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2053 Parole
Daría è stata accolta da un entourage di fate. Si ricordava di tutti. Il gruppo di guerrieri che guidava Ares lo portò via da lei. - No, no, aspetta... - Daria, devi cambiarti. - Disse una delle Fae - non puoi apparire davanti a tua madre vestita come una di loro. - Ares...- corse dal dio e gli prese la faccia - starai bene, mia madre capirà e ti farà liberare, ok? Io... li farò capire... Ares era sereno come se stesse chiacchierando tra gli dei dell'Olimpo. - Sarò una bella musa. Non preoccuparti. - Mi dispiace tanto. Stava per baciarlo, ma tutte le Fae le stavano guardando. Così decise di accarezzarle il viso in segno di addio. Ares è stato in una gabbia nel cuore della notte. Una dannata gabbia, ma lei non si lamentava, sicuramente la musa si era sentita allo stesso modo il tempo in cui era rimasta nel tempio di Apollo. Bendato e con gli arti legati, oltre ad essere osservato da un entourage di guardie, poteva sentirli camminare qua e là intorno a lui. Ares sorrise, avrebbe potuto alzarsi e distruggere l'intera foresta se avesse voluto ma non l'avrebbe fatto, no, mai. Era la casa di Daria, non poteva attaccarla a casa, sarebbe stato come attaccarla. Alla fine, dopo la lunga attesa, le guardie del destino lo portarono fuori dalla gabbia e lo spinsero in un altro posto. Sentì mormorii, una folla sussurrò intorno a lui. - Sei davanti alla regina Morinda - Sento un portavoce. Ares si mise in ginocchio. - Vostra Maestà - Saluto con tutta la diplomazia che riesco ad accumulare. I suoi occhi sono stati scoperti. Il dio impiegò un secondo perché la sua vista si adattasse alla luce. E ragazzo c'era la luce. Migliaia di fate lampeggiarono in diversi colori, tutte con ali di diversi colori, dimensioni e forme. Davanti a lui vide un immenso trono fatto di una specie di pianta intrecciata a formare un bellissimo disegno. Sul trono c'era la regina delle Fae. La madre di Daria. Regina Morinda. Era una visione, Ares la guardò senza poter credere che esistesse tanta bellezza. Aveva i capelli rosa brillante che le cadevano dal trono fino ai piedi. Tutto di lei brillava come una stella. I suoi occhi erano neri e contenevano galassie all'interno, le sue labbra così rosse e piene che ti facevano deglutire a fatica solo a guardarle. Aveva enormi ali simili a farfalle che scintillavano come diamanti e si muovevano lentamente con orgoglio. Ares tremava. - Porta mia figlia. - La regina rilasciò in un sussurro. Un sussurro che tutti udirono perché quando la regina parlò, l'intera foresta tacque. Ares distolse lo sguardo dalla bella regina finché non vide Daria correre da sua madre. Indossava un vestito che sembrava etereo. Ares non riusciva a credere che fosse il vestito che indossava, sembrava più un liquido che si adattava al suo corpo senza fuoriuscire. Un liquido che brillava come stelle e galleggiava sul corpo della musa. Le altre fate erano vestite con gli stessi vestiti, ma Ares se ne accorse appena. - Mamma- disse Daria, prostrandosi ai suoi piedi. Il dio notò che l'abito che indossava la musa aveva due fori nella parte posteriore, per le ali. Anche se non ne aveva bisogno. Lo sguardo della regina si fece tenero per un momento mentre abbracciava sua figlia. - Mia preziosa Daria. - Mamma, madre... sono tornata... madre - gridò che si sarebbe arresa in grembo. Ares attese pazientemente che la musa si rivolgesse a lui. - Daria - rilasciò la regina con la sua voce sommessa, solo con questo Daria tacque, tacquero tutti. - Sei arrivata qui, accompagnata da uno di quei barbari, gli hai indicato la strada per la nostra foresta, hai infranto ogni nostra sacra legge. - Mamma, mi ha salvato... - E sono molto interessata a sapere perché. La regina guardò il dio aspettando che parlasse. - Vostra Maestà, ho saputo che le Fae non possono essere imprigionate a lungo prima di morire. - E hai deciso di salvare una