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1159 Parole
Cadde su di lui senza fiato, il petto di Ares si alzava e si abbassava rapidamente ed entrambi sentivano che probabilmente sarebbero svenuti per quella passione. Perché era impossibile che un corpo, nemmeno olimpico, potesse contenere tanta, tanta passione, tanta tenerezza, tante soddisfazioni, tanto amore. Ci vollero alcuni minuti per riprendere fiato e poter parlare. La musa alzò il viso per vederlo e lui sorrise dolcemente e la baciò sulla fronte. - Ti am... Daría si coprì le labbra con la mano prima che lui riuscisse a finire la frase. - Non dirlo. - Perchè no? - Porta sfortuna. Lo consideriamo un addio. Il nostro amore non ha bisogno di andare in giro urlando, lo sappiamo, basta così. Ares annuì. Ma tenne la frase in gola, volendo scoccare come una freccia. Quindi la bacio, dolcemente e lascio che le parole scorrano sotto forma di gemiti. Odiavano Apollo, lo odiavano quando i suoi raggi cominciavano ad illuminare la stanza. Avevano ancora così tanto da dire, da dimostrare. - Mio padre arriva da un momento all'altro, arriva sempre all'alba per fingere di essere stato qui tutta la notte. - E tua madre? - Non lo so, sicuramente ha dormito in un'altra stanza, il che significa che arriverà presto anche lui... per... coprirci. Daría alzò le spalle arrossendo, la regina avrebbe saputo quello che avevano fatto, era successo grazie a lei. Come avrei potuto vedere il suo viso d'ora in poi? - Ci vediamo presto? Ares la guardò tristemente per qualche secondo, poi fu sostituita da una decisione. - Sì. A presto mia musa. - La bacio e la abbraccio un'ultima volta. Ebe la portò di nuovo al tempio di Apollo e Ares si riunì con sua madre. XXX - Figliolo, sembri... radioso. Ares abbracciò Era e la sollevò, dimenticando ogni decoro. - Ti amo mamma, sei la migliore - la rilasciò baciandola. - Basta, basta, spiegazzami la tunica. Certo, sono la migliore madre, non so di cosa stai parlando. Nessuno dei due, tre se contiamo Ebe, ha parlato dell'argomento ma si sono scambiati sorrisi d'intesa. Zeus entrò nell'enorme stanza e li guardò torvo. - Ares, sono felice di vederti, voglio parlarti. - Sì padre. - Ares non poté fare a meno di farsi prendere dal panico ma sua madre lo rassicurò con una mano sul suo braccio. Prima di ritirarsi, Zeus portò molti satiri che trasportavano ceste di doni, dai gioielli alla frutta, pavoni albini splendidamente colorati, fiori bellissimi ed esotici, dipinti della dea regina e anche statue a figura intera scolpite in oro. Era sollevò un sopracciglio sprezzante mentre continuava ad incrociare le braccia. Zeus le sorrise e lei si voltò come se le avesse dato delle piume bruciate. Ares si accigliò. Da quando Zeus si prendeva cura della dea regina? - Parleremo dopo, Ares- disse il padre e seguì la regina. - Cosa sta succedendo? - chiedo ad Ebe che li guardava con espressione preoccupata. - Hanno avuto una bella discussione... penso... penso che si separeranno - si liberò la ragazza quasi piangendo. - No, certo che no, non possono. Hebe lo guardò speranzosa. Hebe, sogna sempre di avere un giorno la famiglia perfetta. Ma non era possibile, non con i suoi genitori. - Sei sicuro? Ares annuì e le prese la brocca di vino. - Ora... andiamo a fare una passeggiata, sono di buon umore. XXX La vita era buona, per quanto possibile, la reclusione nel tempio di Apollo era sopportabile ei suoi incontri furtivi con Ares, sebbene non fossero molto ravvicinati, rendevano tutto più tollerabile. Se non fosse stato per Ares, sarebbe morto da tempo, di questo era certa. La musa era sdraiata su un divano a mangiare uva, pensando a lui. - Hai intenzione di rimanere lì tutto il giorno? La guardò pigramente perché aveva gli occhi chiusi. La musa era piccola, più o meno della sua altezza, bruna, magra, bella, come tutte le muse. Se qualcosa doveva spiccare in questo, era che portava una frusta in mano e non perché veniva o andava a cavalcare, portava sempre la frusta. - Cosa vuoi? Ero così a mio agio. - Cosa non vuoi muovere? Sei stato lì tutto il giorno. - Rappresenta un problema per te? Perché non chiami mamma? Di sicuro risolve tutto. La musa con gli occhi color vino la fissò, o almeno così pensava Daria. Aveva sempre quella faccia fastidiosa, ma questa volta teneva la frusta molto forte. - Le altre muse stanno preparando tutto per l'incontro che Apollo terrà domani sera. Sarebbe bello se ci aiutassi. - Sì, sarebbe carino... e gentile... ma qui mi sento a mio agio. - Daria... - Vai a piangere con la mamma musa, verrà sicuramente e mi manderà a fare qualcosa, perché ordini - rise la musa - Non riceverò. Nastia tremò di rabbia e andò nella sua stanza. Sbatté la porta e lanciò il frustino contro il muro. Quella musa potrebbe infastidirla. Era così... impertinente, irritante, irrispettosa. Ma non sarebbe andata da sua madre, no, avrebbe potuto organizzare l'incontro da sola. Non aveva bisogno di nessuno. Avrebbe mostrato che lui poteva. Glielo avrebbe dimostrato. Lei vorrebbe. Nel frattempo, Daría si alzò brontolando. La stupida musa lo aveva spaventato e lo aveva fatto addormentare e ora... cosa avrebbe fatto adesso? Si sentiva rivitalizzata perché aveva ricevuto i raggi del sole mentre sonnecchiava sul divano, ora... aveva bisogno di fare qualcosa per spendere le sue energie. - Chi verrà? - chiede a una delle muse che erano là fuori. - Alcuni dei. - Hmm, Poseidone? - Non credo, viene raramente. - Ermete? - La musa si guardò le unghie come se non le importasse molto. - Sì, non ti perdi mai una riunione dell'Apollo. - Dionisio? - Il nome di suo padre quasi le si strozzò in gola. - Sì, certo, non ti perdi mai una festa. - Ares? - Non so, forse, non si fa quasi mai vedere agli incontri dell'Apollo, ma una volta arrivato a uno... La musa si ritirò prima che l'altra musa finisse di parlare. Andò nella stanza che condivideva con Thalia per iniziare a prepararsi. XXX E così, il tempo passava, vedendosi negli incontri, senza che nessuno se ne accorgesse, a volte "Era" la mandava a chiamare, altre volte Daria si infilava nel tempio del dio come un'ombra. Ma trovavano sempre il tempo per vedersi, per amarsi, per consolare il loro triste destino. Questa volta erano nel tempio del dio. Giocherellavano tra le lenzuola di ceda nagras. Mentre il dio le accarezzava la schiena, lei giocava con i suoi capelli neri. - Ci sarà un baccanale. - Baccanali? - Lo so, odio che il nome di mio padre sia elevato così in alto, ma... Apollo parteciperà, e con lui, noi. - Voi ragazzi? La musa annuì distrattamente. -Andrai? Certo che ci sarebbe andato, non avrebbe permesso alla musa di vagare in un posto del genere senza sorveglianza, sapeva cosa permettevano quelle feste. Solo a pensarci, il suo denso fumo minacciava di uscire. -Ovviamente.
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