- Anche se... - il dio guardò sua madre quasi disperato - mi disse che il suo comportamento è stato critico. È lunatica e non segue gli ordini di Apollo.
- Sì... beh... non obbedisce mai agli ordini che le vengono dati. - Il dio sorrise di traverso.
- Ares... - Era lo prese per le spalle. - Tuo padre è stato molto chiaro.
Ares guardò in basso. Sì, era stato molto chiaro, non avrebbe mai potuto avvicinarsi alla musa. Se lo facesse, morirebbero entrambi. Anche se di giorno in giorno la punizione sembrava meno grave. Che cos'è la morte in confronto alla felicità eterna di stare con chi ami?
- Ha detto tuo padre. E se scopre che hai visto la musa, le conseguenze saranno... gravi a dir poco, giusto?
- Sì.
Lo sguardo di sua madre gli fece ripensare alle parole.
- Se scopre che gli ho disobbedito.
Era sorrise dolcemente.
- Tuo padre ha imposto le sue leggi, ma... nel corso degli anni ho imparato a stravolgerle a mio piacimento.
Ares sorrise come non faceva da molto tempo. Ogni giorno senza la musa era stato un'agonia insopportabile. Ma forse... sarebbe finita presto.
- Tuo padre stanotte esce, come ha fatto nelle ultime tre notti, non tornerà finché non tramonterà il sole. Hebe, hai la notte libera, ma cerca qualcuno che ti risarcisca in tua assenza.
Hebe sorrise enormemente. Ares si sentiva senza fiato e il suo cuore smise di sanguinare per iniziare a battere in modo irregolare contro il suo petto.
XXX
- Zitta dannazione! - gridò il fatato. - O giuro, ti strappo la lingua e vedo come fai a ridere di questo.
La sua coinquilina era insopportabile, scherzava su tutto e non stava mai zitta. Prese le sue cose e indossò un ridicolo cappello con i campanelli.
Apollo aveva pensato che le muse avessero bisogno l'una dell'altra, Talía aveva recentemente perso la sua coinquilina, Melpomene, la musa del dramma, e sua sorella che era negli inferi per il momento. E Daria, beh, pensava che Daria avesse bisogno di ridere. Si era sbagliato. Le muse hanno passato il giorno e la notte a combattere.
Apollo sospirò e li separò, per la terza volta quella notte.
- I miei soli, i miei amori. Che succede ora?
- Ha detto che perché ero una fae non avrei capito cosa dice.
- Era uno scherzo, ed è l'unica spiegazione che riesco a trovare perché non rida alle mie battute. - Talia si difese.
- Thalia- lo rimproverò Apollo.
La musa scrollò le spalle.
- Non sono da biasimare per la tua amarezza. Stavo solo cercando di tirarla su un po' di morale.
- Non ho bisogno delle tue stupide battute per tirarmi su il morale. Non ho bisogno della tua compagnia. E mi sono rifiutato di averlo più Apollo.
Apollo stava cercando di trovare una soluzione quando sentì aprirsi la porta d'ingresso.
Scese per ricevere la sua ospite e quando la vide la sua sorpresa fu evidente. Non si presentava mai al suo tempio se poteva evitarlo, il disprezzo che sua sorella provava per lui e per Artemis era più che noto.
Si presentava con quello sguardo arrogante che era solito ricevere da Era e gli sembrava che non corrispondesse al dolce viso di Ebe.
- Ebe, a cosa devo la tua piacevole presenza nel mio tempio?
- Mia madre mi ha mandato a cercare qualcuno che la serva durante la mia assenza.
Apollo inarcò le sopracciglia. Questo non stava andando bene. Gli dei avevano deciso che le loro muse erano servi? Loro non erano. Ma negare a Era qualcosa era come schiaffeggiare in faccia la dea regina, e la vendetta della dea era spaventosa.
Apollo si accigliò.
- Tua madre capirà che... le mie muse non sono schiave, quindi non sono a disposizione degli dei per servirle.
Hebe alzò un sopracciglio.
- Mia madre, la regina, moglie legittima di mio padre Zeus, ha mandato a chiamare una musa. È che disobbedirai al suo bastardo?
Apollo cercò di non arrabbiarsi. Gli schiarisco la voce e prendo un respiro per continuare.
- Daria
- Che cosa? - chiese Astro.
- Prenderò la musa, Daria. Chiamala.
- Ma...
La star poteva vedere il futuro, sì, almeno frammenti e quello che vedeva lo preoccupava, la musa sarebbe stata felice se, ma non vedeva oltre, e se li scoprissero? Ne varrebbe la pena?
La musa continuò la sua discussione con Talía mentre la musa della commedia la imitava con voce infantile.
- Sei un...
- Daria - La interruppe la voce potente della star. - Ti mandano a chiamare dal tempio di mio padre.
La musa ha perso il colore che aveva grazie alla lotta di parole con Talía.
- Ma... hai detto che Zeus mi avrebbe lasciato in pace.
- Lo so... non è lui che ti cerca. È Era.
La musa iniziò a tremare. Ricordava ancora la minaccia della regina. E sapeva che la regina eseguiva le sue minacce con le pieghe.
- Starai bene- rilasciò Apollo, baciandole la fronte.
XXX
Daría è venuta nella stanza dove l'aspettava Hebe, non ha potuto fare a meno di abbracciarla appena l'ha vista.
Anche Hebe sorrise e la abbracciò.
- Sono contenta che tu stia bene... e libero.
- Il più libero possibile.
- Vieni, non perdiamo altro tempo. Mia madre non è molto paziente- Daría e Hebe sono salite in macchina e Daria ha preso le loro mani.
- Hebe, non lo so, non devo sapere niente di lui... ma... potresti dirmi com'è?
Hebe sorrise malinconicamente.
- E' stato... distante.
Daria annuì. Il suo cuore doleva solo pensando a lui triste e ciò che desiderava di più era consolarlo. Ma solo vederlo avrebbe camminato sul sentiero della morte e lui non lo voleva per sé. Sapeva che col tempo si sarebbe ripreso, lo aveva già fatto, con Afrodite, con tante altre donne che aveva amato. L'avrebbe superato, presto, avrebbe smesso di sentire la sua mancanza, avrebbe smesso di pensare a lei e l'avrebbe semplicemente dimenticata. Nel migliore dei casi. Nel peggiore dei casi, avrebbe finito per odiarla. Dopotutto, aveva sofferto così tanto a causa sua che non si sarebbe sorpreso.
Persa nei suoi pensieri, non si accorse che l'auto si era fermata.
- Siamo arrivati. - Ascolto Hebe.
La musa scese dall'auto sentendosi le gambe flosce. Ci vuole tutto il tuo coraggio per varcare la soglia ed entrare nelle stanze della regina.
Era buio e la porta si chiuse dietro di lei. Si voltò per trovare rassicurazione in Ebe, ma lei non c'era.
- Vostra... Vostra Maestà... mi avete mandato a chiamare? - Si avvicinò alla figura che si poteva distinguere nell'oscurità.
La figura era seduta su un divano e guardandola, oh sì, poteva sentire il suo sguardo acuto su di lei.
- Ti sei divertita a ballare sotto la pioggia musa?