33

1280 Parole
Daría ha smesso di sentire il dolore nell'intestino dopo cinque giorni. Melpomene la visitava ogni giorno e sembrava sempre più sorridente. Le disse di essere fiduciosa, ma in quella situazione, che era più difficile per lei perché era sua, non era molto facile. Daría gli chiedeva ogni giorno di Ares, ma la musa del dramma non gli dava risposte. Né era molto consapevole di ciò che stava accadendo fuori da quel luogo oscuro. All'improvviso sentì sbattere le ali. Alzò lo sguardo e strisciò verso il recinto. In pochi secondi erano davanti a lei. - Fai presto Ebe, sto giocando il mio collo qui. - liberò il dio alato. La bionda si chinò e prese le mani di Daria. - Ares mi ha mandato. Improvvisamente il mondo ebbe di nuovo un senso per la musa. Ares non l'aveva dimenticata, Ares non l'aveva tradita. Ares l'amava e l'avrebbe tirata fuori di lì. I suoi capelli brillavano da lei, tutto il suo splendore e all'improvviso, il mondo sotterraneo non sembrava così terribile. - Dov'è? - chiese Daria sentendo emergere le sue peggiori paure, che anche lui fosse imprigionato, o peggio. - Lui... è... delicato... ma non sta attento. Si riprenderà, mi ha detto di... dirti, verrà presto a prenderti. E che... presto danzerai di nuovo sotto la pioggia... o qualcosa del genere. Quello... non ha alcun senso...- la dea cercò di ricordare le sue parole ma era sicura che fossero quelle giuste, anche se non avevano molto senso. Ma per la musa avevano tutto il senso del mondo. E tutta la speranza di cui aveva bisogno per non perdersi d'animo in quel luogo. Tirò fuori una piccola borsa e gli diede del miele e dei piccoli frutti. - Mi dispiace non poter portare altro... ma... - Va bene. Mi hai portato qualcosa di meglio del cibo. Ebe sorrise, due fossette si formarono sulle sue guance ed Ermete sollevò il braccio. - Dai Ebe, dobbiamo andare adesso. Ci scopriranno. - Non preoccuparti, starai bene presto...- sbottò Ebe alla musa prima che salisse sulla schiena di Ermete. XXX Ares sentiva che tutto il suo corpo bruciava, la sua pelle e i suoi organi erano ancora carbonizzati, neri come il carbone, guarirono a poco a poco, ma non abbastanza velocemente. I primi giorni in cui non riusciva a muoversi, non importava quanto cercasse di alzarsi, il suo corpo era semplicemente morto carbonizzato, ma essendo un dio, si è rigenerato. Ogni passo, ogni movimento era un tormento, era come strofinarsi tra l'acido ardente ma non gli importava, doveva salvare la musa da lui. E lo farebbe anche se nel frattempo dovesse distruggere l'Olimpo e il mondo sotterraneo stesso. La bionda entrò e corse da lui inorridita. - Ares no. No. Sdraiati, non riesci ancora ad alzarti. - Posso farcela... Ebe, l'hai vista? - Il suo tono era implorante. Il cuore di sua sorella si è spezzato. Il grande Ares, signore della guerra, era ormai solo l'ombra di se stesso. - Ares... sì, l'ho vista... lei... sta bene. Sembra... - si leccò nervosamente le labbra. - Sta... resistendo. Ares sorrise. La sua musa era la donna più forte che avesse mai conosciuto. Ne sarebbe uscita fuori. Come sempre. - Ares, cosa intendi fare? No... non puoi combattere papà. Ares abbassò la testa. Sapeva che avrebbe sicuramente perso questa battaglia. Doveva agire strategicamente. Non con la forza. - Vado a parlare con lui. XXX Ares si presentò di nuovo a suo padre. Zeus lo guardò con un sorriso obliquo che mostrava superiorità ma nei suoi occhi c'era una traccia di paura. - Sono venuto a porgere i miei rispetti. Per scusarmi dello sfogo che ho presentato qualche giorno fa e per... darti la mia fedeltà. Come un guerriero. Zeus si stabilì sul trono. Uno dei motivi per cui aveva tenuto così d'occhio Ares era la sua sete di sangue. Non ha mai presentato la sua lealtà a nessuno perché il