Capitolo VIII

1955 Parole
Capitolo VIII Dopo aver proseguito per altri dieci giorni sulla scorta di questa risoluzione, come ho già detto, cominciai a notare che la costa recava segno di vita umana e navigando in prossimità della terraferma scorgemmo in due o tre posti uomini e donne che ci osservavano dalla riva, e notammo altresì che erano di pelle nerissima e completamente nudi. Una volta provai l'impulso di scendere a terra e di avvicinarli, ma Xury, più avveduto di me, mi disse: «No andare, no andare.» Nondimeno io mi accostai maggiormente per potergli rivolgere la parola, e allora quelli presero a correre lungo la sponda, seguendomi per un buon tratto. Notai che nessuno di essi era armato, ad eccezione di uno che reggeva un'asta lunga e sottile, e Xury mi disse che era una lancia, e che costoro la sanno scagliare a notevole distanza con mira infallibile; per questo mi tenni abbastanza discosto, e come meglio potevo cercai di spiegarmi coi gesti, soprattutto per chiedere qualcosa da mangiare. Essi allora mi fecero segno di fermare la barca, che sarebbero andati a cercarmi del cibo; al che ammainai le vele e mi misi in panna, mentre due di loro correvano verso l'interno, e in meno di mezz'ora furono di ritorno con due pezzi di carne disseccata e del grano, ma noi non riuscimmo a capire di che cosa si trattasse, perché in quei paesi si nutrono in modo completamente diverso. Ad ogni modo eravamo disposti ad accettare la loro offerta, ma il nuovo problema consisteva nel come andare a prenderla, perché io non mi fidavo a scendere a terra e loro nutrivano nei nostri confronti la stessa diffidenza; ma alla fine quelli ricorsero a un espediente che offriva garanzia per tutti: portarono il cibo sulla spiaggia, lo deposero a terra e poi si allontanarono fermandosi a grande distanza e lasciandoci agio di portare la roba a bordo, dopo di che tornarono ad accostarsi. Noi li ringraziammo a gesti perché non avevamo modo di compensarli altrimenti; ma proprio in quel momento ci venne offerta un'eccellente occasione di contraccambiare il loro gesto, perché proprio mentre eravamo ancora in sosta lungo la riva piombarono dalla montagna verso il mare due belve di proporzioni gigantesche e di cui l'una (almeno così ci parve) era impegnata a inseguire l'altra: se poi si trattasse di un maschio all'inseguimento della femmina, se stessero giocando o accapigliandosi davvero, noi non eravamo in grado di capirlo, e nemmeno se quello spettacolo fosse frequente o inconsueto; ma sono propenso a credere che delle due ipotesi la seconda fosse più verosimile, prima di tutto perché in genere questi animali famelici si mostrano solo di notte, e in secondo luogo perché notammo che quella gente, soprattutto le donne, era terrorizzata. L'uomo che reggeva la lancia o giavellotto nel vederli rimase imperturbabile, ma tutti gli altri fuggirono; tuttavia i due animali correvano dritto verso l'acqua e non mostravano di voler aggredire i negri, ed anzi si tuffarono in mare nuotando avanti e indietro come se fossero venuti solo per divertirsi. A un certo punto però uno di essi cominciò ad avvicinarsi alla nostra barca più di quanto lì per lì non mi aspettassi, ma io ero pronto ad accoglierlo perché avevo caricato il fucile con la massima prontezza possibile e avevo ordinato a Xury di caricare anche gli altri due. Appena l'animale fu a tiro sparai e lo centrai in pieno alla testa; la belva affondò nell'acqua ma subito ritornò a galla, poi ancora s'immerse e riemerse a ritmo alterno come se stesse lottando con la morte; ed era così infatti. Subito si affannò verso la riva, ma a causa della ferita mortale e dell'acqua ingurgitata morì prima ancora di raggiungere la spiaggia. È impossibile descrivere lo stupore sbigottito di quelle povere creature all'esplosione e al lampo della mia fucilata; per poco alcuni non morirono di spavento e sopraffatti dal terrore crollarono privi di sensi. Ma non appena si resero conto che la bestia era morta e affondata in mare, ed io li incoraggiavo coi gesti ad avvicinarsi