fae? Non è quello che fanno di solito i tuoi. Ucciderci è ciò che sanno fare meglio. Perché tu, proprio tu, Ares, dio della guerra, hai salvato mia figlia? -Io... - Ares vide Daria, la musa era disperata, avrebbe voluto abbracciarla, confortarla, baciarla ma si ricordò che stava affrontando una prova - Ho... La regina inarcò un sopracciglio. Il che la faceva sembrare meravigliosamente impaziente. - Madre, il dio ha agito di buona volontà. - sbottò Daria, quasi supplicante - Nessun dio agisce per buona volontà, Daria. È sicuramente inviato da Zeus. - No, no mamma, mi ha salvato da Zeus. La regina guardò sua figlia con la coda dell'occhio. - Il dio sarà giustiziato. Tutte le fate gridarono a favore della decisione della regina. - Che cosa?! No madre, no, per favore. La mascella di Ares si serrò, la disperazione di Daria quasi palpabile per lui. - Per favore, per favore, per favore mamma. - Pregò la musa ma con un solo sguardo della Regina Morinda, Daria abbassò la testa e tacque. La regina si alzò, le guardie fatate sollevarono Ares e lo scortarono di nuovo alla gabbia. La musa ha visto come le guardie hanno riportato Ares nella gabbia, voleva andare con lui ma ha deciso di andare dietro a sua madre. Una volta a palazzo, provo a parlare di nuovo. - Mamma... non ha fatto niente, non puoi ucciderlo. - Posso e lo farò, sono le regole, qualsiasi dio che osi calpestare il territorio dei Fae sarà giustiziato. - Ma... sono stato io a portarlo qui... lui non ne sapeva niente... io... mi punisco... lascialo andare... non è colpevole di niente se non di liberarmi Sua madre la guardò per un secondo, Daria non sapeva cosa ci fosse nei suoi occhi scuri di rabbia o delusione. Ha deciso entrambi. - Sei... diversa, Daria...- scattò la regina. La musa si sentiva un buco nel petto, era appena tornata, dopo anni di prigionia e sua madre... era tutto quello che aveva da dirle? Daria sorrise, si era aspettata molto dalla regina Morinda. - Mamma, non ti permetterò di ucciderlo solo perché sto cercando di aiutarmi. - Decise la musa. - E cosa farai? - La voce di sua madre, più bassa che mai, le sollevò i capelli sulla nuca. Era una minaccia, agiva per conto del dio e cercava le conseguenze, Daria lo sapeva. La musa uscì dalla stanza con i capelli che ondeggiavano come se fosse sott'acqua. Rosso come il fuoco. Avrebbe salvato Ares, anche se la punizione sarebbe stata... tremava solo a pensarci, questa volta non sarebbero stati i suoi pomeriggi con Moh il guaritore, questa volta sarebbe stato qualcosa di peggio, molto peggio. Ma Ares non meritava di essere trattato come un nemico. Non quando l'aveva rilasciata. Ares ha trascorso il resto della notte in attesa della sua esecuzione. Quando il sole sorse, la musa venne davanti alla sua prigione. - Mi dispiace tanto. - Gli porse una ciotola di frutta ma lo attirò di nuovo a sé quando si ricordò che avevano le mani legate. - Mangia, partiamo presto. - Ha rilasciato dando una fragola in bocca. - Andiamo? La musa sorrise. - Le Fae ricambiano sempre i favori. - Disse con voce cantilenante. Il dio si accigliò, la musa gli mise in bocca un'altra fragola. - Mi dispiace per tutto questo. E che... non era venuta prima, stava... pianificando tutto - Daria, cosa c'è che non va? - Mia madre ha deciso la tua esecuzione. Come tuo padre ha deciso il mio quando mi hanno catturato e tenuto prigioniera. Ma tu mi hai liberato, quindi ora ti libererò. - Non avrai problemi con quello? Daria sorrise. - Starò bene, calmati... sono sua figlia... non mi ucciderà... credo. Lo sguardo del duo si oscurò e la sua mascella si strinse. - Daria - Ares udì la voce dell'elfo - è tutto pronto. La musa lo guardò e sorrise, sembrava che l'elfo e Daria fossero tornati amici, sbuffò Ares. -T orno subito. - Gli accarezzo il viso e lo bacio tra le sbarre. - Quando tornerò per te, andremo, ok? Quando la musa se ne andò, l'elfo si inchinò al dio. Aveva un sorriso trionfante sulle sue grosse labbra rosse ei suoi occhi verdi scintillavano di gioia. Come ogni elfo dovrebbe essere. - Pensi di aver vinto? - chiese Ares. - Beh, in effetti sì. - Non mi giustizieranno. Non hai niente di cui essere felice. - Sai cosa...