serbo per la guerra, qualsiasi guerra. Non gli importava da che parte, finché ci fosse stato sangue e dolore, Ares sarebbe stato felice. - Perché questo cambiamento? - Sarò dalla tua parte, combatterò al tuo fianco, per te. In qualsiasi battaglia tu voglia. Ma... libererai la musa. - Sai cosa significa? - Sì. - Non sarai più il dio della guerra. Sarai il dio delle mie guerre. Ares digrignò i denti ora che sapeva cosa stava provando Daria. Essere il burattino di qualcuno, essere uno schiavo, agire al comando di qualcuno era... la cosa peggiore che si potesse immaginare. Anche così, ha rilasciato con la sua voce potente: - Sì. - E la musa non sarà tua nemmeno così. - disse Zeus grattandosi il mento pensieroso - Posso liberarla. Ma non la verità. Non le parlerai, non la tratterai. Non la guarderai nemmeno più. O la getterò di nuovo nell'Ade. Ares sentì una spinta al cuore come se una lancia lo avesse trafitto. Chiuse gli occhi sentendo il bruciore delle lacrime dietro le palpebre. Ma almeno, sarebbe stata libera, beh. Più libero che poteva essere, grazie a lui. Almeno sarebbe uscito dalla cella dov'era adesso. Ares annuì. - Giuralo. - Soto Zeus che l'esperienza lo aveva reso saggio. Ares si avvicinò a suo padre, che odiava più di ogni altra cosa al mondo, e gli tese la mano. Hanno preso le loro bambole e giuro: - Giuro, combatterò per te, in ogni battaglia che deciderai. Finché il mio corpo non sviene o il mio essere si estingue e obbedirò ai tuoi ordini, senza confutare. Zeus sorrise e annuì compiaciuto. Aveva il dio della guerra come una delle sue carte, e questo andava bene, molto bene per i suoi piani. Un bagliore proveniva dalle sue mani ancora giunte e un nastro invisibile gli bruciava le braccia. Era fatto. XXX Non appena Ares lasciò il tempio di suo padre, vide il sole arrivare su un carro trainato da leoni alati. Ares si immobilizzò quando Apollo si avvicinò con la chiara intenzione di colpirlo e non protestò quando il pugno del sole gli fece sanguinare la bocca. - Dannato! Te l'avevo detto! Te l'avevo detto che saresti riuscito solo ad ucciderla. Tu porti solo morte e distruzione. - Sputò disgustato. Ares non ha risposto. La stella aveva ragione. - Ascolta bene questo Ares, non ti perdonerò mai. Renderò la tua vita miserabile, in ogni occasione che avrò cercherò di massacrarti. Hai ferito la cosa più pura di questo mondo, hai macchiato l'amore e l'arte, hai ucciso una musa. Ares annuì. - E per questo, merito di vivere senza di lei per il resto dei miei giorni, crogiolandomi nel dolore e nella sfortuna. Nella sconfitta a cui mi sono portato con le mie terribili decisioni. E così farò. Apollo lo guardò sorpreso, nemmeno chi aveva previsto il futuro avrebbe mai visto un Ares arreso. - La musa sarà Apollo libero, per quanto libero possa essere... tu non mi devi alcun favore e anzi... dovrei supplicarti per questo ma... proteggila... meglio di me avere. - Non devi chiedere. I miei soli... sono al sicuro con me. Ares tremò e strinse i pugni mentre si faceva strada senza dire altro alla tempia. E pensare che giorni prima aveva pensato che la musa potesse essere sua. Ora si rammaricava anche di essere tornato sull'Olimpo. Il destino... sbuffò. Quella cosa crudele. L'aveva portato lì solo per trovare la musa, l'aveva fatto amare più di ogni altra cosa, e grazie al suo amore sporco e immeritato, era riuscito solo a ferirla. Starebbe molto meglio se non l'avesse mai incontrato. Se non l'avesse mai... amata. Ma non poteva farci niente. L'amava più di ogni altra cosa. Ora l'avrebbe liberata. Libero da lui almeno. Forse così sarei stato più felice.
Lettura gratuita per i nuovi utenti
Scansiona per scaricare l'app
Facebookexpand_more
  • author-avatar
    Scrittore
  • chap_listIndice
  • likeAGGIUNGI