alla riva, si fecero animo, tornarono sulla spiaggia e si diedero a cercare l'animale. Fui io a individuarlo, guidato dalla macchia di sangue che intorbidava l'acqua; e con l'ausilio di una fune che gli passai intorno al corpo e che diedi ai negri da trainare, riuscimmo a issarlo sulla riva, dove constatammo che era un bellissimo leopardo, un curioso esemplare splendidamente maculato, mentre i negri elevavano alte le mani ad esprimere la loro ammirazione per l'oggetto che lo aveva ucciso. L'altra belva, spaventata dal lampo del fucile e dal frastuono della detonazione, nuotò a riva e si dileguò dritta su per la montagna dalla quale era discesa, e a tanta distanza io non riuscii a discernere di quale animale si trattasse. Ad ogni modo compresi subito che i negri erano vogliosi di mangiare la carne del leopardo ucciso, cosicché preferii che lo considerassero un favore personale da me elargito, e quando lasciai capire che potevano prenderselo, me ne furono molto grati. Subito si misero all'opera, e sebbene non avessero coltelli ma si servissero di un pezzo di legno affilato, lo scuoiarono altrettanto rapidamente, e fors'anche con maggior destrezza di quanto avremmo fatto noi con un coltello; poi mi offrirono un po' di carne, che io rifiutai con l'aria di non volerli privare, ma feci segno che volevo la pelle, ed essi me la diedero senza difficoltà, e mi portarono ancora grossi quantitativi dei loro cibi, ed io li accettai sebbene non capissi che roba fosse; poi sempre aiutandomi coi gesti, spiegai che avevo bisogno d'acqua e gli porsi uno degli orci rovesciandolo, per mostrare che era vuoto e che intendevo riempirlo. Subito gridarono qualcosa ai loro amici, e accorsero due donne con un grande recipiente di argilla, probabilmente cotto al sole; esse lo deposero sulla riva come avevano fatto in precedenza ed io mandai Xury con gli orci, che vennero riempiti tutti e tre. Le donne, come gli uomini, erano completamente nude. Adesso ero rifornito di radici e di grano, di qualunque specie fosse questo cereale, e avevo una buona scorta d'acqua; cosicché, congedatomi dai nostri amici negri, proseguii per altri undici giorni circa senza aver bisogno di riaccostarmi alla riva, fin quando vidi la terra protendersi per un lungo tratto nel mare a una distanza di quattro o cinque miglia da me; e approfittando della bonaccia mi portai molto al largo per doppiare quel capo. Mentre mi accingevo a superarlo, a un paio di miglia dalla costa distinsi chiaramente un'altra terra sul filo opposto dell'orizzonte, in direzione del mare aperto; e ne conclusi, come infatti doveva essere con ogni probabilità, che quella punta fosse il Capo Verde e le terre che scorgevo in alto mare erano le isole chiamate appunto Isole del Capo Verde. Ma si trovavano a grande distanza, ed io non sapevo quale partito prendere, perché se per caso fossi stato sorpreso da una raffica di vento avrei rischiato di non raggiungere né l'uno né le altre. Mentre, soprapensiero, mi dibattevo in questo dilemma, andai a sedermi in cabina affidando a Xury il timone; ed ecco che a un tratto il ragazzo prese a gridare: «Padrone, padrone, una nave con una vela!» e quello scimunito era pazzo di paura, temendo che fosse una nave del suo antico padrone mandata al nostro inseguimento, mentre io sapevo benissimo che ci eravamo allontanati abbastanza per esser fuori dalle loro grinfie. Corsi fuori dalla cabina e non solo vidi subito la nave, ma dalla foggia la riconobbi per una nave portoghese diretta probabilmente alla costa della Guinea per compiervi la tratta degli schiavi negri. Ma osservando la rotta che seguiva, mi convinsi che la sua meta doveva essere un'altra e che non intendeva accostarsi alla terraferma; pertanto puntai al largo col proposito di avvicinarmi e di giungere, se possibile, a portata di voce. Tuttavia mi resi conto che, anche forzando al massimo le vele, non sarei riuscito a portarmi sulla sua rotta e che sarebbero stati lontani prima che io fossi in grado di fare qualche segnale; ma quando ormai avevo spiegato tutta quanta la velatura e stavo perdendo ogni speranza, quelli mi avvistarono, probabilmente con l'aiuto di un binocolo, e notarono che si trattava di una barca europea, probabile vestigia di una nave che aveva fatto naufragio; così ridussero le vele perché potessi avvicinarmi. La cosa valse a rincuorarmi, e siccome avevo ancora a bordo la bandiera del mio padrone, la sventolai per chiedere soccorso e sparai un colpo di fucile; ed essi colsero le mie due segnalazioni perché più tardi mi dissero di aver visto il fumo, anche se non avevano udito la detonazione. A questi segnali essi furono così generosi da mettersi in panna e dopo circa tre ore riuscii a raggiungerli. Allora mi domandarono chi fossi rivolgendomi la parola in portoghese, spagnolo e francese, ma io non conoscevo nessuna di queste tre lingue; finché alla fine fui interpellato da un marinaio scozzese che era a bordo, ed io potei rispondergli, spiegare che ero un inglese fuggito da Salé dov'ero tenuto in cattività dai Mori. Mi dissero di salire a bordo e furono così cortesi da accogliere anche le mie masserizie. Nessuno stenterà a credere ch'io provassi una gioia indicibile nel ritrovarmi salvo dalla situazione perniciosa e disperata in cui ero stato fino a quel momento, e senza esitare offersi al capitano della nave tutto ciò che avevo a ricompensa per la mia salvezza; ma egli con molta generosità mi disse che non intendeva accettare nulla da me, e che i miei beni mi sarebbero stati restituiti al completo non appena fossimo giunti in Brasile, «perché», mi disse, «io vi ho salvato la vita alle stesse condizioni in cui vorrei essere salvato anch'io, e chissà che in avvenire non accada anche a me di essere raccolto nello stesso stato; e poi,» aggiunse, «dal momento che vi sbarcherò in Brasile, un paese tanto lontano dal vostro, se vi prendessi ciò che avete laggiù morireste di fame, ed io non farei che togliervi quella vita che ora vi ho ridato. No, no,Senhor inglese,» concluse, «io vi porterò laggiù per spirito di carità, le vostre cose serviranno per il vostro sostentamento e per pagarvi il viaggio di ritorno in patria.» Come si dimostrò caritatevole in questa proposta, così nel mantenerla diede prova della più scrupolosa onestà, perché diede ordine alla ciurma che nessuno toccasse la mia roba; poi la prese personalmente in consegna, e me ne diede un esatto inventario perché potessi disporne a mio piacere, ivi inclusi i tre orci di terracotta. Quanto alla mia lancia, egli si accorse subito che si trattava di un'imbarcazione d'ottima fattura, cosicché mi disse che ben volentieri l'avrebbe comprata per dotarne la sua nave e mi chiese quanto ne volessi. Io gli risposi che era stato così generoso nei miei confronti che non stava a me indicare un prezzo, ma che lasciavo lui libero di farlo. Al che mi rispose che di suo pugno avrebbe sottoscritto l'impegno per un pagamento di ottanta monete da otto reali in Brasile, e che, se una volta arrivati laggiù qualcuno mi avesse offerto una somma più elevata egli avrebbe rinunciato ad acquistarla. Non solo: mi offrì anche sessanta monete da otto per Xury, lasciandomi molto perplesso non perché non mi sentissi disposto a cederlo al capitano, ma perché mi ripugnava sacrificare la libertà di quel bravo ragazzo che mi aveva aiutato con tanta dedizione a recuperare la mia. D'altro canto, quando gli ebbi spiegato le mie ragioni, il capitano le riconobbe per giuste e mi fece questa controproposta: avrebbe rilasciato al ragazzo una dichiarazione con la quale s'impegnava a riscattarlo entro dieci anni, a patto che si fosse fatto cristiano, e siccome Xury si mostrava disposto a seguire di buon grado il capitano, lo cedetti a quest'ultimo. La traversata fino al Brasile si svolse ottimamente e dopo circa ventidue giorni raggiungemmo la baia di Todos los Santos, ossia di Ognissanti. Una volta ancora ero sfuggito alla sorte più grama e mi ritrovavo nella necessità di decidere d'ora innanzi quello che avrei fatto di me stesso.
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