- L'elfo sorrise ampiamente e gli accarezzò la mascella glabra. - Daria ed io siamo fidanzati da quando eravamo bambini? Dal corpo di Ares cominciò a fuoriuscire del fumo nero. I suoi occhi sono diventati rossi e ha cominciato a... respirare abbondantemente. Ma si costrinse a calmarsi, quella era la casa di Daria, non poteva distruggerla come aveva fatto prima suo padre. Non era quel barbaro che pensavano. Così decise di lasciar andare i suoi polsi e di afferrare l'elfo per il collo facendolo sbattere la testa contro le sbarre. - E lo sai che... forse Daria sta portando in grembo mio figlio in questo momento? L'elfo digrignò i denti con rabbia. Ares sorrise, nascondendo il suo coraggio contro l'elfo. Potrebbero uccidersi proprio lì, proprio in quel momento. Ma hanno sentito i passi della musa. Il dio gettò via l'elfo con una ferita sulla fronte grazie al colpo con le sbarre della gabbia. Daría arrivò con una piccola borsa e si accucciò davanti a lui senza nemmeno vedere l'elfo. Sciolse le corde che tenevano chiusa la porta della gabbia, che da quello che aveva visto Ares aveva la magia in modo che non potesse slegarle e il dio fu finalmente libero. - Dovremmo andare adesso. La musa si voltò verso Eldrick che stava guardando Ares come se fosse qualcosa che avrebbe trovato sulla suola del suo sandalo. Lo allontano un po' da Ares e gli parlo sottovoce: - Beh, starà con Helios per un po', stanno discutendo sul perché è una cattiva idea uccidere un dio. - Buono. Questo ti darà qualche ora di vantaggio. Li fermerò il più a lungo possibile. Portalo fuori di qui in fretta, il sentiero attraverso la foresta oscura è migliore ma... Daria. - Starò attento... non è che non sia mai entrato nella foresta oscura prima. Se ho qualche problema... ti chiamo. - Non mi piace che tu faccia così... ma se ti accompagno se ne accorgeranno più in fretta. - Lo so, starò bene... Ares mi accompagna. L'elfo ringhiò. - È lui che mi preoccupa. Daria sorrise. - Non è così male come pensi. Mi dispiace non averlo dimostrato a tutti... immagino che salvare una metà fae non conti come un atto di buona volontà. Eldrick le accarezzò il viso. - Sbrigati a portarlo fuori di qui... ti troverò, sai dove. Se io arrivo e tu no con l'intero esercito dei Fae. - Risparmia quelle forze per quando mia madre se ne renderà conto. - ha rilasciato la musa oscura. L'elfo fece una smorfia. Avrebbero avuto problemi, su questo non c'erano dubbi. - Buona fortuna. - disse Eldrick, annuendo con la testa. Daría prese la mano di Ares. Eldrick si rivolse alle guardie. - Ora - sussurrò la musa - lancia la tua lancia verso il faggio. - Indico il posto. Ares ha fatto. Quando la lancia trafisse un albero, Eldrick urlò: - L'olimpionico! Se ne va! Tutte le guardie corsero verso quel luogo e Daria condusse Ares lungo il sentiero opposto. Improvvisamente la foresta smise di essere così luminosa, l'aria si fece più tesa, tutto sembrava diverso. - Siamo al sicuro qui... nessuno viene nella selva oscura. Ares vedeva in tutte le direzioni, era più cupo di prima, ma sembrava la stessa foresta Fata di prima. - Perché la foresta è buia? - Gli esseri Fae più... "pericolosi" vivono qui secondo mia madre. Creature che agiscono più sui loro istinti oscuri che sulla loro ragione... né potrei mai convincerli che non sono poi così cattivi. - Quindi hai un debole per gli esseri incompresi, musa? Daria rise. - Credo di si. Devo smettere di voler cambiare il mondo... lo so. - Neh... prova ogni volta che puoi... un giorno funzionerà. Prometto. - Ha rilasciato con un sorriso. Un sorriso che è dedicato solo alla musa. Un sorriso quasi dolce.
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