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1993 Parole
Era alzò gli occhi al cielo quando vide entrare suo marito. Sapeva che veniva dal vedere una di quelle donne con cui tradiva. Sapeva che era ridicolo essere offesa dopo tanti secoli di infedeltà, ma non poteva farci niente. Non era più nemmeno gelosia, era semplicemente l'offesa. Era sua moglie, le doveva rispetto. Lei era la regina. Zeus era sbalordito nel vederla, non era mai alzata in quel momento, non aveva mai pensato di vederla quando sarebbe arrivato. Aveva programmato di intrufolarsi e fingere di essere stato lì tutta la notte, come sempre. Anche se entrambi conoscessero la verità, era più facile ignorarla in quel modo. - Era - Zeus - la regina si rilasciò in segno di saluto e iniziò a camminare verso l'uscita. Il Dio-Re aspettò qualcosa di nervoso ma lei non si voltò mai, continuò a camminare a faccia in su senza guardare più che davanti a sé. Per tutto il giorno Zeus attese il traboccamento di rabbia che arrivava ogni volta che Era lo scopriva in una delle sue infedeltà, ma non arrivava. Zeus passò dall'aspettarlo al desiderarlo. Perché non era arrabbiata? - Dov'è Ares? Gli ho detto che stasera avremmo cenato tutti insieme. - chiede a chi ha avuto risposta una volta che tutti si sono seduti a tavola. - Ha avuto affari urgenti in Tracia madre- rispose Hebe. Quindi c'erano solo loro quattro, Ilitia, Ebe, Zeus ed Era. - Beh, meglio che vieni a darmi una buona spiegazione o vado a prendermela io. Non viene a trovarmi da giorni. - Te lo dico io, mamma. Zeus fece una smorfia, tutti sapevano che Ares non era presente perché c'era. Padre e figlio si detestavano al punto da non voler apparire dov'era l'altro a meno che non ci fosse altra scelta. La cena fu trascorsa con le donne a parlare di cose che non lo interessavano, una tipica cena di famiglia, ma qualcosa sorprese il Dio-Re. Era rise, non era solo una di quelle smorfie che cercavano di passare per un sorriso. No, rise, con quella dolce risata che sembrava un ruscello. Il Dio-Re alzò lo sguardo e vide il volto di sua moglie illuminato, con quel bel sorriso sulle labbra, e la testa leggermente indietro. E uno scintillio nei suoi occhi si irradiava anche quando riusciva a contenere il suo sorriso. La sua silenziosa sorpresa continuò finché la cena non terminò e tutti si alzarono. Zeus seguì sua moglie nelle sue stanze, accigliato e fissandola senza sosta. Qualcosa aveva quella donna, ma cosa? La dea sembrava di un insolito buonumore. E Zeus non riusciva a capire perché. Non l'aveva appena catturato perché era infedele? Non dovrebbe sputare fuoco dalla bocca? Sì, dovrebbe essere furiosa, invece, era splendida e bellissima. Come mai? Allora gli venne in mente che la sua felicità era dovuta a una vendetta ben meritata. Corse nella sala del trono e chiamò il suo messaggero. Rivedo ciascuno dei suoi segreti e nessuna delle sue mogli, nessuno dei suoi figli illegittimi sembrava in pericolo o aveva subito qualche strano attacco. Quindi non aveva danni. - Ermete. Che cosa ha fatto Era stasera? Il coppiere lo guardò un po' sorpreso. - Non lo so mio signore... io... sono stato assente. - Certo, certo...- sbottò Zeus, lasciandolo andare. Ma prima di varcare la soglia, lo fermò. - Tieni d'occhio il suo Ermete. - Sempre, mio ​​signore. - Rilasciò l'ala prima di andarsene con il suo peculiare sorriso. Zeus tornò nelle sue stanze più calmo, anche se a disagio. Ancor prima di entrare, sento di nuovo quella risata cantilenante. Si fermò sulla porta. Era chiacchierava e rideva con Ebe. Come sempre quando era nervosa o allegra, sua figlia parlava così velocemente che nessuno la capiva e proprio questo faceva ridere Era. Zeus entrò e le due donne smisero di ridere, senza sorridere. - Io vado, madre. Ci vediamo domani. - Assicurati di far sapere a tuo fratello che voglio vederlo Hebe si inchinò brevemente e se ne andò. Zeus osservò Era alzarsi e cominciare a togliersi il vestito per indossare la camicia da notte. Si tolse l'elaborata acconciatura che indossava e le sue ciocche rosse, quasi arancioni, le ricadevano sulla schiena. - Oggi non uscirai? - chiede senza nemmeno guardarlo. Si sedette sul letto senza staccare gli occhi da lei, muovendosi come se stesse ballando, con delicatezza e raffinatezza. - No, non oggi. Lei si limitò ad annuire mentre si preparava a dormire. - Tu luce... diversa. Lei si è voltata. - Diversa? - C'è qualcosa in te... piuttosto curioso. Lo guardò con quella strana scintilla negli occhi senza capire. Zeus si ricordava di lei quando si erano appena sposati, aveva negli occhi quella gioia, quella speranza, passione, amore. Amore... Zeus si alzò dal suo posto e le si avvicinò veloce come uno dei suoi raggi. La presi per un braccio e la tirai ancora di più a sé. La guardò negli occhi per un momento, si avvicinò ancora di più, annusandola su tutto il collo, i capelli, le labbra e la mascella. Ma non trovò nulla, tutti gli indizi che aveva lasciato erano spariti. - Cosa stai facendo? - disse Era con un'espressione accigliata. Anche quella scintilla che aveva avuto tutto il giorno era svanita. Poi si rese conto che il Re Divino lo sapeva. Non gli stava sorridendo, non sorrideva da millenni e non avrebbe cominciato adesso. Quel sorriso era per qualcun altro. - Chi è lui?- Era cercò di liberarsi dalla sua presa ma lui strinse più forte. - Chi? - Non so di cosa stai parlando. - Sei con qualcun altro, vero? Mi hai ingannato! - Sei pazzo Zeus. Qui chi tradisce e tradisce sei tu. - No... non dubitare di me, guardalo, guardalo nei tuoi occhi... Chi è?! Era finalmente si voltò da lui e si sedette sul letto. L'ira di Zeus fu così grande che tuoni e fulmini scossero la terra. Persino gli dei rimasero scioccati. Zeus tremava di rabbia ed Era, serena come sempre, rimase semplicemente immobile al suo posto. due L'avrebbe ucciso, l'avrebbe ucciso... no, l'avrebbe fatto soffrire, soffrire e chiedere perdono. Lo avrebbe punito per aver toccato, anche solo per aver guardato ciò che apparteneva al re e avrebbe fatto assistere ad Era la sua sofferenza. Mi avvicino a lei a lunghi passi e la sollevo di nuovo per il braccio. - Dimmi adesso! Chi è? Chi ha osato toccarti... toccare ciò che mi appartiene? Era si limitò a guardarlo, con quello sguardo serena, piena di odio, ma che non traboccava. - Me lo dirai, e lo farò soffrire, gli farò desiderare... - Non lo farò. morirò prima. Gli occhi di Zeus si spalancarono come l'abisso. - Lo proteggi? - Esatto, e lo farò sempre. Se vuoi vendicarti, dovrai accontentarti di me. Se il dio avesse osato ferire sua moglie, avrebbe sofferto in egual misura, perché erano sposati, uniti per l'eternità. E la sofferenza dell'uno era il dolore dell'altro. No, non poteva farle del male, per quanto allettante sembrava ora. Avrebbe dovuto accontentarsi dell'amante. La scosse forte con rabbia. - Dimmi! E con sua sorpresa, Era rise, di nuovo, con quel sorriso che ti ipnotizzava. Ora sapeva come si sentiva, piena di rabbia, di frustrazione. Il veleno della gelosia gli scorreva nelle vene e pretendeva vendetta. - Nessuno tocca ciò che è mio Era! Tu mi appartieni! Di nuovo, quella risata, lo stava prendendo in giro. La rabbia cresceva sempre di più. Tremando per la frustrazione, la gettò sul letto e si arrampicò su di lei. La sua risata si spense. - Non sono dell'umore, amore- disse ironica. - Tu sei mia moglie. E ti prendo quando voglio. E voglio ora. Si sistemò tra le sue gambe e iniziò a baciarla con coraggio. Si stava mordendo il collo quasi come se fosse una bestia e lei fosse la sua preda. Le sue labbra sanguinavano e lividi erano visibili su tutto il petto, il collo, le spalle e le braccia. Si contorceva semplicemente sotto di lui cercando di scappare, ma Zeus era più grande, più forte e arrabbiato. Per tutta la notte, il cielo è stato frantumato, proprio come l'anima di Zeus. Quando ebbe finito si sedette accanto a lei, stanco come aveva portato la terra per secoli. Ho cercato di abbracciarla ma lei si è tirata indietro, si è alzata in piedi, graziosa come sempre, con il suo viso inespressivo e i movimenti aggraziati, nonostante il suo corpo punito. - Era...- sussurrò cercando di prenderle la mano. Si allontanò da lui il più velocemente possibile. Zeus si alzò dietro di lei. Non più con rabbia, non più con frustrazione, tutto ciò che era stato lasciato indietro, sul letto, nei loro morsi crudeli e nei loro vestiti ruvidi. - Era... amore mio. Stava andando in bagno ma lui la riportò a sé. - Era... amore... è... hai intenzione di lasciarmi? - Le sue parole sono uscite così morbide, così frantumate che non sembravano il Dio-Re. Era lo guardò da despota. Il suo sguardo diceva ciò che le sue labbra non dicevano. - Era... dimmi chi è... lo ammazzo, lo uccido e tutto continuerà come prima - supplica Era strinse gli occhi. - Non lo toccherai. Mai. L'odio gli riscaldò il sangue di nuovo. - Quindi è così che stanno le cose eh. Puoi andare in giro a prendermi in giro, avendo dietro di te file di bastardi. Ma se trovo qualcuno che mi rende felice, allora... - Contento?! Contento?! Dici che ti rende felice. Solo io ti rendo felice Era! - Non. - Sì! - Non più Zeus, non mi rendi felice da millenni. Il dio-re si ruppe di nuovo. Ha iniziato a tremare, questa volta nervoso. - Non mi lascerai. Non te ne andrai. Non lo permetterò. Ti legherò al dungeon prima - Non andrò, non preoccuparti. Alla fine, le lasciò le spalle, stava stringendo così forte che i segni delle sue dita erano rimasti sulla pelle bianca di Era. Sorrise di nuovo, con quel sorriso beffardo che riservava solo a se stesso. - Ci accontenteremo di sapere che siamo estranei. Insieme, ma appartenenti ad altre persone. - Non! Mai. Tu appartieni a me Era... - L'ho fatto! Molto tempo fa. Apparteniamo a chi vogliamo appartenere, e il tempo che decidiamo di farlo. Hai fatto in modo che smettesse di amarti. Che ora ti odio invece di adorarti. Zeus fece un passo indietro, nessuno tranne Era, sua moglie poteva sconfiggerlo in quel modo. - Era... - D'ora in poi non ci saranno più segreti in questa casa. Andrai finché vorrai, non dovrai nemmeno cercare di nascondere i tuoi difetti, e io... non dovrò nemmeno nascondere i miei sorrisi. La mia felicità. Zeus la guardava con una tale sorpresa e disperazione allo stesso tempo. - No, no... sei matto? Non! Non ti condividerò. Mai. Era continuò come se lui non l'avesse mai interrotta. - Puoi fare quello che vuoi con i tuoi bastardi, purché non neghi ai miei figli i loro diritti di figli legittimi. Saranno sempre sui tuoi mezzi bastardi olimpionici. E avranno quello che vogliono. - Non! L'urlo echeggiò sulla terra e sul cielo. - Mia moglie non... - Tua moglie farà quello che vuole da oggi in poi. E se non ti piace, mi dispiace molto. Hai fatto quello che hai voluto per millenni e sono stufo. Fai quello che ti dice il tuo cazzo, sappiamo che è l'unica cosa a cui presti attenzione. Farò ciò che il mio cuore mi chiede. Ed è... stare con lui. - Lo ucciderò. Stai certo che lo ucciderò. - Le sue parole suonavano così serie, come se provenissero dallo stesso tartaro - d'ora in poi non avrò pace finché non lo troverò, e lo farò. E quando scoprirò chi è quel bastardo... gliela farò pagare, gli farò pagare un prezzo così alto... per aver rubato niente meno che me.. Il dio-re. Lo sguardo di sfida di Era non si placò.  Ed entrambi sapevano che stava arrivando una guerra per procura.
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