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1093 Parole
Aveva bisogno di respirare, aveva bisogno di aria o sarebbe svenuta presto, lo sapeva, ma non poteva farlo, il suo corpo era stato paralizzato. Ares si alzò dal divano e si avvicinò lentamente a lei. La musa era ancora ferma alla porta. Daria concesse di respirare quando il dio si avvicinò a una delle candele e fu in grado di dettagliarlo, dopo giorni e giorni senza vederlo, non sentì nemmeno le lacrime cadere dai suoi occhi. - Ares - Aspettavi qualcun altro, musa? - chiese il dio con un sorriso di traverso. Voleva tenerlo, aveva bisogno di toccarlo per sapere che era lui, ma il suo corpo non si muoveva. La guardò tristemente. - Non sei contenta di vedermi?- sbottò quando non sentì una risposta dalla musa. Riuscì ad allungare il braccio e a toccarlo. Gli accarezzò la barba e le guance. Indossava la sua armatura insanguinata e piena di fori di freccia. - Ares... Ares non resistette più e la prese tra le braccia per non lasciarla mai andare. La musa lo abbracciò al collo mentre le sue lacrime lo bagnavano. - Pensavo che non ti avrei mai più rivisto. Ares annuì dispiaciuto senza rilasciarla. - Non poteva... morirà prima che smetta di combattere per te. Sai. Sì, era così, se doveva morire lo farebbe combattendo. La musa sorrise e lo abbracciò più forte. Il dio cercò disperatamente le sue labbra. La musa lo baciò ancora con le lacrime che le rigavano le guance. - Mi sei mancato tanto. - Ha confessato Daria. Il dio ha mostrato i suoi denti bianchi e perfetti con uno splendido sorriso. - Anche io... sono morto ogni giorno senza di te. - Come... com'è che... tuo padre ci ha permesso...? - Ares ha negato. - Mio padre non ha idea di questo, e non può saperlo, Daria, - i suoi occhi mostravano una grande tristezza - nessuno può sapere che ci siamo visti. La musa annuì guardando per terra. - Cosa è successo? Me... Ares sembrava sconfitto, all'improvviso sembrava così stanco. - Mi dispiace per quello che hai passato Daria - La abbraccio contro il suo petto e le bacio i capelli. - Mi dispiace tanto, no... non ho potuto fare niente - la rabbia gli inondò la voce - era una trappola, non ha mantenuto la promessa... mi dispiace. - Va bene... va bene adesso. Sei qui. Il dolce sorriso della musa lo disarmò ancora di più e per poco non cadde in ginocchio. - Daria... mia dolce musa... La bacio di nuovo, teneramente nonostante sia disperato di prenderla. I loro cuori erano gonfi di felicità nonostante sapessero che questo incontro non poteva durare a lungo. Il dio la portò a letto senza mai staccare le labbra dalla musa. Si sedette e si mise a cavalcioni su di lui. Le accarezzo cosce e fianchi con devozione. La musa lo baciò mentre affondava le dita tra i suoi capelli neri e gli accarezzava il collo. Prendendosi il suo tempo, pur avendo poco, aveva bisogno di riconoscerlo, dopo così tanto tempo lontana. La stessa cosa accadde al dio, voleva prendere dolcemente la musa, godersela il più possibile, perché sapeva che, anche se alla fine l'avrebbe rivista, il tempo che sarebbe passato prima era indefinito. Lentamente si è tolto l'abito che indossava, era normale, di seta, mi manca la curiosa sensazione che l'abito di luce le ha lasciato sulle dita, ma adoro poter toccare di nuovo la pelle liscia della musa. Era divertente come l'avesse conosciuta così bene in così poco tempo. Sapeva esattamente dove doveva e non doveva toccare, dove veniva solleticata e quali la facevano bruciare. Come avrebbe dovuto baciarla per rendere il momento più teso e come avrebbe dovuto morderla per farla piangere disperatamente. La musa invece poteva farlo sentire così tanto con così poco, solo toccandogli la pelle con la punta delle sue dita delicate sentiva una corrente elettrica nella sua spina dorsale. Se gli avesse baciato la mascella, lui avrebbe gemuto di piacere senza riuscire a trattenersi. Quando gli carezzava l'addome, solo toccandolo, sentiva di aver bevuto lava, tutto di lui era puro fuoco. E invece è stata lei a illuminare. La guardo, i suoi capelli risplendono come il fuoco stesso. Tutto il suo corpo brillava come un diamante. Le sue labbra erano rosse come ciliegie e i suoi occhi brillavano come argento fuso. Poteva sentire i loro cuori battere forte come se stessero correndo per chiunque stesse andando più veloce. La musa era su di lui, completamente nuda, splendente come una stella, muovendo il suo corpo senza nemmeno cercare di avvicinarsi sempre di più a lui. Sentì la danza dei suoi fianchi contro il suo corpo e non poteva più aspettare. La girò, si sistemò su di lei, le mani della musa che lo spogliavano avidamente. Era curioso come non ci fossero candele accese ma si potevano vedere perfettamente grazie alla luce che emanava la musa. Fare le fusa, poteva sentire le fusa nella sua gola mentre le mani della musa finalmente toccavano la sua pelle nuda. Le accarezzarono la schiena, le braccia, il petto, e tornarono sui suoi capelli. I gemiti della musa lo inebriavano, erano meglio dell'ambrosia. C'era un solletico come una stola che lasciava la lingua di Daria ovunque passasse. Gli piaceva, non aveva mai percepito i suoi sensi più forti, e più smarriti allo stesso tempo. Respirava il profumo dei suoi capelli, del suo respiro, del suo sudore, dell'umidità tra le sue gambe, e creava dipendenza. Incapace di contenersi, entrò in lei, cercò di farlo lentamente, di godersi il momento più che poteva ma i fianchi della musa trovarono i suoi prima che avesse previsto. Sorrise della sua disperazione forte quanto la sua. Le morse il collo quando udì quei gemiti che conosceva così bene e sentì i suoi fianchi sfiorare più forte i suoi. Si voltò di nuovo, le lasciò fare quello che voleva con lui, lei aveva sempre il controllo su di lui, lasciò che lo portasse anche a letto. La guardo ballare su di lui mentre brillava come una stella, la amo così tanto che pensava che il suo cuore sarebbe esploso. Le stava mordendo le labbra, il seno, il collo, le spalle, non riusciva a trattenersi. Era come domare una bestia selvaggia. Era così, era una bestia, e la musa, graziosa e delicata, lo aveva addomesticato. Con un sorriso e una forte convinzione. Si alzò, appoggiandosi sui gomiti, e la costrinse a baciarlo forte mentre l'orgasmo raggiungeva entrambi. I loro gemiti furono catturati nella bocca dell'altro, fondendosi come una melodia di passione, amore... disperazione.
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