tutto l'Olimpo. Sfortunatamente la musa era molto lontana da lì. Dove le urla ei lamenti erano così tanti che si confondevano e non si sapeva dove finiva l'uno e cominciava l'altro. XXX La musa si stava abbracciando in un angolo della cella in cui l'avevano gettata, non vedeva un raggio di sole, né di speranza. Le sue forze cominciarono a scemare, dopo soli tre giorni lì già sentiva la disperazione trascinarla nelle profondità dell'abisso. Avrebbe dovuto restare nel bosco, avrebbe dovuto restare con sua madre. Non avrebbe mai dovuto lasciare sua madre in primo luogo. Devi averlo sentito ripetere più e più volte quanto fosse pericoloso il mondo, quanto fossero pericolosi gli dei dell'Olimpo. Piango fino a quando non ci sono più lacrime. E lei urlò finché la sua gola fu rauca. Anche così, non smise di fidarsi, confidando che ciò che il dio della guerra provava per lei non erano bugie, non era un inganno. Si fidava del suo amore. Si fidava di Ares. Stava tremando per la debolezza ed era sul pavimento della cella sporca e buia che sonnecchiava quando udì dei passi. Erano delicati, come se galleggiassero. Alzò gli occhi e vide Melpomene di fronte a lei. Le sorrise, era contenta di vedere qualcuno che conosceva, anche se la sua preoccupazione esplose quando si rese conto che c'era anche Mel. Corse al cancello come meglio poteva. - Mel... Mel... Che ci fai qui? Hanno anche imprigionato te? - No... beh... qualcosa del genere... ma non è così... Gli occhi della musa erano pieni di lacrime e la sua voce tagliata ad ogni frase. - Daria... mi dispiace tanto... io non... non so cosa posso fare per te... - Va bene, va bene... non piangere Mel, sto bene. - Non posso portarti da mangiare, se mangi qualcosa da qui devi restare per sempre... - Va bene- disse Daria passandole la mano attraverso le sbarre. - La tua compagnia mi basta.   XXX La musa del dramma la guardò con gli occhi spalancati. - Tu e Ares? Ma... lui... è un dio. - E? - E tu una musa... Daria si accigliò. - Quello che conta? - No, non lo so... ci sono tante cose che ora non capisco. Io... credevo di essere stato molto chiaro su tutto... l'amore fa male, ti fa solo precipitare nel più profondo abisso della solitudine e della disperazione. O... così pensavo. Ora vedo che... può anche farti fluttuare fino al... cielo più limpido. Daria alzò un sopracciglio. Mel sembrava... radiosa. Anche in mezzo a quella cupa oscurità. Poi i suoi occhi tornarono alla loro solita tristezza. - E poi ti fa ricadere nell'abisso, ed è peggio, perché già conoscevi la luce, la libertà... ed è crudele... Daría aprì la bocca per confutare, ma non trovò nulla da dire. Melpomene aveva ragione. - Sì... ma... nessuno sa meglio di te che ci vuole dolore e disperazione per poter amare ancora di più la libertà e la felicità. Mel annuì mentre sospirava. Mel, sempre con la testa bassa e gli occhi lucidi, ora sembrava diversa, più sicura di sé, più determinata. - Mel, che ci fai qui? - Ade... Persefone... ha chiesto una musa. Io... non sapevo quanto fosse bello il mondo sotterraneo ancora più illuminato da quel bagliore color zaffiro. Guarderei dappertutto. Non ha visto alcuno splendore. - Sai cosa? Qualsiasi altro giorno avrebbe preannunciato una grande tragedia. Morte, morte a tutte le persone coinvolte. Ma... noi ci siamo... e se sei in malavita... e hai ancora il polso... puoi solo alzarti e andartene. - Stai parlando di scappare? - Sto parlando di speranza... so che non mi sembra molto logico. Ma... siamo negli inferi e... tu sei con - le sue labbra si strinsero in un gesto insolito per lei, un sorriso - il dio della guerra. Tuo! La fae. - Rise - la fae che odia la guerra. Con il dio della guerra. Perchè no? Daria sapeva che stava succedendo qualcosa di strano con la musa del dramma. Ma amava questa nuova Melpomene.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI